Mutu: ”Sarei rimasto a vita a Firenze, ma era finito ciclo”

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Adrian Mutu intervistato dalla Gazzetta dello Sport parla di sè, del Cesena e della Fiorentina. Queste le dichiarazioni più interessanti:

Capitolo Cesena. E’ soddisfatto del suo inizio di stagione?
«Ho fatto un gol, abbiamo un solo punto. Posso e devo fare di più».

Quel rigore parato da Sorrentino…
«Per tenerlo fermo gli ho detto: “Ti faccio il cucchiaio”. Non l’ho convinto: tiro secco, lui si muove e para. I fischi al momento del cambio? Il tifoso paga ed è libero».

Il suo presidente, Campedelli è ancora «innamorato» di lei?
«Bisognerebbe chiederlo a lui…, io non sono pentito della mia scelta e non è stato un passo indietro. E’ un club serio e ho sposato con convinzione un progetto, penso di rimanere a lungo».

Nel 4-3-3 di Giampaolo è la punta centrale ma col Chievo è andata meglio quando ha fatto da spalla a Bogdani.
«Quest’anno gioco in un ruolo diverso. Ho sempre fatto la seconda punta e non ho il fisico da centravanti, mi piace partire dall’esterno per accentrarmi, scambiare con chi gioca davanti a me, puntare l’avversario. Ma Giampaolo è un tecnico intelligente, ha le idee chiare. Posso fare ancora la prima punta senza problemi».

Errori. Le squalifiche per doping?
«Del Chelsea non parlo. A Firenze in quel momento ho toccato il punto più basso della mia carriera: ho sbagliato, è stata una leggerezza».

Ancora guai. Un anno fa la rissa col cameriere kosovaro.
«Quando senti certe offese dagli spalti fai finta di nulla, dette di fronte a te hanno un effetto diverso. Mi sono sentito offeso come romeno».

Firenze, la Fiorentina.
«Pensavo di chiudere la carriera a Firenze. Mi sentivo stimato in campo e fuori, con i tifosi avevo un rapporto straordinario. Sarei rimasto a vita. Poi ho capito che si era chiuso un ciclo, non c’erano le condizioni per restare: il club aveva deciso di fare altre scelte ed era giusto lasciarsi».

Alla ripresa del torneo c’è proprio Cesena-Fiorentina.
«Mi emozionerò, parte del mio cuore è viola. Ma il mio compito è segnare e portare a casa i tre punti. Prandelli, Gilardino… Ho ricordi bellissimi. Ero forte, mi sentivo importante e protagonista. Ho una sola ferita aperta: la semifinale persa ai rigori in casa coi Glasgow Rangers nel 2008. Sì, più quella che la sconfitta col Bayern in Champions (2009-’10: clamoroso gol irregolare di Klose all’andata, ndr). Se c’è un rimpianto nella mia carriera è l’aver segnato tanto (96 gol in A, 54 in viola, ndr) senza vincere niente».

Progetti per il dopo calcio?
«Farò l’allenatore. A febbraio in Romania prenderò la laurea in scienze motorie: devo discutere la tesi. Ho già quella breve in Giurisprudenza. Tornassi indietro studierei di più».

[Simone Bargellini – Fonte: www.violanews.com]