Caro Antonio ti scrivo…

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Ciao Antonio, come stai? Abbiamo sentito cose terribili su di te. Hanno parlato di ictus, di emboli, di operazioni… Solo voci, per carità. Ma il silenzio ufficiale spaventa ancor più di una diagnosi, ci uccide. Chissà se tu sai…

Qualche malalingua bisbiglia persino di cocaina, di una vita sballata che ora ti presenta il conto, di doping e quant’altro. Ma io non ci credo, non do ascolto. Il nostro Cassano è un bravo ragazzo: genio e sregolatezza, tanta sregolatezza, ma un bravo ragazzo.

La vita è così, la vita ti fotte. Proprio quando ogni cosa sembrava andare al suo posto. Dopo una vita intera passata sull’orlo del baratro: prima a fare i conti con quelle origini difficili, poi con le tue Cassanate. E ti ha sempre salvato il pallone: perché il tuo talento era più forte di tutto, più forte della povertà e di un passato complicato, più forte anche di te stesso. E adesso vorrebbero portartelo via, il pallone. Come si può accettarlo?

Io sono più piccolo di  te. Eppure ti ho visto nascere, quella sera di dicembre del ’99. Sembrava un piccolo miracolo di Natale: come assistere ad una sorta di Natività calcistica,  e noi lì, fortunati passanti in quel presepio del San Nicola. Speciale, indimenticabile. E adesso non possiamo vederti “morire”. Parliamo solo di calcio, certo. E per fortuna. Ma è questo il tuo mondo. E questo mondo ha ancora bisogno di te, del tuo essere diverso, da tutto e da tutti. Ieri sera ci sei mancato: quanto stava male la tua maglia sugli addominali scolpiti di Boateng…

Ci appartieni, Antonio. A noi che amiamo il calcio, che quelli come te rendono ancora il GIOCO più bello del mondo. E doppiamente a noi Baresi, che ti abbiamo cresciuto, come un figlio, e poi seguito da lontano, con l’amore paziente ed incondizionato dei genitori. Non puoi lasciarci.

Ti aspettiamo. Sui campi, quel letto d’ospedale proprio non ti si addice. Per sempre tuoi…

[Redazione Tutto Bari Fonte: www.tuttobari.com]