Indizi per la nuova Lazio: le disposizioni tattiche

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Proviamo. Proviamo a fare un piccolo salto nel vuoto, partendo da due assunti, inflazionati al limite dello stereotipo: “tre indizi fanno una prova”, il nostro punto di partenza, a fianco di “gli italiani sono un popolo di allenatori”. Senza console, senza playstation davanti, senza dover installare uno di quei giochi di calcio manageriali al pc “occupy memoria”, che mangiano cosi tanti giga da far impallidire nel numero gli infortunati biancocelesti della scorsa stagione. Tre indizi fanno una prova, seguitemi se riuscite, chi vuole metta un cappellino, chi gli occhiali fashion, altri si portino gli Ipad, le lavagnette per i più demodè, annodiamo la cravattina e prepariamo gli schemi su calcio d’angolo. Ci stiamo per sedere in panchina, e non su una panchina qualsiasi, ma quella appena intiepidita da Petkovic, neo allenatore biancoceleste.

PRIMO INDIZIO: DEGENNARO –Io vedo Petkovic con un 3-4-3 o un 3-4-1-2, ma insomma con una difesa schierata a tre, poi è chiaro che se non ci fossero davvero gli elementi per giocare con una difesa a tre , lui è un allenatore che riesce perfettamente ad adattarsi, però ecco ripeto partendo dall’inizio e potendo impostare un suo modulo e una sua tipologia di lavoro, penso che inizierà con la difesa a tre”. Degennaro, ds del Sion, salito agli onori della ribalta in virtù della sua conoscenza dello sconosciuto allenatore bosniaco della Lazio, ha lanciato il sasso, senza nemmeno nascondere la mano. Addio sovrapposizioni terzino-esterno, addio terzini bloccati o terzini che fluidificano, benvenuta, difesa a 3, guardata con sospetto qui a Roma, assente da anni sul prato dell’Olimpico interpretata dalla Lazio. Scelta la difesa a 3, gli interpreti possibili non è che siano molti: due li abbiamo già in rosa, tra l’altro. Il perno sarà ovviamente Dias, reduce da una stagione non proprio superba, ma comunque testata d’angolo della retroguardia biancoceleste. Al suo fianco, udite udite, proponiamo il pupillo di Becali, quello Stefan Radu che Reja ha dirottato a sinistra, ma che in molti tra i più vecchiotti ricordano ancora nostalgici attorno al caminetto nella sua posizione originaria di difensore centrale. Il terzo.. per il terzo giochiamo, peschiamo dal mercato, il terzo sarà quel Breno che in Germania hanno messo sulla graticola mediatica, per il rogo della sua villa.  Oggetto di perizie psichiatriche, di triangoli hot e arringhe infuocate (concedetecelo, innocentemente) di volta in volta dipinto a tinte inquietanti:  sarà pure “posseduto da Satana”, sarà che“beveva una bottiglia di whisky al giorno”, e che era pure un pochino“depresso”, ma la Lazio punta tutto su di lui, perché ritorni il talento ammirato in Brasile e perduto in Germania. Mamma ho perso Breno, ma l’aria di Formello non può che giovargli, e il posto da titolare, che sia anche solo “terapeutico”, anche solo per simpatia istintiva tutta italiana verso chi c’ha un pò l’aureola del perseguitato, nella nostra FantaLazio lo concediamo graziosamente a lui,

SECONDO INDIZIO: VOCI DI MERCATO – Ci si potrebbe chiedere, a questo punto, che senso abbia l’affannosa rincorsa ad un terzino di fascia prepotente, primo nome sul taccuino Balzaretti, per cui bisognerà superare le resistenze di Zamparini. Presto detto, non avete  visto la Nazionale azzurra: tre centrale, e due esterni capaci di esprimersi degnamente in tutte e due le fasi, di muoversi con disinvoltura avanti e indietro lungo tutta la fascia. Dunque a sinistra Balzaretti, a destra non resta che mettere Konko, ambedue perfettamente in grado di coprire i due ruoli. Il nodo vero riguarda il centrocampo. L’Italia, ultimi freschi scampoli di calcio giocato rimasti intrappolati negli occhi, schierava De Rossi e Pirlo, con compiti ben diversi, l’uno di rottura (non di menischi, di manovre avversarie chiaramente), l’altro di impostazione, a protezione di Montolivo trequartista. Ma si sa, a Petkovic quest’affaire delle due punte non è che piaccia granchè, quindi se dovesse schierare 3 attaccanti, rimarrebbe fuori giocoforza il trequartista, a meno di non voler giocare a rombo. Senza rombo, Ledesma e Cana (ammesso che l’albanese sia titolare in qualche mondo possibile che non sia la testa di Tare che l’ha fortemente voluto), o Ledesma ed un nuovo  acquisto, mister x, sulla mediana.

TERZO INDIZIO: PETKOVISIONE – Nella Petkovisione del mondo, non è possibile che Lulic giochi in altro ruolo se non terzo d’attacco. Se proprio Zamparini dovesse fare le bizze, lo dirotterebbe più indietro, ma lo sogna in attaco, ad affiancare Klose ed Yilmaz. Il tedesco, si sa, ama proporsi per lo scambio, anche arretrare, il turco in tutti i video di You Tube (siamo anche un popolo di osservatori, oltre che di allenatori, e You Tube è il primo metodo per conoscere un giocatore nuovo che ogni tifoso che si rispetti utilizza) dimostra di avere corsa e scatto, tanto da poter giocare anche terza punta. Ovviamente, non è escluso che si ricorra ad Ederson davanti, con Lulic arretrato sulla mediana, oppure che si decida per il fattore “Montolivo”, facendo in modo che uno tra il neocomunitario e Hernanes giostrino dietro le punte. Certo è che il talento di Recife nella nostra ipotetica formazione, senza fattore M, rimarrebbe clamorosamente fuori, certo è che se la Lazio dovesse disputare l’Europa le partite sarebbero molte, e le possibiltà di giostrare i protagonisti ancor di più. La panchina è bollente, forse per il caldo, forse perché ci siamo spinti troppo in là: alziamoci, tanto sarà il tempo, i primi allenamenti, le amichevoli estive a darci ragione, o a sconfessarci clamorosamente. Tolto il berretto, la cravattina o la tuta biancoceleste, tre indizi tra le mani, per cercare di capire la Lazio che verrà, dopotutto potrebbero anche essere semplicemente la prova che questo caldo ci ha dato alla testa. Non ci resta che aspettare.

[Luca Capriotti – Fonte: www.lalaziosiamonoi.it]

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