Il Real Madrid ottiene una vittoria legale contro UEFA: Florentino Pérez rilancia la visione della Superlega

MADRID – Non è solo una battaglia legale, è una vera e propria crisi di potere, un sisma che sta scuotendo le fondamenta del calcio europeo. L’immagine di Florentino Pérez, il presidente del Real Madrid, racchiude la determinazione di chi si sente investito di una missione: rivoluzionare lo sport più popolare del mondo, anche a costo di scontrarsi frontalmente con l’establishment.
L’ultimo capitolo di questa saga infinita è risuonato come un tuono, con la notizia che i Blancos hanno incassato quella che viene definita una “importante vittoria” nella battaglia legale contro i principali organi calcistici europei. Ma è l’accusa, riportata a chiare lettere, a fare scalpore: “Abuso di posizione, chiederemo i danni”.
La Superlega, fin dalla sua fugace e caotica nascita, è stata dipinta come il progetto che avrebbe dovuto “rivoluzionare il mondo del calcio”. Dietro questa promessa c’era, e c’è, un’idea tanto semplice quanto controversa: creare una competizione per le élite, garantendo introiti stellari ai club fondatori, al riparo dalle incertezze dei risultati sportivi annuali.
L’UEFA, percepita dai sostenitori della Superlega come un monopolio ingessato e miope, è ora sotto il tiro incrociato dell’accusa più grave nel diritto della concorrenza: l’abuso di posizione dominante. In sostanza, il Real Madrid e i pochi irriducibili rimasti (tra cui Barcellona) sostengono che l’organo di Nyon abbia utilizzato il suo strapotere per soffocare sul nascere una competizione alternativa, minacciando sanzioni e ritorsioni, anziché competere sul libero mercato delle idee e dei tornei.
Mentre la maggior parte dei club inizialmente coinvolti ha fatto un passo indietro, spaventata dalla reazione veemente di tifosi, media e politici, il Real Madrid non ha mai mollato la presa. Questa tenacia, incarnata dalla figura di Pérez, non è solo una lotta per i “propri diritti”, ma una guerra di visione. Il presidente Blanco vede la Champions League come un format obsoleto, non più in grado di generare gli introiti necessari a sostenere le spese faraoniche delle superpotenze calcistiche moderne. Chiedere i danni, ora, non è solo un potenziale risarcimento economico; è un gesto politico fortissimo, la dichiarazione che la Superlega non è morta, ma è stata ingiustamente impedita.
Questa vittoria in sede legale, se pienamente confermata e se aprirà la strada a richieste di danni potenzialmente miliardarie, disegna un futuro immediato estremamente incerto per il potere costituito nel calcio. Un successo contro l’UEFA metterebbe in discussione in modo drammatico la sua autorità e la sua capacità di controllo sul calendario e sulle competizioni future. Inoltre, fornirebbe il carburante e la legittimità necessari al progetto Superlega per riemergere in una nuova veste, magari meno esclusiva e più attenta alle dinamiche di accesso, ma comunque chiaramente alternativa alla Champions. La battaglia tra il visionario e l’establishment è lungi dall’essere conclusa, ma la frase “chiederemo i danni” ha innescato una miccia che, per la prima volta, sembra far tremare davvero i palazzi del potere del calcio europeo.