La Juventus di Spalletti continua a inseguire risultati che non arrivano, un inizio che sta alimentando più dubbi che conferme.
È un periodo strano, quasi sospeso, in cui la Juventus sembra camminare senza trovare davvero il passo giusto. Infatti i numeri parlano da soli: tre pareggi e una sola vittoria nelle prime quattro partite con Spalletti in panchina. Un avvio che ha lasciato più interrogativi che certezze, soprattutto perché il cambio in panchina avrebbe dovuto rappresentare una scossa forte, una virata netta dopo i mesi non brillanti con Tudor. Però, guardando la squadra in campo, la sensazione diffusa è che la differenza non si veda affatto.

Il gioco appare lo stesso, le idee sembrano non cambiare e la squadra rimane impantanata negli stessi limiti di sempre. Questa situazione ha iniziato a far tremare lo stesso Spalletti. Una paura nemmeno troppo nascosta, che arriva da una voce autorevole tornata di colpo a richiamare in causa proprio Tudor. Una scintilla inizialmente lasciata nell’aria, quasi un bisbiglio, che però negli ultimi giorni ha iniziato a prendere forma attraverso dichiarazioni pesanti, pronunciate da chi conosce bene l’ambiente bianconero e non parla mai a caso.
Luciano Spalletti non si prende la Juve
La voce in questione è quella di Alessio Tacchinardi, uno che ha vissuto la Juventus non solo da giocatore ma da interprete appassionato di ciò che significa indossare quella maglia. In una recente intervista, infatti, Tacchinardi non ha usato giri di parole e ha messo sul tavolo un’analisi chiara, quasi un ammonimento pubblico per il nuovo allenatore. Ha detto che al momento non ha visto niente di davvero diverso, che la Juventus scesa in campo in queste prime uscite sembra ancora quella disegnata da Tudor. Una frase che ha fatto rumore, perché arriva da un ex bianconero che di solito pesa ogni parola.

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“Al momento non ho visto granché di differente: sto vedendo la Juventus di Tudor. E ci sono rimasto un po’ così, evidentemente Spalletti non ha avuto troppe sicurezze e ha optato per l’usato sicuro”, ha dichiarato Tacchinardi, spiegando come la transizione non sia affatto evidente. Una valutazione che senza ombra di dubbio mette pressione su Spalletti, il cui lavoro finora sembra frenato dal poco tempo e dalla volontà di non stravolgere subito l’impianto lasciato dal precedente allenatore.
Nonostante questo, Tacchinardi ha voluto anche ampliare il discorso, soffermandosi su cosa significhi davvero essere Juventus. Ha ricordato che questa squadra deve ritrovare fame di vittoria, cattiveria agonistica, quella scintilla che in passato era il tratto dominante di ogni calciatore bianconero. Secondo lui Spalletti sarà in grado di tirare fuori tutto questo dai suoi ragazzi, purché ritrovi presto sicurezza e coraggio nelle scelte. Perché la Juve non aspetta, e quando l’ambiente percepisce una mancanza di direzione, iniziano a circolare nostalgie per chi c’era prima. E il nome di Tudor, in questi giorni, è tornato fin troppo spesso.
Il tempo per invertire la rotta c’è, però la sensazione è che Spalletti debba farlo in fretta. La Juventus ha bisogno di identità, carattere e risultati. E soprattutto ha bisogno di un allenatore capace di mostrare la propria mano, prima che la panchina inizi a muoversi davvero sotto i suoi piedi.