Lecce: al via il campionato dei tifosi “clienti” e dello spezzatino

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Il conto alla rovescia è iniziato, fra poco meno di 4 giorni inizia il campionato di serie A 2010/2011, il 15mo che il Lecce si appresta ad affrontare. Subito una “grande” per i giallorossi di De Canio che sono di scena a San Siro sponda Milan. C’è tanta curiosità intorno a questo Lecce rifondato in maniera radicale. 7/11 della squadra potenzialmente titolare sono nuovi giocatori, la maggior parte stranieri venuti nel Salento per rilanciarsi o per dimostrare chi sono.

Pochi di questi conoscono la serie A, dunque una scommessa a tutti gli effetti per la squadra di Mr De Canio. La squadra non è ancora al completo, il mister ha richiesto rinforzi sia in difesa che, soprattutto, in attacco dove di certo non può essere l’acclamatissimo Chevanton la soluzione del reparto avanzato. Nonostante la squadra incompleta, c’è grossa fiducia intorno ai giallorossi e soprattutto c’è grande fiducia nel Mister che già lo scorso anno ha dimostrato di poter fare grandi cose con una squadra partita per un campionato di mezza classifica.

Dunque dicevamo che si riparte da San Siro e dal Milan. Gli anni scorsi l’adrenalina sarebbe a mille fra i tifosi che starebbero già organizzando la trasferta, soprattutto i tanti fuorisede il cui unico modo per seguire con costanza il Lecce, erano appunto le trasferte nel Nord Italia. Ma da questo campionato le cose cambiano, non ci sono più trasferte da organizzare, non ci sono più ritrovi salentini fuori dagli stadi.

Siamo alla vigilia dell’anno zero del campionato di calcio, siamo alla vigilia dell’anno in cui viene introdotta attraverso una circolare amministrativa (sia chiaro la tdt non è stata introdotta tramite una legge) la tessera del tifoso, uno strumento di fidelizzazione volto a prevenire la violenza secondo chi l’ha ideata (il ministro Maroni), uno strumento commerciale volto a schedare preventivamente secondo i tifosi, tanti tifosi non solo ultra come si ostina a professare il ministro.

Nonostante gli spot pubblicitari trasmessi (squallido usare dei bambini) e nonostante si sia a tutti costi voluto far credere alla gente che la tessera del tifoso segnerà una svolta epocale nella riduzione della violenza negli stadi, c’è da segnalare il vertiginoso calo degli abbonamenti che ha colpito il 90% delle società. A parte isole, in questo caso, non felici come Inter e Bari (ah proposito avremmo voluto vedere tutti i perbenisti baresi se la squadra biancorossa fosse stata quella di 2/3 anni fa) tutte le altre società lamentano un significativo calo degli abbonamenti. Passando in rassegna i dati degli abbonamenti in casa delle società di Serie A, quasi tutte accusano cali che in alcuni somigliano a crolli. Anche se il ministro Maroni vuol fare credere che siano solo gli ultra contrari alla tessera, la realtà è che il calo non si è avuto solamente di Curve. La cosa riguarda anche e soprattutto i settori distinti. Un tracollo che, tranne rari casi, ha più che dimezzato le adesioni di fedeltà ai propri colori.

Che negli stadi non si vogliano più i tifosi ma dei semplici clienti era chiaro fin dagli anni scorsi. Negli anni precedenti altri strumenti hanno fatto si che dal calcio si allontanasse chi non ne vuole più sapere di vicissitudini assurde, per un paese libero, per assistere ad una partita di calcio. Ormai acquistare un biglietto è un’odissea, niente più striscioni e tamburi, niente più bottiglie di acqua ne ombrelli, sempre in nome di una fantomatica battaglia alla violenza negli stadi. I dati dimostrano in realtà che in questo senso passi avanti non ne sono stati fatti, e non se ne faranno nemmeno con la tessera del tifoso. Basta aprire un qualsiasi giornale per capire come gli scontri fra delinquenti (che possono essere o non essere ultra) avvengono sempre fuori dagli stadi, e a meno che non si voglia impedire la libertà di circolazione sul suolo italiano a LIBERI CITTADINI, tutto questo continuerà a succedere senza che la tessera possa servire assolutamente a niente

Ma questo non è solo l’anno zero per l’introduzione della tessera del tifoso. Da quest’anno avremmo un ulteriore spezzettamento del campionato, viene introdotta infatti la partita della domenica a mezzogiorno, così che i tifosi potranno gustarsi il pranzo guardando la partita. Ovvio se il pensiero delle società fosse che i tifosi dovrebbero guardare le partite dagli spalti, a quest’ora avremmo ancora le giornate di campionato giocate interamente la domenica pomeriggio.

E’ facile dedurre che, finché le società di calcio si reggeranno sugli introiti delle televisioni (sarà così anche nel futuro) non si porranno mai il problema di chiedersi dove sono finiti i propri tifosi. Lo sanno perfettamente: davanti alla Tv. Poco importa se lo stadio presenta larghi spazi vuoti. E’ la dura legge di un mercato che si schiera con chi può farti arricchire, non certo con chi non ha queste prerogative e che spesso ti mette anche in difficoltà, come accade con i tifosi. In questo modo le società hanno la stagione garantita dagli euro delle televisioni, senza andarsi a fasciare la testa sul come portare avanti la baracca.

Per troppi anni il tifoso è stato un soggetto da coccolare per diventargli amico. Oggi che questa priorità è passata ai contratti milionari delle televisioni, il rapporto di fiducia e di amicizia riveste un ruolo marginale, al punto da infischiarsene altamente delle diserzioni.

Ma c’è chi si sta sfregando le mani. Logicamente sono le televisioni che detengono i diritti del calcio italiano. Loro, in controtendenza con il calo degli abbonamenti allo stadio, vedono crescere la clientela. Per le pay tv gli abbonamenti aumentano, altro che crisi. Sedetevi comodi in poltrona signori, questo è quello che si vuole oggi dal tifoso definito “normale”. Poco male, se pensiamo ai fatiscenti e disastrosi stadi italiani, dove non ci si risparmia per creare zone prefiltraggio, tornelli e varchi vari, tralasciano la funzionalità dei servizi essenziali.

Ma in fondo chi se ne frega del tifoso? Tutto quello che si richiede al tifoso moderno è di pagare (stadio o tv poco importa), sedersi e stare zitto, e possibilmente applaudire a comando, giacchè i presidenti molto spesso si lamentano dei fischi e delle contestazioni. Chissà di questo passo, magari un giorno, troveremo una nuova figura allo stadio: LA CLAQUE (Da wikipedia: si definisce claque qualsiasi tipo di manifestazione di consenso o di dissenso, non spontanea, ma espressa in modo da sembrare tale e finalizzata a suscitare o amplificare l’atteggiamento del resto del pubblico).

[Redazione Lecce Giallorossa – Fonte: www.leccegiallorossa.net]