Prandelli, Cannavaro, Mazzarri e la storia della difesa “a tre”

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Ultime gare per l’Italia di Prandelli con la qualificazione già in tasca. Il tecnico ha colto l’occasione per provare anche qualche elemento nuovo come Osvaldo e Cigarini. A Napoli, intanto, desta scalpore la nuova mancata convocazione dei difensori azzurri e in particolare di Paolo Cannavaro. Il ct, intanto, ha spiegato che il Napoli gioca con tre difensori mentre la Nazionale gioca con quattro elementi in difesa. Pertanto, l’ex tecnico viola preferisce convocare soltanto difensori già abituati agli automatismi della difesa “a quattro”. Prandelli, che ha allenato Cannavaro a Parma alcune stagioni fa, conosce bene le caratteristiche del giocatore e senza dubbio avrà fatto le sue valutazioni. Fatta questa premessa, però, è da ritenere poco soddisfacente la questione del modulo e dei tre difensori in luogo dei quattro.

Il Napoli gioca anche “a quattro” – I moduli nelle squadre sono importanti, ma ciò che conta è il modo in cui una squadra li interpreta e gli automatismi che un tecnico riesce a dare in base alle sue idee, a prescindere dai concetti generali tipici di ogni modulo. Quella della difesa “a tre” o “a quattro”, nel caso del Napoli di Mazzarri, è una storia ormai superata per chi conosce le dinamiche azzurre. Il Napoli adotta come schieramento di partenza tre difensori, quattro centrocampisti e tre attaccanti con uno di essi, Hamsik, tendenzialmente proiettato più degli altri compagni di reparto al lavoro passivo tipico di un centrocampista. Il modulo tuttavia, soprattutto nel caso della difesa, non è affatto rigido. Uno degli inconvenienti degli schieramenti difensivi “a tre” si manifesta quando si affrontano avversari con ali molto alte che possono, in tal modo, proiettare gli esterni verso il basso e la difesa da tre a cinque. Passare a cinque in difesa può significare molto spesso inferiorità numerica in mediana e comunque, un arretramento del proprio baricentro. Il Napoli di Mazzarri, però, riesce in tanti casi a superare l’inconveniente portando la difesa a quattro. Nella maggior parte dei casi è Dossena ad abbassarsi al livello dei difensori per tenere alto Maggio come faceva Aronica nel primo Napoli di Mazzarri (recentemente in Napoli-Fiorentina 0-0 con Cerci esterno alto). Pertanto, Cannavaro & co. si trovano spesso a giocare in una retroguardia con quattro elementi e grazie agli automatismi ormai collaudati da Mazzarri, la squadra non subisce alcun “trauma” tattico.

Una lancia a favore di Prandelli – L’unica lancia a favore di Prandelli sulle sue scelte riguarda un altro concetto tattico diverso dalla storia dei tre difrensori piuttosto dei quattro. Il Napoli adotta degli automatismi difensivi tali da rendere spesso impermeabile la difesa azzurra. I difensori, però, sono pressochè gli stessi utilizzati in passato dai predecessori di Mazzarri, ma il loro rendimento era abbastanza lontano da quello attuale. E’ innegabile che l’impostazione tattica in chiave passiva del tecnico di San Vincenzo, ha colmato alcune lacune evidenziate sotto altre guide tecniche. Ci riferiamo in particolar modo al centrocampo del Napoli di Mazzarri che svolge un filtro notevole, tutto a favore dei difensori. La retroguardia azzurra ha davanti a sè due mediani e inoltre, gode del lavoro passivo sistematico di Hamsik, spesso in copertura alle sortite di Maggio, e di Cavani che a volte rientra addirittura in difesa. Il centrocampo azzurro è una protezione notevole per la difesa, cosa che non accadeva con Reja e Donadoni e non a caso, il rendimento dei difensori era diverso. Prandelli, invece, adotta uno schieramento mediano meno “operaio”. Nella Nazionale non vengono schierati i due mediani a protezione della difesa tipici del gioco di Mazzarri che hanno giovato tanto a Cannavaro e non solo. Si resta, tuttavia, nel tema delle ipotesi perché mancano i riscontri concreti. Non è da escludere, in sostanza, che il Cannavaro di oggi, reso più forte e sicuro dalle sue stesse prestazioni e dalla contestuale crescita del Napoli, non possa ben figurare anche in compagini organizzate diversamente in chiave passiva. Tentar non nuoce quando ormai la qualificazione è in tasca e con una difesa italiana che non gode di grandissimi difensori.

[Marcello Pelillo – Fonte: www.tuttonapoli.net]