Buon lavoro Leo. Milan, basteranno tre punte per la Champions League? La Juventus vuole vincerle tutte: buona idea ma con Borriello bianconero e non alla Roma come sarebbe oggi la classifica?

Era Settembre, l’estate non se n’era ancora andata del tutto, e sulla panchina di un grande parco milanese gli offrivano lo spazio per definire Silvio Berlusconi un po’ Narciso e un po’ ammalato. Era, è, anche se agli sgoccioli, Dicembre e si affannano a scovare i precedenti del Terzo settore, quello della solidarietà, in cui sarebbe nata la stima fra il presidente Moratti e Leonardo. Insomma un gran lavoro, dall’alto e dal basso. Sempre di stretta osservanza nerazzurra, s’intende. Anche se non sempre del tutto dichiarata. Tutto questo lavorio di settimane, di mesi, e al momento di raccogliere, una sottile delusione. Gli danno dell’interista latente, tentano di mettergli la palla sul dischetto per azzannare chi (Curva e tifosi, non certo il Club che gli ha augurato a tutti gli effetti “buon lavoro Leo”) dall’altra parte lo definisce traditore, e lui, Leonardo, rivolge la più grande dichiarazione d’amore al Milan che sia mai capitato di sentire dalle parti di Appiano Gentile: “Non dimenticherò mai il Milan nemmeno per un secondo, ringrazierò per tutta la vita il Milan, stimo tantissimo Galliani e ho tante cose in comune con il Milan”.

Non ci fosse stato il deferente colpo di reni sull’Uomo-Ovunque, sarebbe stata una Conferenza stampa tranquillamente proponibile anche su Milan Channel. Niente inquietudini, niente manette. Parole come rispetto, romanticismo, sogno, sdoganate per la prima volta, probabilmente dai tempi di Ilario Castagner, dalla Sala stampa della Pinetina. Insomma un milanista educato ed educando alla corte dei dominatori del Mazembe, una Conferenza stampa dal valore pedagogico. Tutto perfetto e tutto giusto, non fosse che i sorrisi e i modi gentili, coinvolgenti, del tecnico brasiliano avevano fatto innamorare non pochi tifosi milanisti. E, conoscendo il sistema nervoso di Leo, le loro reazioni e il loro tam tam qualche danno potrebbero farlo. Chi ha lavorato professionalmente con il nuovo allenatore dell’Inter e ne ha conosciuto tutte le sfumature non si sente tradito, ma migliaia di famiglie milaniste avevano praticamente adottato a distanza il brasiliano e la reazione inviperita a tutte le latitudini è quella degli amanti traditi e furiosi. Lo sappia. Comunque sia e comunque vada, buon lavoro Leo.

I titoli di coda fra il Milan e Ronaldinho, se di titoli di coda si tratta, appaiono tutto sommato accettabili. La trattativa brasiliana è in corso e, probabilmente, Ronaldinho cambierà squadra a Gennaio, ma in questi giorni rimane in Dubai a lavorare. Il destino che si compirà a Gennaio, ha radici lontane. A Madrid la squadra tutta, non solo Allegri, tutti ma proprio tutti, hanno capito che occorreva cambiare passo, sistema, un po’ tutto. Il tempo di pensarci su e di arrivare al ritorno con il Real Madrid, ecco che le frasi di Rino Gattuso nel dopo-partita di San Siro, “il portiere avversario non può superare tre-quattro nostri giocatori semplicemente rinviando il pallone”, fanno calare il sipario sulla fantasia a oltranza nel dna rossonero, sulla fantasia sola al comando della squadra. Da Bari in poi è stato sempre più faticoso, per Ronaldinho, e non solo per lui, trovare posto in una squadra in cui un po’ in tutti i reparti la gamba ha messo la freccia rispetto alla fantasia. La gamba di Abate sulla fascia, di Boateng dalle parti del centrocampo e di Robinho più avanti. La risonanza mediatica delle panchine di Dinho, le ricadute sul suo umore, la generosità della partita con l’Ajax (e se si offendevano altri generi di attaccanti quando venivano definiti generosi, a maggior ragione, e con tutto il rispetto, può farlo Ronaldinho) e gli stanchi allenamenti di Dubai hanno un po’ accelerato le cose. Il numero 80 del Milan ha fatto bene da Settembre a Dicembre del 2008 in maglia rossonera, con nove gol e buona continuità, dall’inizio alla fine della scorsa stagione con reti e assist sempre decisivi e in questa nuova annata solo in alcune gare fino ad Ottobre: assist contro Lecce e Catania, ottime prove contro Parma e Chievo. Poi Madrid e tutto il resto.A Gennaio il Milan potrebbe ritrovarsi con quattro attaccanti per il Campionato (Ibra, Pato, Cassano e Robinho) e con tre punte per la Champions League: Ibra, Pato e Robinho. Basteranno? In ogni caso il Milan non aveva alcun tipo di pregiudizio nei confronti del Gaucho: il sogno estivo era Ronaldinho-Ibrahimovic-Pato. Poi, Robinho, Cassano e non solo loro hanno lentamente, ma inesorabilmente, cambiato il quadro.

La Juventus a tratti naìf del nuovo corso, capita che strappi sorrisi di tenerezza. Durante la sosta natalizia quello bianconero è stato un incessante passaparola. Prima l’ha detto uno, poi l’ha ripreso l’altro, alla fine se ne sono convinti tutti. Ma sì, le vinciamo tutte, la tattica giusta è vincerle tutte. Il mondo juventino si riferisce evidentemente alle ventuno partite di Campionato che mancano da qui al 22 Maggio 2011. In effetti, è vero, ma certo, nel calcio l’unica è vincerle tutte. Ma, come mai prima della Juventus del Natale 2010 non ci aveva mai pensato nessuno? Battute a parte, il proposito è buono, ma bisognerà mantenerlo anche a Napoli dopo l’antipasto casalingo con il Parma. E’ assolutamente legittimo che la Juventus, non avendo impegni internazionali, si ponga obiettivi ambiziosi in Campionato. Ma prima del training autogeno collettivo sul vincerle tutte, avrebbe dovuto e deve sciogliere alcuni nodi. Uno su tutti, l’attacco. La Juventus ha ottimi giocatori là davanti, ha Quagliarella che fa bei gol, ma non ha chi fa i gol normali, chi la butta dentro quando serve, chi vive il più possibile vicino alla porta avversaria. Non ha, per non andare troppo lontano, Marco Borriello.

L’ago della bilancia alle spalle del Milan in questo momento è lui. La Roma ha uno spogliatoio che trova compattezza solo per le grandi partite e appare abbastanza discontinuo. Si tratta di una squadra soddisfatta di essere a meno sette dalla vetta, dietro quattro squadre, all’inizio della seconda metà della stagione. In questo contesto Borriello sta facendo benissimo, è titolare e segna pressoché sempre. Cosa sarebbe accaduto se fosse andato alla Juventus che è più quadrata e compatta della Roma, che è meno lontana dalla vetta rispetto alla Roma? Quel serbatoio improvvisamente vuoto, sul filo di lana del 31 Agosto, ad un passo da Marco Borriello, del mercato bianconero è il vero problema accusato attualmente dalla squadra torinese. Con Borriello in area di rigore, la Juventus avrebbe pareggiato partite come quelle contro Brescia, Roma stessa, Fiorentina, Bologna e Chievo? Il vincerle tutte non libera tutti, bisogna pensare ai motivi per cui nella rosa bianconera c’è Martinez e non c’è Borriello, prima di abbandonarsi ieraticamente alle formule e ai buoni propositi natalizi.

[Mauro Suma – Fonte: www.tuttomercatoweb.com]