Genoa, analisi del 2016

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Genoa, Fantacalcio: il bilancio 2016, l’andamento della squadra

GENOVA – Quando si pensa al 2016 del Genoa viene subito in mente al grande cambio sulla panchina  dove, dopo diversi tentativi, sembra finalmente essersi trovato in Ivan Juric, già amato dal pubblico genoano come giocatore e tra gli allenatori più emergenti del panorama calcistico italiano, l’erede di Gian Piero Gasperini, tecnico che ha segnato indelebilmente l’ultimo decennio rossoblù.

I protagonisti

Sì, perché il campionato in corso per i rossoblù é il decimo consecutivo nella massima categoria. Pare cosa da poco, ma non lo é. A questo importante traguardo si é arrivati grazie a un Presidente – Enrico Preziosi -, che ha centrato un obiettivo che non si vedeva da mezzo secolo, a un allenatore – Gian Piero Gasperini, appunto – che ha saputo creare lo stesso gruppo che nella scorsa stagione ha regalato ai propri tifosi un girone di ritorno brillante e in risalita, portatore di 27 dei 46 punti totali e dell’undicesimo posto nella classifica finale.

Scelte coraggiose …

É stata una scelta coraggiosa quella di Preziosi di cambiare allenatore, seguita dalla decisione di trattenere tutti i suoi gioielli: Rincon, Pavoletti, Izzo, Perin.  Nel mercato estivo sono invece partiti Dzemaili, Suso, Ansaldi, De Maio, Capel,Tachtsidis, arrivati Ocampos, Simeone, Orban, Gentiletti, Biraschi, Veloso, Edenilson e Brivio, mentre si è sognato Hernanes fino all’ultimo secondo.

Il campionato del nuovo Genoa, quello di Juric, è partito col botto, con l’ebbrezza di essere la capolista a pieno punteggio dopo due turni.

Il “mal di trasferta”

Oggi, a una giornata dal giro di boa e a quota 23 punti, i rossoblù hanno dimostrato di essere una squadra capace di puntare alla parte sinistra della classifica, di umiliare le grandi e di regalare punti preziosi a quelle che lottano per la salvezza perché forte nelle ripartenze ma meno abile a creare gioco, di essere (quasi) imbattibile a Marassi e di soffrire il “mal di trasferta”, di riuscire a tamponare i tanti infortuni, di avere giovani promettenti quali Simeone, Ninkovic e Lazovic e, soprattutto, di essere guidata da un grande tecnico che ha saputo trasformare ogni “io” in un “noi”, il “gruppo” in una “squadra vincente”, a prescindere dai risultati e da qualche errore.