Bari: riflessioni sul 2010 …

10 vittorie, 10 pareggi e 20 sconfitte: è questo lo score realizzato dal Bari nell’anno solare 2010. Un anno, quello che se ne va, che resterà nella storia come l’anno della mancata consacrazione e, per certi versi, dei rimpianti. Un anno da dimenticare, insomma.

E’ stato anche l’anno dell’undicesimo posto e dei cinquanta punti, va detto. Tuttavia, l’impresa dei biancorossi centrata nella scorsa stagione è stata offuscata da alcuni accadimenti che hanno finito per prendere il sopravvento nella testa dei supporters baresi.

Innanzi tutto resta la sensazione diffusa di quello che sarebbe potuto essere e non è stato. Il riferimento è alla rincorsa ad un piazzamento in Europa Leaguedella passata stagione, bruscamente interrotto a seguito di risultati sciagurati colti soprattutto in trasferta su campi di squadre pericolanti (la sconfitta di Bologna) o che addirittura sarebbero poi retrocesse (le battute d’arresto patite a Bergamo e Siena ed il pareggino di Livorno, contro una squadra in caduta libera).

Il presidente del Bari, Vincenzo Matarrese, ha più volte tuonato che aveva sperato fino all’ultimo in un piazzamento che avesse consentito alla compagine biancorossa di accedere al palcoscenico europeo: sarà, ma alla luce di quanto fatto-non fatto nella sessione di calciomercato estiva, c’è da chiedersi quanto reale fosse tale intenzione, con quale organico avrebbe pensato di giocarsela sui due fronti campionato/Europa League e, soprattutto, a quale esodo sarebbero stati costretti i tifosi baresi per seguire la kermesse europea, visto e considerato che attualmente lo stadio San Nicola non ha i requisiti richiesti dai parametri imposti dall’UEFA.

Poi a maggio c’è stata la rescissione consensuale del contratto che legava Giorgio Perinetti al sodalizio barese. Un legame forte, quello tra il diesse e la piazza barese, la cui fine per molti tifosi è stata pregna di significati. Perinetti spesso, quando parlava del futuro del Bari, diceva di auspicare un Bari costruito su un modello-ChievoVerona o un modello-Udinese. La sua partenza significherebbe dunque che per il Bari è troppo pensare di emulare finanche squadre di tal livello? Difficile ricevere una risposta su questo argomento da Via Torrebella.

A seguire, c’è stato l’arrivo di Guido Angelozzi, chiamato a rivestire il posto di direttore sportivo lasciato vacante dalla partenza di Perinetti. Un dirigente inviso ad una parte della tifoseria per i suoi trascorsi nella società del Lecce e per gli strascichi che avevano accompagnato la coda di quel rapporto, la cui scelta è stata difesa a spada tratta nella conferenza stampa di presentazione dal duo Matarrese-Ventura. Angelozzi si è trovato subito a fare i conti con un mercato difficle da gestire. La cessione di Bonucci alla Juventus, ha portato nelle casse baresi la liquidità necessaria per il riscatto parziale di Almiron dalla stessa Juve e di Barreto dall’Udinese, giocatori che la piazza barese temeva di perdere.

Al riscatto dei due beniamini dei supporters baresi, però, è seguito…il nulla. Perso Meggiorini alle buste, il Bari si è cautelato con l’ingaggio di Abelkader Ghezzal, arrivato per mezzo di uno scambio di comproprietà col Siena (Carobbio e Kamatà in Toscana, l’algerino in Puglia). E qui è sorto il primo grande equivoco della stagione in corso: il tecnico Ventura, la cui richiesta di un esterno di qualità per la fascia sinistra (Giovinco) era miseramente naufragata, ha deciso di dirottare l’attaccante algerino in quella posizione, mossa che ha in primis penalizzato il già spuntato attacco barese (le cui pecche erano note sin dall’anno precedente) e poi ha messo in evidenza l’inadeguatezza del calciatore nordafricano a rivestire quel ruolo. Ma i danni peggiori il mercato li ha prodotti in difesa. Il Bari a giugno si è ritrovato improvvisamente orfano di tre colonne portanti quali Ranocchia, Bonucci e Stellini, oltre al roccioso maliano Diamoutene. Di contro, sono arrivati in Puglia il terzino Andrea Raggi e Marco Rossi, oltre allo svincolato Michele Rinaldi, complice lo “sgarbo” fatto dal Napoli con la cessione dell’ultimo secondo di Rinaudo alla Juventus. Risultato? Il Bari è passato, nel breve volgere di un anno solare, da essere la migliore difesa d’Europa ad essere una delle più perforate. Perinetti aveva vinto le scommesse Bonucci e Ranocchia, Angelozzi ha clamorosamente fallito la scommessa Marco Rossi, giocatore in grave imbarazzo al cospetto della Serie A. Una difesa ridotta non solo numericamente rispetto allo scorso campionato, ma (quel che più conta) anche e soprattutto qualitativamente inferiore.

Ma non è stata solo la difesa ad essere penalizzata dalla politica societaria: basti pensare al ventaglio di scelte a disposizione di Ventura l’anno scorso per le fasce laterali (Alvarez, Rivas, Antonelli prima e Sestu poi, Koman, Allegretti, Kamata e da gennaio Gosztonyi) e l’esigua pattuglia di quest’anno (Alvarez, Rivas, D’Alessandro e Romero). Una rosa volutamente ridotta, per alleggerire il tetto degli ingaggi, ed un mercato volutamente a costo zero, fatto con le sole entrate derivanti dalla cessione di Bonucci. Qualche tempo fa, giudicando il calciomercato estivo del Bari, quella vecchia volpe di Luciano Moggi disse “non sempre si può friggere il pesce con l’acqua”, riferendosi chiaramete alla troppe scommesse su cui si basano le policy della società dei Matarrese. Non ci voleva un esperto per capire che avesse ragione e ora i risultati, a due giornate dalla fine del girone di andata, sono sotto gli occhi di tutti…

Non vanno poi dimenticati i tanti, troppi infortuni di varia natura (muscolare e traumatica), che negli ultimi quattro mesi hanno falcidiato la già esigua pattuglia biancorossa e costretto al forzato reintegro di due dei tre fuori-rosa (Galasso e Strambelli), che hanno potuto anche provare l’emozione dell’esordio in Serie A. Se il diavolo ha fatto le pentole, dunque, la malasorte ha fatto i coperchi: ecco dunque servito il micidiale cocktail che è valso al Bari l’ultimo (meritato) posto in classifica.

Tra poche ore, finalmente, il 2010 farà le valige e toglierà il disturbo. Il 2011 è chiamato ad essere l’anno della riscossa biancorossa, durante il quale bisognerà provare a recuperare il terreno perduto e ritrovare la dignità di squadra miseramente smarrita negli ultimi mesi. I margini per una ripresa, sia pur clamorosa, ci sono tutti. Ma bisognerà remare tutti dalla stessa parte, nessuno escluso: i calciatori ed il tecnico, che dovranno quadruplicare gli sforzi per cercare di dare il 120% in ogni partita; i tifosi, che dovranno dimenticare le remore e tener sepolta l’ascia di guerra, seguendo ed incitando la squadra costi quel che costi; la società infine, che dovrà abbandonare il progetto di “stagione a costo zero” e tirar fuori una parte del tesoretto derivante dai diritti TV per offrire a Ventura rinforzi tecnicamente adeguati.

Dopodiché, sperando che l’agoniata salvezza possa essere raggiunta, bisognerà fare chiarezza. La piazza vuole conoscere quali sarebbero le prospettive per il futuro del Bari e soprattutto, qualora esistesse realmente, in cosa consisterebbe il famoso progetto tanto sbandierato da un paio di anni a questa parte dai vertici della società biancorossa.

[Mauro Solazzo – Fonte: www.tuttobari.com]