Inter, Milan e Juve: l’incertezza del calcio italiano frutto del mercato estivo

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Si sa, le cose nel calcio cambiano in fretta. Al momento, però, la situazione è questa: in Italia non c’è una prima per distacco e anche eventuale seconda, eventuale terza ed eventuale quarta non sembrano all’altezza. Verrebbe voglia di partire direttamente dal quinto posto e da quel punto scendere precipitosamente a valle. Un disastro nato nei giorni caldi del mercato, che sono belli per noi che seguiamo e per voi che leggete, non per i manager, che teoricamente dovrebbero pensare, avere l’idea, agire. Già avere un’idea, sarete d’accordo, non è cosa semplice. Nella fretta i nostri dirigenti hanno fatto confusione, scambiando una squadra con l’altra.

Prendiamo l’Inter. Ha vinto tutto ed era dunque difficilmente migliorabile. Che hanno fatto, allora, Moratti e i suoi? L’hanno peggiorata, cedendo la sola alternativa alla prima squadra. Quando l’Inter, nonostante la cattiveria infusa da Mourinho, non riusciva a sfondare, che cosa pensava la macchina da guerra nerazzurra? Mando in campo quel diavolo di Balotelli. Ora i diavoli non ci sono più. Già Benitez è pacioso e buono. Ma avete visto sabato sera la differenza tra la panchina dell’Inter e quella della Roma? Ossia: tra la prima in Europa e una squadra gestita da una società che non c’è? Il club miliardario sembrava quello romano. Nell’Inter Muntari e qualche ragazzo. Nella Roma, fior di campioni.

Gli operatori del mercato nerazzurro un altro errore hanno commesso, quello di ritenere che tutti i giocatori potessero per due anni mantenere stessa condizione e stesso alto grado di combattività. Julio Cesar, Maicon, Sneijder, Pandev e Milito stanno pagando pedaggio. Lucio e Samuel non sono più indistruttibili. E non entriamo nelle beghe tattiche, anche queste prevedibili, essendoci in ballo la sostituzione dell’allenatore.

Il Milan ha sempre avuto qualità e gioco. Non potendo con pochi colpi migliorare il gioco, ha puntato sulla qualità del miglior solista del mondo: Ibrahimovic. Così bravo da cancellare quanti gli stanno attorno. Quasi sempre, perché a Barcellona, dove ci sono Messi, Iniesta e Xavi, hanno preferito far fuori lui. Seedorf, che se non altro per anzianità aziendale, di calcio qualcosa dovrebbe sapere, ha già detto che non si possono solo far lanci lunghi per Ibra. Noi, ha aggiunto, che ci stiamo a fare? Restiamo sempre dell’idea che al Milan servivano difensori più che attaccanti. Se si fa male un centrale, Allegri che fa? Resta a casa?

Della Juve ci piace la volontà e l’applicazione tattica. Ma Del Neri, c’è poco da fare, si ritrova con difensori che non possono giocare insieme: succede nel calcio, come a tennis o a scopone. Ci si poteva pensare prima, direte. Lo diciamo anche noi. Con Aquilani, se tutto va bene come auguriamo a giocatore e società, le cose possono migliorare a centrocampo. E in avanti, quando il tecnico metterà un calciatore alto e uno basso, non ci saranno problemi, soprattutto se i due esterni riusciranno a reggere il ritmo attuale. Che non è normale, ve ne sarete accorti.

Eccoci alla Roma, che vive un equivoco di fondo: la squadra, Totti in testa, vorrebbe giocare come ai tempi di Spalletti, Ranieri ama invece un calcio meno spettacolare e più redditizio, che si può esemplificare con il tradizionale e italico quattro, quattro, due. Il tecnico ha avuto in dono Adriano e Borriello, sentendosi così in dovere d’impiegarne almeno uno. L’altro dovrebbe essere Totti (usiamo il condizionale, ormai). E gli esterni? Menez a destra può andare bene (o benissimo), ma a sinistra sempre a Perrotta devi affidarti, che esterno non sarà mai. C’erano Guberti e Cerci e sono stati venduti. Bisogna aspettare che rientri Taddei, che sembra consumato e con le batterie a terra.

Gira gira, la squadra più completa sembra la Lazio, ma non chiedeteci il piazzamento: a Roma, spesso, tutto è possibile e impossibile.

[Roberto Renga – Fonte: www.tuttomercatoweb.com]

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