La luce di Totti al centro della rivoluzione

Francesco Totti è la Roma e la Roma sta cambiando, causa-conseguenza di un nuovo assetto societario e tecnico, di una nuova mentalità, di una “rivoluzione culturale”, come l’ha definita Walter Sabatini durante la sua prima conferenza stampa da direttore sportivo giallorosso. Nella stessa conferenza stampa, il capitano della squadra capitolina è stato definito come “una divinità, il progetto tecnico. Totti è come la luce sui tetti di Roma, dilaga”.

Francesco Totti, oltre ad essere il simbolo indiscutibile di una Roma che, pur con uno sguardo doveroso al futuro, non deve dimenticare il proprio passato e il proprio presente, è spesso – troppo spesso – stato messo al centro di veri e propri tormentoni, amplificati e costruiti attorno al suo personaggio.

Senza tornare troppo indietro con il tempo, è davvero lunga la lista di episodi e di conseguenti commenti circolati proprio sul numero 10 della Roma, perché, diciamolo chiaramente, quando in una qualsiasi situazione viene evidenziato il nome di Francesco Totti, ecco che da lì a poco si apre un vero caso mediatico.

CAPITOLO DERBY – E’ il 18 aprile del 2010 quando la Roma batte la Lazio per 2 a 1, doppietta di Mirko Vucinic. Nella stracittadina, si sa, è ormai d’obbligo il consueto sfottò e il capitano non si sottrae da questa usanza andando, al termine della gara, sotto la Curva Sud a mostrare il pollice verso, conseguente la sconfitta dei cugini. Questo provoca una serie di reazioni a catena, ben diverse da quelle derivanti dai gesti – di diversa fattura – mossi dai giocatori della Lazio in passato. Totti viene definito “un provocatore”, uno che “si merita dieci giornate di squalifica”, uno che “manca di rispetto agli avversari”. Al capitano giallorosso viene inflitta direttamente dal giudice sportivo una multa di ventimila euro per “un gesto platealmente provocatorio”. Passano undici mesi, il capitano risponde alle critiche direttamente sul campo e proprio contro la stessa rivale, la Lazio, rifila una doppietta storica. Questa volta, però, i commenti dovuti alle imprese sul campo del numero 10 sono notevolmente calati. Chissà perché.

COPPA ITALIA, maggio 2010 – E’ un capitano nervoso quello che viene messo in panchina dall’allenatore Claudio Ranieri e, quando subentra al posto di Pizarro al 46’, la Roma è già sotto di un gol all’Olimpico contro l’Inter. All’88’ Totti lascia il campo in seguito ad un brutto fallo ai danni di Balotelli. “È un provocatore, in campo ha infangato un intero popolo”, si è giustificato poi lontano dal terreno di gioco. Quattro giornate di squalifica ed una serie di commenti provenienti anche da non addetti ai lavori – tra cui addirittura il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha definito quello di Totti “un gesto inconsulto” -,  o ancora “un fallo di una cattiveria indescrivibile”. Per settimane intere è stato messo in dubbio qualsiasi cosa di Totti, c’è stato qualcuno che persino lo ha etichettato come razzista per aver reagito – ovviamente sbagliando – alle continue provocazioni di Mario Balotelli. Nella stessa gara un ex giallorosso, Christian Chivu, si è rivolto alla tifoseria insultando, nemmeno troppo velatamente, tutta la Tribuna Tevere presente. José Mourinho, al termine della stessa gara, afferma: “Chissà se ora che la Roma ha risparmiato il premio Coppa Italia, è disponibile a dare qualche soldo in più al Siena per batterci all’ultima di campionato”. Conseguenze? Deferimento immediato per il tecnico portoghese, deferimento tardivo per il calciatore. Commenti conseguenti? Non pervenuti.

RANIERI – L’arrivo del romano e romanista Claudio Ranieri sembra poter rivitalizzare nuovamente una Roma che ha bisogno di nuovi stimoli, partendo proprio da quel ragazzo con la maglia numero 10, storia presente e futura del club giallorosso. Quello con il mister di Testaccio, però, non è un rapporto facile: il capitano rimedia diverse panchine e, quando gioca, non riesce sempre a dare il meglio di sé. Appare nervoso, si definisce “triste solo quando entro a Trigoria, fuori sono sereno”. Il 9 gennaio a Genova contro la Sampdoria entra a 4’ dalla fine: “Speravo cambiasse la partita”, dirà Ranieri al termine, e il giorno dopo la stampa si riempie di ipotesi, malumori veri o presunti, contrasti tra il mister ed il capitano raccontati da una miriade di punti di vista. Con l’arrivo in panchina di Montella, Totti guadagna nuovamente la maglia da titolare e termina la stagione scorsa con all’attivo 15 gol in campionato – miglior marcatore della Roma -, supera Roberto Baggio nella classifica italiana e si posiziona a quota 207 reti in Serie A, 262 in totale. Mica male.

TIFOSI – Serve un capitolo a parte per Totti e il rapporto con i suoi tifosi. Esiste una nutrita rappresentanza di questi che lo sostiene da sempre e che sempre lo farà, e c’è da dire che sono particolarmente numerosi. Poi ne esiste un’altra che, quando la squadra c’è ed ottiene risultati, vede nel suo Capitano sicuramente colui che traina il gruppo, colui che trascina gli altri e colui che si carica sulle spalle i problemi che emergono dal campo. Però – perché c’è un però – appena Totti mostra una qualche prestazione al di sotto delle aspettative, eccolo diventare bersaglio preferito di alcuni tifosi che si lanciano in critiche e commenti poco indulgenti. Oggetto delle polemiche sono state, tra le altre, le condizioni del suo rinnovo con la Roma, la ricerca spasmodica di ottenere risultati individuali piuttosto che collettivi e qualche commento che, a seconda delle vedute, doveva o meno esplicitare. La situazione, però, cambia notevolmente quando Francesco Totti segna e fa segnare: gli elogi si moltiplicano, si inneggia all’unico e grande capitano della Roma e tutto ciò che veniva detto prima, si scorda. Magie da capitano.

TOTTI E LA PIGRIZIA – “Totti è pigro”, “Totti non si allena come gli altri”, “Totti è sì pigro, ma solo culturalmente”: sono queste le tante definizioni date al capitano della Roma nelle ultime settimane. Prima da Franco Baldini, futuro direttore generale del club, poi dall’ex tecnico Claudio Ranieri – che poi ha rettificato. Probabilmente è stata l’interpretazione a queste frasi ad essere stata l’unica cosa “culturalmente pigra”. E ovviamente si è aperto un caso nel momento in cui, sinceramente, non se ne sentiva il bisogno.

IL PRESENTE – Slovan Bratislava – Roma, andata di Europa League. Francesco Totti parte dalla panchina assieme a Marco Borriello. Apriti cielo. La Roma perde per una rete a zero, con un ritorno da giocare in casa, all’Olimpico, e il nuovo allenatore, Luis Enrique, viene messo sul banco degli imputati per le sue scelte. Il capitano non gioca e chiede, ovviamente, spiegazioni al mister. Radio e giornali si interrogano su questa scelta e amplificano casi che forse non esistono, o forse sì, ma che potrebbero – e dovrebbero – essere tranquillamente risolti tra le mura di Trigoria. Totti si presenta al centro sportivo indossando una maglietta con la scritta “Basta”: le interpretazioni si sprecano anche in questo caso, i commenti rimbalzano da una parte all’altra. Basta sì, basta usare il capitano, basta inserirlo in mille polemiche dalle quali, magistralmente, uscirà a suon di prestazioni impeccabili. Come ha sempre fatto, e allora tutti saranno pronti ad osannarlo.

IL FUTURO – La società e lo staff tecnico hanno le idee chiare su Totti: è considerato un patrimonio e a dimostrarlo ci sono le recenti parole di DiBenedetto: “Per noi è un elemento fondamentale, è straordinario”. Luis Enrique, da parte sua, ha elogiato il capitano, oltre a De Rossi e Perrotta, per la straordinaria valenza umana e tattica, deve continuare ad essere l’esempio per i giovani compagni, sia in campo che in allenamento. Deve dare il valore aggiunto ad una squadra capace di vincere anche senza Totti, non solo perché Totti c’è e risolve una stagione. La rivoluzione è in corso e coinvolgerà proprio tutti. Per fortuna.

[Greta Faccani – Fonte: www.vocegiallorossa.it]