Che cosa ci ha lasciato la due giorni di Champions League?

Che cosa ci ha lasciato la due giorni di Champions League?

Le prime quattro sfide d’andata degli ottavi di finale di Champions sono andate in archivio, tanto da raccontare aspettando le altre quattro partite.

MADRID – Il gran ballo delle (non) debuttanti tenutosi, guarda caso, nei giorni di Carnevale e San Valentino ha regalato diciassette reti (17) e una dose di spettacolo degna di giorni commerciali, poco veri ma colorati. Il fascino della Champions League non passa mai, è un montagna russa che procede all’inverso, innalza lo sguardo del pubblico verso un contesto più ampio, tramutando le sfide in uno spettacolo nello spettacolo, come fossero quattro “matriosche” collegate tra loro.

Tottenham spavaldo e bello, passeggia Guardiola

La due giorni della massima competizione europea per club si è aperta con il confronto italo-britannico tra Juventus e Tottenham terminato 2-2. L’inizio fulmineo della Juventus (doppietta di Higuain in dieci minuti) non ha demoralizzato la compagine di Pochettino che, cominciando a suonare il proprio spartito, ha colpito l’orchestra bassa dei bianconeri per ben due volte con Kane (7 gol in 7 partite di Champions) ed Eriksen. Una prestazione superba da parte degli inglesi, un passo indietro per la Juventus fermata dalla paura di vincere e dalla traversa di Higuain dagli undici metri, il risultato era sul 2-1. In bilico resta tutto, rimandato a Wembley il giudizio su chi sarà tra le migliori otto.

Che cosa ci ha lasciato la due giorni di Champions League?

Ci sarà, invece, il Manchester City a cui sono bastati sette minuti per spegnere le flebili speranze di un modesto Basilea: dal 15′ al 22′ Gundogan, Bernardo Silva e Aguero hanno messo in cassaforte punteggio e qualificazione senza grandi sforzi. Nella ripresa il punto esclamativo dell’ex Dortmund, tanto per restare in linea con la media. Guardiola sorride, test non probante ma la Champions è sempre la Champions.

Il luna park di Liverpool sbarca in Portogallo

Già e le inglesi sembrano essere tornate in grande stile visto che, nella serata di San Valentino, splende l’arancione di Liverpool nell’azzurro sbiadito di un Porto travolto 5-0 tra le mura amiche: la squadra di Klopp gioca a calcio senza paura di esporsi, lo fa con quella solita idea e con quel tridente (MSF) in grado di tramortire i portoghesi: tripletta per Manè, un gol a testa per Firmino e Salah con l’ex Roma arrivato a 30 reti in stagionali in 36 partite giocate. Preso a 40 milioni, un affare tutto rosso quasi come fosse l’Egitto.

Ronaldo acceca il Paris e i suoi rimpianti

Il meglio non potevamo non lasciarlo alla fine: la parata di stelle che ha eclissato per qualche secondo la maestosità del Bernabeu è andata al Real Madrid: cinico, spietato e anche fortunato in alcuni episodi ma poco importa visto che, alla fine, chi vince ha sempre ragione un po’ come un cliente in un ristorante. La stella che irradia le altre è sempre quella di Ronaldo, doppietta a ribaltare l’iniziale vantaggio parigino con Rabiot, 101 in Champions in 95 partite con la maglia del Real Madrid.

Totale: 117 nella massima competizione europea, non sono numeri ma dichiarazioni di guerra, dichiarazioni di una macchina che nella sua “peggiore” stagione ha già messo a segno 25 reti. La chiude il migliore in campo, quel Marcelo che fa il terzino solo nell’album delle figurine. Al Paris restano i rimpianti di una sfida giocata più che ad armi pari, di una supremazia nel secondo tempo spezzata dalle scelte no-sense di Emery e da quella solita inesperienza. Il 6 marzo il secondo atto. Tra una settimana le altre quattro sfide. Siamo solo all’alba.

Fonte foto: UEFA e Twitter Tottenham