Cari vecchi anni ’80 (Milan-Napoli)

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I tifosi nostalgici degli anni ’80, lunedì’ sera avranno modo di gustarsi uno dei piatti forti di quel decennio e, più in generale, della storia del nostro calcio. Vent’anni dopo, infatti, Milan-Napoli torna ad essere un vero e proprio match-scudetto. Una partita sentitissima, attesa con grande interesse e curiosità.

Da una parte c’è la capolista, la squadra costruita per tornare a primeggiare. Dall’altra c’è la rivelazione di questo campionato, la formazione ambiziosa di cui tutti dicevano “prima o poi cala” ma invece si trova ancora li, a tre punti dal Milan, con vista sullo scudetto. Quella degli anni ’80 era la sfida tra il calcio innovativo di Arrigo Sacchi e quello pragmatico di Ottavio Bianchi, tra il genio di Maradona e la classe di Van Basten , tra una “vecchia volpe” come Ferlaino e un imprenditore ambizioso come Berlusconi, ma soprattutto era la sfida tra Nord e Sud, con il meridione che sfogava nel pallone una rivalsa sociale mai emersa in precedenza.

Ma anche il piatto che sarà servito lunedì sera presenta un contorno molto affascinante: quella tra Milan e Napoli è anche la sfida tra una dirigenza che nel calcio ha vinto tutto e una dirigenza che nel calcio sta cercando di ritagliarsi un ruolo da protagonista, dimostrando grande competenza ed altrettanta ambizione. Ma, soprattutto, la sfida di lunedì rappresenta la “rivincita” ideale di tutto il calcio italiano contro il “potere” di Milan, Inter e Juve. Eccezion fatta per i due scudetti capitolini a cavallo del nuovo millennio, è dai tempi della Sampdoria di Vialli e Mancini che il tricolore non va in una piazza distante dall’asse Milano-Torino. A dodici giornale dalla fine e con un calendario assolutamente alla propria portata, il Napoli crede all’impresa. Non pronuncia la parola “scudetto” per scaramanzia, ma ci crede eccome. Lo dimostrano i 25.000 tifosi partenopei pronti a partire alla volta di Milano per sostenere la squadra. Lo dimostra il turn-over scientifico operato da Mazzarri nell’ultima partita di Europa League. Lo scudetto, in questo momento, è in cima ai pensieri di un’intera città.

IL MOMENTO DEGLI AZZURRI – Il Napoli non arriva a San Siro con il morale alle stelle. La sconfitta di Villareal brucia molto per il modo in cui è maturata e perché gli azzurri hanno dimostrato di saper assolutamente tener testa a Rossi e compagni. Ma, nonostante l’amarezza per l’eliminazione di giovedì, a Milano le motivazioni saranno altissime. A Castelvolturno e dintorni tutti tengono a sottolineare che quella di lunedì non sarà una partita decisiva, ma in realtà la trasferta di Milano è considerata la partita dell’anno. C’è grande fiducia e consapevolezza dei propri mezzi: il Napoli visto in Spagna è una squadra in salute che ha impressionato per ritmo, intensità e tenuta atletica fino al novantesimo.

“CASO LAVEZZI” – Come ogni sfida-scudetto che si rispetti, anche questa porta purtroppo con sé uno strascico di polemiche che hanno riempito le prime pagine dei media sportivi: Il “caso Lavezzi”. Il pocho, reo di aver reagito con uno sputo a una provocazione di Rosi durante l’ultimo Roma-Napoli, è stato squalificato per tre turni dal giudice sportivo. A tingere di giallo la vicenda è stata però la prova televisiva presa in esame, ritenuta da molti addetti ai lavori “ non attendibile ai fini di una squalifica”. Alle lamentele napoletane, poi, ha contribuito anche il braccio galeotto di Robinho al Bentegodi. Le malelingue hanno subito gridato al complotto, alla irregolarità del campionato e ad un venticello atto a favorire la formazione rossonera. Siamo alle solite, ma finalmente lunedì potrà parlare solamente il campo. E li ci auguriamo davvero che possa vincere la squadra più forte. Più forte dell’avversario e più forte dei complessi di vittimismo.

IN CAMPO – La sconfitta di giovedì scorso non ha minato le convinzioni tattiche di Mazzarri, che anche alla Scala del Calcio resterà fedele al 3-4-2-1 che ha trascinato il Napoli fino ad un meritatissimo secondo posto in classifica. L’unica importante variazione rispetto alle precedenti uscite riguarderà l’uomo che agirà accanto ad Hamsik alle spalle del capocannoniere del campionato Cavani. Squalificato Lavezzi, la scelta più logica ricadrebbe su uno dei due sostituti naturali del funambolo argentino, ovvero Sosa o Mascara. Mazzarri, invece, pare intenzionato a schierare in quella posizione il brasiliano Zuniga.

Per le sua straripante condizione fisica, per la maggior attitudine alla fase difensiva rispetto agli altri due compagni e perché, a differenza di Mascara e Sosa, Zuniga è un esterno di ruolo. E Il Milan, che ha il proprio punto debole proprio sulle fasce laterali, potrebbe soffrire molto gli improvvisi cambi di fronte e la velocità delle ali napoletane. Il turnover effettuato al Madrigal permetterà a Mazzarri di schierare alcuni giocatori freschi e riposati, tra tutti Maggio, Cannavaro e Cavani. Davanti a De Sanctis giocherà il solito trio formato da Campagnaro, Cannavaro e Aronica. A centrocampo Gargano e Pazienza saranno gli interni, con Maggio e Dossena a presidiare le fasce laterali. Hamsik e Zuniga agiranno alle spalle di Cavani, per dar forma ad un tridente atipico dove tutti e tre si muovono tantissimo senza dare punti di riferimento.

LIVORNO CAPITALE DELLA TATTICA – Pochi lo hanno sottolineato, ma la sfida scudetto tra Milan e Napoli è inscindibilmente legata alla città di Livorno. Sia Allegri che Mazzarri, infatti, provengono dalla terra del caciucco. Un po’ per ironia e un po’ per mettere i puntini sulle i, Allegri sottolinea sempre che Mazzarri è in realtà di San Vincenzo, a 60 Km dal capoluogo. Se ad un accomunarli c’è la provenienza geografica, a dividerli c’è il modo in cui vivono la partita. Sarà una sfida tra la pacatezza di Allegri e la foga di Mazzarri, tra la compostezza del primo e l’irruenza del secondo. Una sfida che si giocherà anche a bordo campo e che, comunque finisca, sarà sicuramente tinta di granata.

[Gabriele Pipia – Fonte: www.ilveromilanista.it]

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