Milan Ibra dipendente. All’Amsterdam Arena finisce 1-1

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È sempre più il Milan di Ibra. Nella sua ‘prima’ alla guida di una fuoriserie contro una delle leggende del calcio internazionale, Allegri torna a casa da Amsterdam con un pareggio, qualche brivido di troppo, e la consapevolezza di dovere molto al suo gigante svedese, vero trascinatore di questo inizio di stagione.

Il Milan, in completo nero, scende in campo con un modulo nuovo, il 4-3-1-2, imbastito su un centrocampo granitico – con i muscoli di Gattuso e Flamini a protezione dell’estro di Pirlo – e sulla fantasia e l’acume di Seedorf, a giostrare fra le linee alle spalle del duo Ibrahimovic-Robinho. Immancabile lo svedese – il cui talento debordante era esploso proprio ad Amsterdam -, per l’attaccante brasiliano è invece la seconda gara da titolare, dopo quella casalinga e vittoriosa con il Genoa.

In panchina, come lasciato intendere da Allegri alla vigilia, Ronaldinho, a interpretare insieme a Inzaghi il ruolo di arma tattica, da utilizzare nel corso della gara in caso di bisogno. Un vero e proprio lusso per l’allenatore toscano, cui manca ancora Pato, in rodaggio dopo l’infortunio con l’Auxerre, e il cui lavoro, sino ad ora, è stato senza dubbio agevolato dalle prestazioni tutta sostanza di Ibrahimovic: per lui, in 5 presenze e 450 minuti tra campionato e coppa, già quattro reti, equamente divise nelle due competizioni.

In una Amsterdam Arena gremita, a partire meglio sono i ragazzi di Jol. Buon palleggio e pressing alto, come da tradizione Ajax, i biancorossi coprono bene tutte le zone del campo senza lasciare varchi ai rossoneri. Nel primo quarto d’ora gli olandesi con Emanuelson, Suarez e El Hamdaoui provano a impensierire Abbiati da lontano, mentre la difesa si chiude su Ibra costretto un paio di volte a rientrare a centrocampo per guadagnarsi palloni giocabili.

Aggressivo e grintoso – ben diverso da quello superato per 2-0 dal Real al Bernabeu – l’Ajax è padrone del campo, concede giusto un paio di lampi a Robinho e Flamini (controllati da Stekelenburg) e fende la difesa rossonera con una azione velocissima Suarez-El Hamdaoui: serpentina bruciante dell’uruguaiano, che supera in tunnel Nesta, destro preciso del marocchino e palla in fondo al sacco. Imbrigliato dagli avversari il Milan fatica a conquistare fette di campo anche se, a metà del primo tempo, Robinho, servito da una magia di Seedorf, spara incredibilmente a lato, tutto solo davanti a Stelekenburg in uscita. Troppo poco per una squadra costruita per vincere ovunque e decisa a riportare la Coppa dei Campioni nella sala dei trofei di Via Turati.

A raddrizzare le cose – come da copione – ci pensa Ibra: contropiede orchestrato da Seedorf, palla filtrante dell’olandese, controllo di petto e stoccata di destro a incenerire Stelekenburg. Massimo risultato con il minimo sforzo e gara di nuovo aperta. Nella ripresa, le squadre si allungano un pò, il pressing olandese si fa meno rapace, seppur costante e, al miglior palleggio dell’Ajax il Milan prova ad opporre rapide ripartente.

Su una di queste Robinho, generoso ma impreciso, manda a lato appena entrato in area avversaria mentre sull’altro fronte Suarez e El Hamdoui, vere spine nel fianco rossonero, seminano il panico con la loro velocità, che costa al Milan una messe di cartellini gialli. Inserita a centrocampo la verve di Boateng al posto di Flamini, Allegri prova a vivacizzare la manovra dei suoi. Senza particolare profitto. Mai schiacciati dai giovani di Jol, i rossoneri non hanno mostrato, però, quegli squarci di gioco che la classe posseduta in quantità industriali permetterebbe loro. Ancora troppo Ibra-dipendenti.

[Redazione Il Vero Milanista – Fonte: www.ilveromilanista.it]

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