Euro 2032: l’Italia in corsa contro il tempo sugli stadi UEFA

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Italia e Turchia ospiteranno Euro 2032. UEFA avverte: entro il 2026 servono 5 stadi conformi, oggi solo l’Allianz Stadium è pronto

Il 2032 sembra lontano, ma per l’Italia che si prepara a ospitare il Campionato Europeo di Calcio insieme alla Turchia, il tempo stringe. La recente dichiarazione di Michele Uva, Direttore Esecutivo UEFA per la Sostenibilità Sociale e Ambientale, ha riportato l’attenzione sulla questione infrastrutturale che da decenni affligge il calcio italiano: quella degli stadi.

Parlando in un recente forum, Uva è stato categorico: “L’Italia ha tempo fino all’1 ottobre 2026 per presentare gli 5 stadi che può presentare e l’Allianz Stadium è l’unico al momento che rispetta i parametri”. Questa frase, più che un monito, è la fotografia di una realtà complessa.

L’Allianz Stadium di Torino, inaugurato nel 2011 e interamente di proprietà della Juventus, rappresenta l’eccezione nel panorama italiano, essendo stato concepito e realizzato secondo gli standard di modernità e funzionalità richiesti dalle massime competizioni internazionali.

Al contrario, la maggior parte degli altri impianti storici del Paese, pur intrisi di fascino e tradizione, dal San Siro all’Olimpico, fino al San Nicola di Bari, necessitano di ingenti interventi di ristrutturazione o, in alcuni casi, di una ricostruzione totale per conformarsi ai severi requisiti UEFA.

L’assegnazione dell’Europeo a Italia e Turchia prevede la suddivisione delle 10 sedi totali, con l’obbligo per la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) di individuare cinque impianti pienamente operativi. L’elenco iniziale delle città candidate è ampio, ma la transizione da candidata a sede operativa richiede un processo lungo e spesso ostacolato dalla burocrazia e dalle dinamiche politiche locali.

La scadenza del 2026 non è semplicemente un termine per la presentazione dei progetti: è il momento in cui i cantieri dovrebbero essere già avviati, con i finanziamenti assicurati e le approvazioni definitive in tasca. Senza questa concretezza, l’Italia rischia di trovarsi in ritardo non solo nell’organizzazione, ma anche nell’opportunità di modernizzare il proprio patrimonio sportivo.

Il monito di Michele Uva, quindi, non riguarda solo Euro 2032, riguarda la necessità di sbloccare l’impasse che lega lo sviluppo del calcio italiano alla lentezza cronica nell’aggiornamento delle sue strutture, un fattore che incide direttamente sulla competitività, sui ricavi e sull’esperienza degli spettatori. La sfida per i prossimi mesi non è solo sportiva, ma politica e urbanistica.