Genoa, il punto: cuore e tenacia

Una vittoria del grande cuore e della costante tenacia genoana. É questa la sintesi del 3-2 sulla Lazio, miei cari amici genoani da Boccadasse al Mato Grosso. Un successo maturato negli ultimi minuti di gara su una squadra di alta classifica, dopo che aveva acciuffato il 2-2 grazie anche a una serie di decisioni arbitrali, in gran parte a sfavore del Genoa. Bisogna però anche dire che i biancocelesti hanno da recriminare per l’arbitraggio di Tagliavento, a causa della mancata espulsione di Matuzalem per il brutto fallo su Brocchi. Ma il Grifone è stato penalizzato a raffica, soprattutto nella ripresa. Due episodi su tutti: il fallo che ha dato origine al calcio di punizione, precedente al dubbio rigore. A questo punto voglio dire una sola cosa sul direttore di gara odierno, sperando di non doverne più parlare in futuro: dopo la sua lunga e onorata carriera, ne propongo il prepensionamento con un mensile cospicuo e una bella stretta di mano per salutarlo. Il suo posto sarà assegnato a qualche giovane fischietto di belle speranze e che, possibilmente, sbagli un po’ meno.

Torniamo alla gara. Ballardini ha optato per il 3-5-1-1: la coppia Bertolacci (trequartista) e Borriello non appena si affacciava dalle parti di Marchetti incuteva timore. In più a centrocampo c’era Kucka, tornato “panzer”, che non ha sbagliato un solo contrasto. Il modulo ha funzionato in modo egregio (sarà un caso) sino all’uscita di Cassani per infortunio, quando i rossoblù erano in vantaggio 2-0. Poi è entrato Ferronetti, ancora non in forma: la squadra ha subito un rallentamento, e i due esterni, compreso Moretti, a tratti non riuscivano a svolgere la copertura difensiva. Il gioco del Vecchio Balordo ha iniziato a sgretolarsi dall’inizio del secondo tempo: la Lazio ne ha approfittato ed è arrivata al pareggio. Il “Balla” ha tentato le due ultime carte, facendo entrare prima Olivera e poi Rigoni. La fortuna aiuta gli audaci: il nuovo entrato ha fatto subito centro, conquistando il punto della vittoria. Intendiamoci, non è soltanto il modulo l’arma vincente di Ballardini.

Ha trasformato un aggregato di sbandati in un corpo unico vincente: i rossoblù hanno voluto vincere e hanno insistito sino alla fine, sostenuti dal pubblico, ma dalla Nord che ha saputo infondere loro coraggio. E alla fine i tre punti hanno consentito di superare il Pescara e agganciare il quartultimo posto che significa salvezza. Occorre sottolineare che il cambio di direzione impresso dal presidente Preziosi sta dando i suoi frutti: non c’era altro da fare che rischiare e il patron non si è tirato indietro. Anche perché l’alternativa è una sola: la discesa agli inferi nella serie B con conseguente perdita secca di 30-40 milioni. Ha acquistato nove giocatori e ha svolto l’acquisto ancor più importante: Davide Ballardini.

Adesso però viene a mio sommesso parere la fase più difficile. Il Genoa è chiamato a un’importante controprova: saper prendere punti anche alle squadre di media e bassa classifica. Domenica prossima si vola a Parma, dove si giocherà nel “football lunch”, ossia nell’orario sciagurato delle 12.30. I “Balla’s boys” sono chiamati a conseguire la media da regolaristi che occorre in campionato: soltanto così ci si può salvare dalla cadetteria.

[Marco Liguori – Fonte: www.pianetagenoa1893.net]