Analisi di Salisburgo – Juventus 1-1

Al terzo pareggio in tre partite la dimensione europea della Juventus non induce al buon umore. Non sappiamo se i bianconeri con questo ruolino si qualificheranno, in ogni caso per andare avanti dovranno fare molto meglio che a Salisburgo ed è quanto ha ammesso Del Neri. «Non siamo né dentro né fuori, ma se giochiamo così andiamo fuori», ha detto il tecnico. Facile previsione. Era un match da vincere per proseguire un buon momento ed è stato invece una battuta d’arresto: anzi se Manninger non avesse compiuto il miracolo su Jantscher all’ultimo minuto staremmo a raccontarvi una sconfitta tombale. Il bilancio è di aver perso Grygera per un mese, uscito in barella con un ginocchio malconcio, e di aver dimostrato che senza Krasic questa squadra quasi non esiste. Il suo ingresso nella ripresa e il suo gol hanno rimesso insieme i cocci di un brutto match ma è pericoloso che una squadra di buone ambizioni dipenda a questo modo da un uomo solo. Il primo tempo senza il serbo e con un centrocampo cambiato rispetto al Lecce è stato penoso, senza un’idea che fosse una di come affrontare la settima squadra del campionato austriaco.

La Juve adesso ha davvero due facce. Una è accettabile e persino bella, quando lavora un certo tipo di centrocampo e Krasic spacca la difesa avversaria. L’altra ricalca la nullità dell’anno scorso. È vero che su una dozzina di acquisti è normale non imbroccarne qualcuno ma c’è da chiedersi cosa abbiano visto Marotta e Del Neri in Martinez. Del Neri dalla panchina si sgolava per insegnargli la giusta posizione da tenere ed era fiato sprecato. Con Martinez in queste condizioni e con Pepe ingrigito da quando ha compreso che per lui ci sarà molta meno gloria (infatti era il primo a saltare nell’intervallo), dalle fasce non è arrivata una soluzione decente d’attacco. In mezzo, la coppia Marchisio-Sissoko non dà suggerimenti di regia: presi singolarmente e con vicino Aquilani, o persino il Melo rinnovato delle ultime settimane, sono una cosa, soprattutto l’italiano; messi insieme con la responsabilità di fare il gioco tutta un’altra. Sissoko è un’illusione sfiorita. Pensavamo che con il tempo si sarebbe completato invece è rimasto il giocatore naif che tracima solo nel fisico e in maniera disordinata.

La Juve era scombicchierata. Del Piero rientrava per tessere qualcosa e quando si lamentava di ricevere poco la palla si prendeva pure la reprimenda del tecnico che lo rimproverava di intasare il centrocampo. Amauri non la beccava mai. Dalla spremitura del nulla colava soltanto una punizione di Del Piero che l’incerto Tremmel ribatteva alla cieca. Il Salisburgo dalla classifica già disperata non pensava di cavarsela a quel modo. Attorno a Mendes da Silva costruiva un gioco energico, elementare, non particolarmente pericoloso. Un paio di tiri impegnavano Manninger finchè Svento sulla sinistra mollava sul posto Grygera, si accentrava e piazzava il diagonale dell’1-0, sigillo alla pochezza dei bianconeri.

Mancavano 9′ all’intervallo e scorrevano senza un segnale di reazione che affiorava nella ripresa. C’era il merito di arrivare subito al pareggio con il gol di Krasic che raccoglieva il cross di De Ceglie e almeno si placava qualche ansia. Il serbo metteva paura agli austriaci, dalla sua parte si facevano prudenti e pativano ogni accelerazione: al 21′, con un’incursione alla sua maniera, Krasic avrebbe poi sprecato l’altra palla gol della serata calciando alto. Non c’era da entusiasmarsi. Anche l’ingresso di Melo che equilibrava il centrocampo non aveva un effetto dirompente, i bianconeri rischiavano ancora ma piazzavano anche qualche incursione che non aveva in Amauri un terminale apprezzabile. Per Del Neri il brasiliano di passaporto italico sta diventando un peso.

[Marco Ansaldo – Fonte: www.nerosubiancoweb.com]