Alex è vivo

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Ci risiamo. Alex è tornato. Potremmo sprecare i soliti roboanti epiteti di circostanza per celebrare l’ennesima resurrezione di Del Piero, ma in fondo perché sfibrarsi tanto in lodi che sarebbero dettate più che altro dalla sorpresa di rivedere il numero dieci in cima alla storia?

Chi conosce la carriera altisonante di Alex invece non può, non deve assolutamente sorprendersi; sarebbe quasi oltraggioso farsi trascinare dall’euforia del momento per lasciarsi andare ad asserzioni imbottite di sbigottimento. Sua Maestà è sempre stato l’uomo della Provvidenza, quello del gol d’autore nel momento topico di un torneo, colui che, quando il gioco si fa duro, inizia a fare sul serio.

Spietato lo è sempre stato. Senza troppe riverenze ha umiliato ogni squadra, fosse il Milan o il Real Madrid, l’Inter o il Manchester, il Brasile o la Germania. In Coppa dei Campioni o in Coppa Intercontinentale o ai Mondiali. A 20 anni o 37, poco importa, la classe non invecchia, o almeno non così in fretta come si tenderebbe a pensare.

Alex ha fermato il tempo, lo ha reindirizzato sul binario della vittoria. Lo ha domato prima e lo ha elevato su livelli mostruosi poi. La linguaccia torna così a risplendere, facendo morire di vergogna i soliti sprovveduti che osavano porlo in cassa integrazione. Per la pensione c’è ancora tempo, e non si tratta di subire una riforma del Primo Ministro Monti.

Il posticipo di pensionamento  è stata una sventura per molti lavoratori, ma nel caso di Del Piero la sventura per noi tifosi sarebbe non vederlo più, già dal prossimo anno, in maglia bianconera. Quella maglia che per Pinturicchio è diventata una seconda pelle, una protesi alla sua esistenza. Alexinho è stato autore in cinque giorni di 2 reti provvidenziali, piegando prima il Milan in Coppa Italia, trascinando di fatto la Juventus in Finalissima, per poi affondare l’Inter nel derby d’Italia, consentendo alla sua squadra di rimanere attaccata al Milan di fanta Ibrahimovic (nemmeno la Roma lo ha potuto fermare).

Il primo gol in Campionato (186 in toto) ne acuisce i rimpianti per non averlo visto impiegare in maniera oculata in precedenza e ripropone gli interrogativi sul trattamento ostile perpetratogli  da Conte e dalla Presidenza bianconera (ignobile l’uscita di Andrea Agnelli che mesi fa liquidò il sommo Alex, trattandolo inspiegabilmente alla stregua di una zavorra da cui liberarasi).

Secondo loro il Capitano leggendario andava posto su di un piedistallo, stando bene attenti a non smuoverlo dalla base di ipocrisia ed ignoranza che un pò lo celebrava e allo stesso tempo lo rendeva inutile alla causa bianconera. Un sacrilegio per gli intenditori, per gli esteti del bel calcio, di Del Piero. Una scelta obbligata per  i sapientoni del c…., sì del calcio, quello urlato nei talk show, o in qualche avventata trasmissione faziosa, che non fa altro che peggiorare lo stato deprecabile in cui versa la Tv, sbranata dall’ignoranza, che ingoia i buoni propositi di quei pochi intenditori rimasti sulla scena. Ma non usciamo dal tema principe di questo brano, e torniamo al protagonista di questo soliloquio, un inno alla grandezza di Del Piero.

I suoi gol con la Juve sono 287. Quota 300 è lontana, ma non si può mai dire. Se Pinturicchio riuscisse a suon di gol a far tornare Conte sui suoi passi (mostratisi sinora incuranti al rumore della leggenda, andando contro ogni logica), allora ci vorrebbe un bel po’ di coraggio a non rinnovargli il contratto…

Specie se Alex dovesse regalargli il 30° Scudetto  sul campo (l’8° personale pur con quei 2 assurdi asterischi che rimandano all’odiosa Calciopoli…). Nei momenti decisivi Alex non ha mai tradito. Ma bisogna dargliene l’opportunità. Chissà se finalmente Conte avrà capito con chi ha a che fare.

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