Qualità ed equivoci tattici: ecco cosa va e cosa non va nella nuova Lazio

La Lazio va ancora registrata, è normale essendo solo al 30 luglio. C’è ancora tempo per migliorare ed arrivare ad uno stato di forma accettabile. Il 18 agosto non è lontano, ma neanche dietro l’angolo e in mezzo ci saranno ancora tanti allenamenti e tante amichevoli per arrivare a quell’80% di livello fisico con cui Reja auspica di affrontare il preliminare di Europa League. Come riporta il Corriere dello Sport, a firma Daniele Rindone, equivoci tattici, ma soprattutto tanta qualità in ogni reparto: dopo l’entusiasmo iniziale, la Lazio fa i conti con una realtà che ha scoperto qualche falla nel sistema biancoceleste. Vediamo ruolo per ruolo, cosa va e cosa non va, per adesso, nella nuova Lazio.

Difesa – Le certezze si chiamano Dias, Biava e Radu. Da loro tre, che nello scorso campionato hanno fatto benissimo, riparte la retroguardia laziale. Il rinnovo di Radu è stato fondamentale per dare continuità ad un reparto che è uno dei punti di forza di Reja. Contro Slavia Praga ed Osasuna, Biava è apparso ancora un po’indietro, ma l’intesa con il brasiliano non è in discussione. I nomi nuovi, almeno nel blocco iniziale dei titolari, sono Marchetti e Konko: l’ex genoano, si è subito fermato per un problema al polpaccio. E’ questo il suo grande limite, le qualità tecniche non sono in discussione ma Konko nelle ultime tre stagioni non ha mai avuto continuità a causa di costanti problemi fisici. Dovrà superarli e si dovrà lavorare molto sui suoi muscoli se si vorrà dimenticare la partenza di un big come Lichtsteiner. Marchetti viene da un anno di stop, ha bisogno di rodaggio, ma ha qualità e dovrebbe non fa rimpiangere Muslera. Lulic e Stankevicius vanno valutati. Il bosniaco è un esterno alto e Reja sta cercando di inculcargli i dettami tattici per farlo giocare anche in difesa. Il lituano, è stato preso come centrale, all’occorrenza può giocare a destra: è affidabile. Contro l’Osasuna, però, è mancata spinta sulle fasce: Zauri e Garrido (andranno via) nel primo tempo e Scaloni e Radu nel secondo, non hanno mai affondato e cercato il cross. Con due attaccanti come Klose e Cissè, mettere palle a centro area diventa fondamentale, su questo Reja dovrà catechizzare i terzini, anche loro dovranno prendere parte in maniera costante alla manovra offensiva con due bomber di razza in avanti.

Centrocampo –  Tutto dipende dal modulo che Reja deciderà di adottare: con il rombo, solo uno tra Ledesma, Matuzalem e Cana potrà scendere in campo: al limite il brasiliano potrebbe muoversi come interno sinistro, ma l’albanese non come interno destro: è questa la convinzione di Reja. Lorik Cana è un mediano, un centrale non una mezz’ala così la pensa il tecnicno di Lucinico. Con il 4-2-3-1, invece, potrebbero trovare spazio due tra i tre giocatori sopracitati, e quindi dare anche più qualità e quantità al centrocampo. Con questo modulo, però, si porrebbe il problema centravanti. Matuzalem sta lavorando benissimo, tra i tre è il più in forma. Francelino sogna d’imporsi e conquistare una maglia da titolare. Contro l’Osasuna, Reja è rimasto deluso proprio dal centrocampo, in particolare Mauri ed Hernanes non rispettavano i dettami tattici. Il brianzolo si accentrava troppo, lasciando al solo Brocchi il compito d’inserirsi. Hernanes girava a vuoto e non riusciva a rifornire le punte. Bisogna oliare i meccanismi, perché il potenziale è elevatissimo. Il Profeta sta lavorando per arrivare al 100%, da lui dipende tanto dei destini della nuova Lazio: con il 4-3-1-2, avrebbe le chiavi della squadra, a lui il compito di accendere la Lazio con assist e gol. Stefano Mauri, invece, è quel giocatore che ha tempi d’inserimento capaci di spezzare le difese avversarie: tutto sta nell’acquistare confidenza con il modulo che Reja deciderà di adottare.

Attacco – Si parte da Klose e Cissè: i gioielli, i punti di forza della nuova Lazio. Nelle prime apparizioni spesso il francese  è stato impiegato defilato sulla destra, con il compito di scardinare le difese avversarie e di cercare il tedesco a centro area. Djibril vorrebbe giocare più avanti, ma è un campione  e quindi disposto a seguire le direttive tecniche anche a costo di qualche sacrificio. Sono due giocatori di livello superiore e lo si nota vedendoli all’opera. Contro l’Osasuna, sono stati gli unici ad essere pericolosi, a creare ansie alla difesa spagnola. Da loro la Lazio non può prescindere, qualsiasi modulo venga adottato. Vanno cercati i modi giusti per farli rendere al meglio. Poi c’è da chiarire le altre posizioni: Floccari è in partenza, Zarate è rebus, Rocchi e Kozak trovano pochissimo spazio e spesso si allenano con gli esuberi. L’argentino, però, sembra l’unico in grado di saltare l’uomo e fornire palloni ai due bomber.  Reja deve fare chiarezza, deve elaborare le sue strategie. L’attacco deve essere il punto di forza della Lazio versione 2011/2012.

[Marco Valerio Bava – Fonte: www.lalaziosiamonoi.it]