A Casa Milan è scoppiata la bufera. Non sempre è il risultato a fare la differenza e il “fattaccio” passato inosservato ha portato ad accuse pesanti
Il pareggio per 1-1 tra Milan e Genoa ha lasciato strascichi evidenti, prima ancora sul piano tecnico che su quello emotivo. A San Siro è andata in scena una partita spezzata, nervosa, in cui il Milan ha confermato un paradosso che accompagna la sua stagione: solidità contro le grandi, difficoltà strutturali quando deve fare la partita contro avversari più accorti. Il vantaggio genoano, firmato dall’ex Lorenzo Colombo, ha fotografato una fase difensiva rossonera poco reattiva, mentre la reazione è stata tardiva e più figlia dell’orgoglio che di una costruzione lucida.

Il gol del pareggio di Rafael Leao, arrivato allo scadere, ha evitato una sconfitta che avrebbe avuto un peso specifico notevole nella corsa al vertice. Ma non ha cancellato le sensazioni di una gara che, per lunghi tratti, ha visto il Milan rincorrere senza mai davvero prendere il controllo. In questo senso, il punto guadagnato è anche il punto che manca: due punti persi che rallentano la marcia e concedono margine alle dirette concorrenti. E non va dimenticato che, nel finale convulso, la serata avrebbe potuto prendere una piega ancora più severa per la squadra di Massimiliano Allegri, rimasta in bilico fino all’ultimo secondo.
Il Genoa, dal canto suo, ha mostrato organizzazione e coraggio, sfiorando un colpo esterno che avrebbe avuto un valore enorme in chiave salvezza. Il pareggio, letto a freddo, sembra un risultato giusto per quanto visto complessivamente, ma lascia in eredità una sensazione di incompiuto per entrambe. Per il Milan, soprattutto, resta la consapevolezza che certi blackout, in casa, hanno un costo che la classifica prima o poi presenta. Tuttavi a far parlare non è stato solo il risultato, ma una svista dell’arbitro a dir poco sorprendente.
Pavlovic sabota il dischetto del rigore, Mariani non vede: è bufera
Se il campo ha raccontato una storia fatta di limiti e rimpianti, il post-partita ha acceso un dibattito ben più acceso. Il rigore concesso al Genoa al 98’, poi fallito da Nicolae Stanciu, è diventato il fulcro di una polemica che va oltre l’episodio tecnico. Nelle ore successive, le immagini hanno mostrato Strahinja Pavlovic calpestare ripetutamente il dischetto prima della battuta, creando una piccola buca nel terreno. Un gesto che molti tifosi hanno giudicato antisportivo, pur rientrando in quella zona grigia che il regolamento fatica a normare con chiarezza. Sta di fatto che Stanciu ha sparato la palla alle stelle e probabilmente proprio a causa della “bravata” di Pavlovic non vista da Mariani.

A rendere il clima ancora più incandescente ci ha pensato Fikayo Tomori, protagonista di un’esultanza giudicata eccessiva dopo l’errore di Stanciu. Il difensore rossonero ha festeggiato in modo plateale, arrivando a sbeffeggiare l’avversario a pochi metri di distanza. Un atteggiamento che ha alimentato la rabbia dei genoani e diviso l’opinione pubblica, tra chi parla di semplice tensione agonistica e chi invoca maggiore rispetto nei confronti di un avversario che aveva appena fallito un momento decisivo. Questi episodi hanno finito per spostare l’attenzione dal calcio giocato al comportamento dei singoli, trasformando un finale già drammatico in un caso mediatico.