Bari: tutti i nodi vengono al pettine

Da queste parti, come recita un adagio popolare, “il diavolo si è vestito a rosso”. Non bastassero i problemi di tenuta mentale del pacchetto difensivo, che è passato dall’essere il più ermetico d’Europa l’anno scorso all’essere tra i più perforati d’Italia quest’anno; non bastasse una condizione atletica che, per lunghi tratti in questa prima parte di stagione, non è parsa all’altezza; non bastasse la jella, che si materializza sottoforma di pali (quello di Barreto è il terzo della stagione) e di rigori falliti (l’errore di Parisi fa il paio con quello commesso da Barreto contro l’Udinese); ci si mettono pure le squalifiche e gli infortuni a tartassare la stagione disgraziata del Bari.

I galletti sono ultimi, a tre punti (neanche poi tanti) dalla salvezza certa, e in procinto di affrontare una trasferta (Catania) che si prefigura durissima, anche perché senza il supporto dei tifosi, stoppati dall’osservatorio del Viminale. E non saranno solo i tifosi a perdersi l’esodo in terra siciliana: anche un nutrito drappello di calciatori, per causa di forza maggiore, sarà costretto a seguire l’incontro attraverso la televisione. Ricapitoliamo: prima della gara interna col Parma, al Bari mancavano ben 8 elementi, ovvero Sasà Masiello, Ghezzal, Castillo, Rivas, Kutuzov e Romero, indisponibili, più Raggi ed Almiron che si riaffacciavano alla panchina dopo aver risolto i rispettivi problemi fisici (poi impiegati in corsa da Ventura). A fine gara, si sono aggiunte le indisponibilità certe di Barreto (stiramento ai flessori della gamba destra, dai 20 ai 30 giorni di stop per lui), Donati, Almiron e Andrea Masiello, (questi ultimi saranno appiedati dal giudice sportivo).

Ma è proprio sull’infortunio del punteros carioca, che vogliamo focalizzare l’attenzione, anzi è dal suo forfait che vogliamo cominciare la nostra analisi. Perché la lacuna che lascia l’unico uomo in grado di fare (anche se non con continuità, in questa stagione) la differenza in attacco, apre una voragine tecnica che la disponibilità eventuale di Ghezzal e Castillo, comunque, non avrebbe potuto colmare. Barreto, per velocità, tecnica, numero di assist e di gol in grado di garantire, è forse l’unico calciatore non rimpiazzabile nello scacchiere di Ventura, che per Catania ad oggi ha arruolabile per l’attacco il solo Ciccio Caputo.

Non per mettere il dito nella piaga, ma noi in tempi non sospetti (leggasi “ultima settimana di calciomercato”), avevamo ripetutamente sottolineato l’inadeguatezza di una rosa che, rispetto alla stagione precedente, si presentava ai nastri di partenza della Serie A ridotta nell’organico e nei valori. Avevamo invocato l’ingaggio di un esterno sinistro di qualità, di un alter-ego di Barreto e di un paio di difensori centrali solidi. Per tutta risposta, il calciomercato biancorosso è rimasto bloccato, arenato nelle sabbie mobili delle fallite trattative per i trasferimenti di Rinaudo e Giovinco. Per la difesa, sappiamo ormai tutto o quasi: la Juve soffiò al Bari sul filo di lana il difensore partenopeo. Quello che forse non è stato segnatamente rimarcato, è che la società biancorossa nell’occasione si dimostrò troppo superficiale, prima puntando ad inserire in organico un solo elemento anziché due e poi non cautelandosi per tempo con una valida alternativa da trattare in parallelo a Rinaudo e da chiudere in caso di un nulla di fatto (verificatosi puntualmente) della prima trattativa.

Per le maglie di esterno sinistro e di vice-Barreto, invece, ci sembrò di parlare ad una platea di sordociechi. Quando l’affare Giovinco saltò, Ventura ripiegò sul dirottamento di Ghezzal in fascia: noi non comprendemmo, per due semplici motivi: primo, perché l’attaccante algerino ha caratteristiche per giocare da seconda punta o da trequartista, non certo per fare l’esterno puro; in secondo luogo, perché Ghezzal (per bocca di Angelozzi) era stato preso per compensare la perdita alle buste di Riccardo Meggiorini (vittima anche lui, come Andrea Caracciolo – non riscattato – di un grave errore di valutazione da parte della società). Il mancato arrivo di Giovinco andava colmato dall’ingaggio di un esterno di buona qualità, in quanto il Bari rischiava (come poi accaduto) di restare con il solo Alvarez disponibile come esterno avvezzo alla massima serie, qualora si fossero ripresentati i problemi fisici di Rivas che lo attanagliano da sempre.

E, infine, l’ultimo nervo scoperto: il vice-Barreto. Le punte di qualità, è risaputo, costano: tuttavia, una paio di soluzioni in un certo senso “economiche” (laddove per economiche si deve intendere “non da salasso”) erano disponibili e non sono state colte. Perché due come Eder e Pinilla, dei quali uno oggi avrebbe fatto davvero comodo, l’anno scorso giocavano in Serie B, non di certo in Premier League o nella Liga spagnola.

Purtroppo, invece, la società non ha voluto cavalcare l’onda. Si è limitata al “compitino” in estate, confidando nei filtri magici e le qualità taumaturgiche di mister Ventura, che per tutto il ritiro ed anche dopo, si è dovuto inerpicare in esperimenti più o meno proficui (Parisi difensore centrale, Ghezzal e Pulzetti esterni di centrocampo), cercando di coprire le falle aperte dalle strategie di mercato studiate in via Torrebella. La società ha fatto le pentole, dunque, ai coperchi ci ha pensato la malasorte, assottigliando a colpi di infortuni più o meno gravi una rosa già di per sé striminzita. Il reintegro, sommesso in quanto forzato, dei vari Galasso e Strambelli in rosa, la dice lunga su questo argomento. Quattro elementi in più a disposizione, in questo momento di grande emergenza, avrebbero potuto fare la differenza.

Ma tant’è e adesso Ventura si trova a fare i conti da una parte con una classifica delicata ma fortunatamente non ancora compromessa, dall’altra con un quadro riguardante lo stato di salute dei suoi ragazzi piuttosto grave. Per Catania, certo il rientro di Raggi, si spera almeno nel rientro di Vitali Kutuzov in attacco e di Salvatore Masiello per la fascia sinistra. La reazione  dell’ultima mezz’ora dei biancorossi contro il Parma, rabbiosa e generosa, ha fornito prova che il gruppo ancora c’è ed è dalla parte del mister: se la jella allentasse la presa o rivolgesse le sue attenzioni altrove, la ripresa potrebbe essere ancora possibile, nonostante tutti i problemi e gli errori di valutazioni, nodi che oramai sono perentoriamente venuti al pettine.

[Mauro Solazzo – Fonte: www.tuttobari.com]