Inter: difesa a tre per dare una svolta già a Verona

 Che fare? É questa la domanda che ronza nella testa di Andrea Stramaccioni. Un’Inter indecifrabile in questo primo mese di campionato sta mettendo a dura prova le capacità del tecnico romano. Benissimo con il Pescara, male con la Roma, benissimo col Torino e di nuovo male con il Siena. Chi ci capisce è bravo. Due vittorie in trasferta e due ko casalinghi, eppure sarebbe troppo banale ricondurre tutto al mero luogo di gioco. Perché l’Inter ha sempre giocato con possesso palla, anche in terra piemontese checché ne dica qualcuno. Ora il Chievo a Verona.

LA SVOLTA – La svolta potrebbe arrivare al Bentegodi. Contro un avversario in difficoltà, che non fa risultato dalla prima e perde da tre giornate consecutive, l’Inter è chiamata a rialzarsi in fretta dopo il capitombolo interno con il Siena. Una partita stregata, ma non solo. Alla base anche chiavi tattiche ben precise, se è vero che la squadra di Cosmi non è certo venuta a fare le barricate, giocandosela con tre giocatori spiccatamente offensivi più D’Agostino in cabina di regia.

LA DIFESA A 3 – Eppure, nonostante il predomino, zero gol all’attivo (non succedeva da una vita) e due sul groppone. Stramaccioni ha suonato l’allarme: “Per gli avversari sta diventando troppo facile farci male nelle ripartenze”. E Moratti ha ribadito: “Un cambio di modulo? Se si sentono più sicuri…”. Segnali chiari: si va verso il cambio di modulo. Tutto lascia pensare che al Bentegodi verrà proposta per la prima volta in stagione la famigerata difesa a tre. Quel sistema difensivo che creò la spaccatura tra il presidente e Gian Piero Gasperini. Ma oggi è diverso.

IL FANTASMA DI GASP – C’è difesa a 3 e difesa a 3. Soprattutto, ci sono interpreti adatti e altri meno adatti, e non solo per le caratteristiche. Anche e soprattutto per condizioni contingenti, come il morale, la motivazione e il momento. Lo scorso anno fu fin troppo evidente che un 3-4-3 era inattuabile e le prove sciagurate lo confermarono. Di qui la netta presa di posizione della società contro il tecnico, che si impuntava sempre e solo su quel sistema. Stavolta è diverso. E’ diverso perché la difesa a 3 arriverebbe nel tentativo di sanare una falla e per provare a dare equilibrio alla squadra. Arriverebbe sotto forma di processo di crescita e non d’imposizione dogmatica.

LA VERSIONE DI STRAMA Stavolta l’Inter non è costretta a giocare in un determinato modo, ma sta cercando la strada giusta. Stramaccioni non intende rinunciare alla qualità del gioco e, di conseguenza, ai tre giocatori offensivi. Però deve fare i conti con la mancanza di un vero terzino destro e con le deficienze nel raccordo tra attacco e difesa in fase di ripiegamento. Tutte annotazioni che potrebbero far virare verso un 3-4-1-2, con Sneijder libero in transizione offensiva e quinto in mezzo in fase di non possesso. A questo punto la difesa potrebbe poggiarsi su due marcatori tenaci come Ranocchia e Juan Jesus (o Samuel o Silvestre) più Chivu, abile nell’impostare. E sulle fasce ecco che tornerebbe molto utile la batteria di esterni che c’è attualmente in rosa. Nagatomo, Alvaro Pereira, Zanetti, Jonathan e Obi: gente più adatta ad offendere che a difendere. E allora alla domanda ‘che fare?’, forse, Stramaccioni avrebbe trovato una risposta.

[Alessandro Cavasinni – Fonte: www.fcinternews.it]