Leo, il “nuovo motivatore” che non si vuol più fermare

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Leo non si ferma più. Dopo la doppia vittoria consecutiva in campionato, anche in coppa Italia l’allenatore brasiliano ha lasciato il suo segno superando 3-2 il Genoa e approdando così ai quarti di finale, mantenendo l’Inter in corsa ancora in tutte le competizioni. Al di là del risultato, che sottolinea la grande voglia di non arrendersi mai messa in campo dal Genoa ma non rispecchia la partita dei nerazzurri, quasi mai in difficoltà se non nel quarto d’ora finale, da questa gara emerge un’Inter ancora una volta capace di giocare in scioltezza, con allegria, ed è servita a testare quegli uomini che finora avevano giocato poco, cosa che Leonardo non aveva ancora potuto fare in campionato per l’impellenza del risultato.

E così spazio in campo dal primo minuto per Ranocchia (non male la sua prova eccezion fatta per l’errore in occasione del fallo da rigore), Santon, Mariga (buona anche la sua partita condita con il gol del 3-1), Muntari e nel secondo tempo ai vari Biabiany, Obi, Rivas. Un’occasione anche per far riposare i vari Stankovic, Milito, Cordoba, Lucio, in attesa del rientro degli infortunati, e per capire quali pedine possono essere cedute per sfoltire un po’ la rosa di quegli elementi poco utilizzati. Insomma un turn over utile e ragionato, che ha permesso a Leonardo di mettere in campo una squadra quadrata e motivata, sempre o quasi in possesso della partita.

Altro dato da sottolineare, il ritorno al gol degli attaccanti, dopo che con il nuovo tecnico erano andati in gol solo centrocampisti, o forse sarebbe meglio il caso di dire l’Attaccante, con la ‘A’ maiuscola, quel Samuel Eto’o sempre più da Guinness dei Primati capace di segnare due gol splendidi spianando la strada all’Inter per la vittoria finale. Leonardo se lo coccola e sorride, tutti i tasselli stanno tornando al loro posto, pian piano tutti gli uomini torneranno a disposizione e allora con l’intera rosa al completo e questa ventata di freschezza nello spogliatoio, la remuntada sarà realmente possibile. Sì perché è innegabile che i meriti di Leonardo, più che tecnici, siano stati psicologici: Leo è un uomo spogliatoio, un confidente, una sorta di compagno di squadra, alla Mourinho potremmo dire vista anche la grande amicizia tra i due; ben diverso dall’approccio, più “accademico” e distaccato che aveva Benitez. Per carità, un metodo che può funzionare, e funziona, benissimo in alcune squadre, ma evidentemente l’Inter gira al meglio con un allenatore che sappia fare anche da collante e motivatore, e dunque ben venga l’era Leonardo, se questi sono i risultati.

L’ultima volta si diceva di un Leonardo che però ha ancora del lavoro da fare, e non fa eccezione neanche questa gara di coppa Italia: va bene il valzer dei cambi, va bene il rilassamento sul 3-1, ma la squadra ha ancora subito gol e queste disattenzioni difensive vanno assolutamente eliminate. Ma per ora, come ho già avuto modo di dire l’ultima volta, ci accontentiamo volentieri di cominciare a recuperare un po’ di punti.

[Domenico Fabbricini – Fonte: www.fcinternews.it]