Inter, Eto’o: non resta che dirti grazie, campione (senza paragoni)

È venuto il momento di dirsi addio. Quella prima volta con la maglia dell’Inter addosso, due anni fa, sembra lontanissima: Samuel Eto’o arrivava a Milano con la riservatezza di chi sapeva di essere tanto, troppo atteso, ma con lo sguardo di un uomo convinto di poter realizzare il sogno di chi lo incitava. Non voleva baciare la maglia perché una risposta a Ibrahimovic sarebbe stata troppo bassa per uno come lui. “Bacerò questi colori quando sentirò di farlo, non quando mi sarà imposto”. Una delle tante chicche dell’uomo prima che dello straordinario campione, di quello che: “Le finali non si giocano, si vincono” e molto, moltissimo altro ancora. Da quell’afosa giornata milanese del 2009 a oggi pare passato un millennio perché Eto’o ha portato all’Inter tanti sorrisi e una mentalità vincente, conditi però da un triplete la cui ciliegina è stata quella Champions League con la quale “lo hanno visto”, a differenza – ci risiamo – di Zlatan Ibrahimovic.

Samuel ci ha portati sul tetto del mondo facendo il terzino, l’ala e la punta contemporaneamente. Ha dovuto soffrire le pene dell’inferno sotto la gestione Mourinho, due uomini veri che più volte sono venuti al confronto duro con la certezza però di un obiettivo comune: vincere. E ci sono riusciti. Troppo nitidi per essere dimenticati i ricordi del gol a Stamford Bridge che ci ha fatto credere per la prima volta nella conquista della Coppa, delle rincorse a Daniel Alves alle quali un mostro sacro come lui –  al Camp Nou, suo vecchio palcoscenico – si è prestato come l’ultimo dei terzini di un campetto di periferia, ma anche della valanga di reti dell’ultima annata. Dietro al campione straordinario anche nel sacrificarsi che c’è in Eto’o, compare la figura di un uomo straordinario che non va ora biasimato per aver accettato l’offerta dell’Anzhi. Samuel è un vincente, le sue soddisfazioni a Milano se le è tolte e per un africano che rappresenta nel mondo il proprio intero continente, dire di no a 60 milioni di euro in tre anni è come sputare in un piatto d’oro. Essere mercenari, a mio avviso, è un’altra cosa.

Di Samuel deve passare il ricordo delle vittorie, dei gol, delle sgroppate, dei sorrisi, dei saltelli in Curva Nord, degli abbracci ai compagni e anche, perché no, delle stravagate esultanze. Lo racconterete ai vostri figli, dell’uomo nero venuto da lontano per restituire la Champions alla Beneamata. Leggere a questo punto “Eto’o come Ibra” è una pugnalata che fa troppo male. Non illudiamoci, sia chiaro, il Dio denaro ha avuto la meglio ma c’è anche altro dietro la scelta di Samuel. Lo svedese non ha mai regalato così tanti sorrisi alla nostra gente, non ha mai fatto in campo quello che Eto’o ha fatto per l’Inter – e torniamo al discorso del terzino… -, e soprattutto non ha mai dato tutto se stesso per riportare la Coppa a Milano. Lo ha fatto invece il camerunense che – dettaglio da non sottovalutare – arrivava già con la pancia piena dopo i trionfi di Barcellona, eppure non si è stancato e ci ha regalato tantissime gioie. Eto’o aveva la pancia piena ormai anche qui, ha deciso di andare e rispettiamo la sua scelta. Ma siamo sicuri che non bacerà la maglia dell’Anzhi al primo impatto, che non dirà di essere all’Anzhi perché ha possibilità di vincere la Champions cosa che non aveva precedentemente, e soprattutto siamo sicuri di non ritrovarcelo al Milan tra un anno, di questi tempi.

Samuel Eto’o è un grande uomo, un campione esemplare, è entrato nella leggenda dell’Inter e così merita di essere ricordato. Racconteremo di averlo visto giocare, segnare, sorridere, rincorrere, sudare, vincere, e così via nella girandola atroce dei ricordi più belli. Grazie di tutto, allora, Samu, e in bocca al lupo. Chi ama questi colori non ti dimenticherà mai e mai ti paragonerà a qualcun altro

[Fabrizio Romano – Fonte: www.fcinternews.it]