La mattanza mediatica decide il nono posto del Milan. Il fair play finanziario? E’ sinonimo di povertà solo se rossonero. E se “qualcuno” fosse stato Berlusconi…

Qualcuno ci sta provando ancora. Il problema è che sembrano anche riuscirci, lucrando sulla comprensibile delusione di una tifoseria che non sempre può mantenere la fiducia e l’entusiasmo, visti i successi dell’altra metà del cielo. Con la stagione 2010/2011 alle porte, il Milan non è di certo la favorita numero 1 per succedere all’Inter nel Triplete: chiunque non abbia chiaro questo concetto, rientra, senza offesa, nel settore dei fondamentalisti e come tutti gli estremisti non va considerato come un campione valido per una rappresentazione obiettiva della situazione.

Gli estremi però di solito sono due: c’è chi potrebbe vedere tutto bianco (errore), ma anche chi vede tutto nero, marcio in ogni mossa della società, spunto di polemica in ogni dettaglio, anche insignificante. Alla fine il bello del calcio è anche questo, a patto però che siano discorsi con inizio e fine al bar: quando un tifoso apre il giornale e vede il Milan posizionato, in una “griglia di partenza”, dietro non solo all’Inter, ma anche a Roma, Juventus, e persino Napoli, Sampdoria, Genoa, Fiorentina e Palermo… Allora ha ragione ad infuriarsi, perchè non c’è traccia di analisi equilibrata: con il massimo rispetto per le suddette squadre, che hanno costruito rose competitive ed alcune entusiasmanti in proporzione al loro blasone.

Oggi massacrare il Milan fa comodo: diverte i rivali, aumenta il piacere masochista dei rossoneri che amano crogiolarsi nelle lacrime, insomma in una parola, vende. Anche l’ambigua descrizione dell’operazione Boateng ne è una testimonianza: Milan e Genoa conducono un’operazione economica formalmente ben definita sin dalle prime basi (comproprietà, se non addirittura diritto di riscatto completo per Galliani), ma passa il concetto dell’elemosina rossoblu nei confronti degli amici poveri. Agghiacciante. Sono questi gli stimoli che dovrebbero motivare ulteriormente i Senatori dello spogliatoio rossonero: partono noni (parola di griglia), non hanno nulla da perdere. Gli stimoli dovrebbero però aumentare anche e soprattutto in seno alla società Milan: l’unica risposta per tappare la bocca ai mandolinari di questa mattanza mediatica, sarebbe creare una squadra degna del Club più titolato al Mondo, magari con un colpo importante in questi ultimi quindici giorni. Come dicono? Il fair play finanziario non lo permette?

Vero, verissimo, comprensibile: ma l’orgoglio, la storia, valgono di più di un pugno di milioni. Se sostituisci Kakà con Huntelaar vieni (giustamente) massacrato, se qualcuno scambia Balotelli (che colpo, Mancini!) con Sculli, quasi viene applaudito, come quando parla di cifre immorali per Mascherano e chiude i cordoni della borsa dopo una Champions vinta. Su quest’ultimo concetto, nasce una riflessione. Oggi, dopo 24 anni, i tifosi del Milan contestano Berlusconi per aver deciso di limitarsi a ripianare un bilancio disastrato per una vincente quanto discutibile economicamente gestione degli ultimi anni: ma se il disamorato Cavaliere avesse anch’egli voluto ritirarsi dopo il primo successo, lo avrebbe dovuto fare già 21 anni fa. Pro società o contestatori che siate, ma pur sempre tutti rossoneri ed uniti sotto la stessa bandiera… Meditate, meditate.