Giovanni Franzoni: fede, famiglia e sci verso Milano-Cortina 2026

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Franzoni-Wengen
Franzoni-Wengen – Foto FISI

Nella lunga intervista cui il settimanale “Credere” dedica la copertina, il giovane campione di scii si lascia andare a emozioni e confidenze

MILANO – Se vince si commuove e chiede scusa agli avversari, sa dove andare ma anche da dove è venuto e il successo non l’ha allontanato dai valori con cui è cresciuto: stiamo parlando di Giovanni Franzoni, 24 anni, campione di scii del momento, tra qualche giorno sulle piste delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina: «Vincere per me è fondamentale, ma c’è anche molto altro», dice con dolcezza a Credere, settimanale del Gruppo Editoriale San Paolo, che gli dedica la copertina nel numero da oggi in edicola.

​Un piccolo grande uomo di cui lo sci alpino aveva bisogno, scrive il giornale: «Non ho mai avuto molta autostima, ho coltivato sempre il dubbio anche confrontandomi nello sport con persone più forti. Sullo scii – racconta Franzonidivento super competitivo, ma nella vita ho sempre preferito essere gentile, educato rispettoso».

​Di famiglia religiosa, la fede ha sempre fatto parte della loro vita: «Quando andavamo a scuola dovevamo portare il librettino delle preghiere da imparare a memoria: la più difficile? Il Salve Regina, quanto era lunga… ma ora la so!» Scherza Giovanni. Anche il parroco di Moniga del Garda e noto fumettista gli dedicò una vignetta con scritto “Il Signore scia con te”: «Appena possiamo andiamo tutti a Messa e poi si mangia una pizza. È un modo per restare vicini e restare ancorati a una sana normalità, in mezzo al caos». E sulla parabola che gli è rimasta più impressa spiega: «Quella della pagliuzza e della trave. Penso a chi giudica da lontano noi atleti. Io cerco di non giudicare mai, perché so quanto impegno ci mettono».

​Infine, sull’amico e quasi fratello Matteo Franzoso, confida: «Lo sento vicino e come ho detto fin dall’inizio lui scierà sempre con me nel cuore. Perché sono sicuro ci rincontreremo. Se non pensassi che fosse possibile, nulla avrebbe senso»

Foto di archivio