Inter: vorrei ma non posso

E così si giunse al punto di non ritorno. Non buttavamo tutto via dopo la Roma, né stappavamo lo champagne dopo Pescara e Torino, né definivamo “non solo sfiga” il pareggio contro il Rubin Kazan. La sconfitta contro il Siena è il timbro sulla nuova Inter nascente: un vorrei ma non posso. Tanta carne al fuoco, un dominio quasi scontato vista la differenza di valori in campo. Eppure, i due gol li ha fatti il Siena. Non è e non può essere tutta questione di episodi. È anche questione di organizzazione e di continuità. Tra turn over, infortuni e risultati mancanti, l’Inter sta cambiando decisamente troppo. Il risultato è uno 0-2 impietoso. Non è tutto da buttare via, ma c’è tanto da migliorare.

L’EQUILIBRIO, QUESTO SCONOSCIUTOLa coperta è quella che è. Se Sneijder, Cassano e Milito non rientrano, in difesa si soffre terribilmente. Sono le caratteristiche dei singoli e il modulo a creare uno scompenso palese e evidenziato anche dallo stesso Stramaccioni. Mancano le certezze nelle distanze, manca un equilibrio di squadra. L’Inter casalinga è tutto o niente, distante dall’accenno di stabilità visto a Torino. Detto ciò, è naturale che i gol del Siena siano anche frutto di disattenzioni. Ma la squadra di Cosmi non ha rubato nulla, perché ha fatto quel che doveva. L’Inter invece no. Troppi tentativi da fuori, troppo affidamento a giocate leziose o conclusioni da fuori. Serve decisamente qualcosa di più davanti, come serve una maggiore compattezza tra i reparti che tranquillizzi quindi una difesa dove ormai penetra chiunque. In sostanza, serve l’equilibrio che non c’è.

TRA SCELTE E INDIVIDUALITÀIl discorso legato ai singoli è direttamente connesso a quello di equilibrio di squadra. La questione ruota attorno alle caratteristiche dei giocatori. Superfluo accanirsi su Pereira o Nagatomo, in arrivo sul fondo e con nessuna soluzione da poter offrire agli attaccanti. A questa Inter serve organizzazione nel gioco offensivo. Perché l’ingresso di Alvarez non ha velocizzato la manovra; perché Cambiasso a centrocampo privo di Guarin e Gargano (sostituiti) è stato chiamato a un compito di corsa che non può stare nelle sue corde; perché questo Sneijder che trotterella dove preferisce pur di andare a prendersi il pallone non è quello che serve, specialmente in partite chiuse. L’organizzazione deve essere migliore. E probabilmente, diversa.

LA RIVOLUZIONE (ILLUMINATA) Andrea Stramaccioni non è uno sprovveduto, anzi. Sa perfettamente quali sono i problemi della sua squadra. E ha annunciato – non a caso – di essere pronto a cambiare. Non va buttato via tutto il lavoro fatto fin qui, ma va ottimizzato con una struttura che sia differente rispetto a quella attuale. Da qui nasce l’ipotesi di una difesa a tre, con Chivu a impostare l’azione. Una soluzione che consentirebbe di avere un centrocampo più coperto e dove la corsa dovrebbe diventare sovrana. Nel momento in cui si sceglie questa struttura, però, è necessario fare della rivoluzione una rivoluzione in sé illuminata. Ovvero crederci, puntarci e dare continuità all’idea. Se Stramaccioni finora ha sicuramente sbagliato qualcosa, ricordiamo che anche José Mourinho iniziò all’Inter con un 4-3-3 rivelatosi fallimentare. Cambiò in corsa, sappiamo tutti come andò a finire. Il problema non è quindi cambiare – e Stramaccioni è pronto a farlo -, ma credere nel cambiamento fino in fondo.

CONTINUITÀ PER I SINGOLI E NUOVE IDEE – La continuità è la base per una squadra nuova. E non solo nell’idea di modulo (rettificabile in piccoli accorgimenti, naturalmente), ma anche nei singoli. Specialmente nella difesa. Ranocchia e Juan stanno dimostrando di essere decisamente compatibili, Chivu in uno schieramento a tre andrebbe testato di conseguenza. E poi i due esterni da scegliere, con Pereira a sinistra e tre ipotesi tra Jonathan (nel 3-5-2 del Parma fece molto bene), capitan Zanetti e Nagatomo. Più variabile invece il centrocampo, dove è necessario un contributo in corsa che oggi è clamorosamente mancato di fronte a un Siena che ha gestito benissimo il possesso palla all’inizio del primo tempo e il contropiede nella ripresa. Da stabilire la gestione dell’attacco, dove c’è Cassano che illumina e Milito che non si tocca. In un’interpretazione tattica con difesa a tre, Sneijder dovrebbe abbandonare la libertà di giocare ovunque (spesso solo dannosa in partite chiuse) e rendersi più utile sfruttando la sua immensa qualità. Nuovo impianto di gioco, trame offensive differenti, corsa e fiducia: gli ingredienti ci sono tutti. Stramaccioni è pronto per la rivoluzione illuminata.

[Fabrizio Romano – Fonte: www.fcinternews.it]