Catania, Lo Monaco: “Pubblico da C1”. Ma il Dente non Duole

C’è ricaduto di nuovo, ed è ormai consuetudine che né per i toni utilizzati né per i contenuti espressi, possa sperare o immaginare d’ottenere l’effetto che non sia riuscito a provocare nelle precedenti, dieci, cento volte? Perseverare è umano e comprensibile, specie quando si cerca di inculcare concetti genuini, sensati, ma purtroppo, purtroppo, purtroppo, in certi casi, come questo, prima di batter sempre sullo stesso tasto bisognerebbe interrogarsi, consigliarsi (non è una brutta parola) se la via migliore da percorrere, in simile contesto, non sia un’altra.

“Pubblico da teatro […] fischi già nel primo tempo […] situazione paradossale” pensieri espressi dall’a.d. Lo Monaco prima della gara contro il Brescia. Il risultato sono 1.100 paganti. E non era andata meglio a seguito delle precedenti, identiche, esternazioni; neanche coi tagliandi a prezzo ridotto. Quindi, dopo Catania – Brescia, la solita tiritera: “Pubblico da serie C1 […] si va allo stadio con l’aspettativa di poter fischiare il prima possibile […] momento gravissimo […] proviamo pena per il pubblico […]ci hanno dato zero […] nessuna scusante, va avanti da inizio campionato”.

Ebbene, non sarà a seguito di queste affermazioni che la coscienza dei tifosi assenti si contorcerà in uno spasmo di rimorso; semmai sarà l’animo di chi paga il biglietto, va allo stadio, prende freddo, a contorcersi per la rabbia d’un sacrificio non solo misconosciuto, ma disprezzato.

Un’azienda, specie se basata sul consenso popolare, vive dell’immagine che trasmette al suo pubblico, e sopravvive grazie alla “stima” che il suo pubblico tributa a quel che mette in vendita. E quando la “stima” si riduce fino ad esser inferiore al “prezzo” , l’invenduto cresce almeno quanto la rabbia di chi sa di produrre bene ma continua a vendere male.

Andare allo stadio non è un atto dovuto, purtroppo. A Catania non esistono 20.000 tifosi, purtroppo. E di quei 10/12 mila presenti alle partite ce ne sarà una buona metà pronta a fischiare, purtroppo. Ora, anziché provare a suscitar il “senso di colpa” in chi si dimostra manchevole ed irriconoscente, sarebbe un’alternativa da vagliare quella di continuare per la propria strada, con la politica del fare (vedi il centro sportivo, prima ancora il campetto di Librino, in futuro lo Stadio), con una linea che mantenga l’immagine della società irreprensibile, dentro e fuori dal campo (mai polemiche con gli arbitri, dichiarazioni morigerate etc.).

Finora, il rebus tifosi ha trovato soluzione solo nei momenti di massima difficoltà o massima esaltazione; in condizioni mutate, la soluzione non può che esser alternativa a tutte quelle architettate, magari con successo, finora. Aumentare la “stima” collettiva nell’operato della società, non potrà che giovare, se non nel breve comunque in un futuro prossimo. I tifosi torneranno (sperando non previo ruzzolone in classifica), solo quando da soli, acquisiranno la consapevolezza di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Di aver stimato meno del dovuto quello a cui la società aveva messo un prezzo. Ma non saranno sferzate come quelle rimaste finora inascoltate a metter in moto questo meccanismo. Questo è certo.

[Marco Di Mauro – Fonte: www.mondocatania.com]