Bari, la coperta è corta in avanti

Il lungo sogno estivo chiamato Giovinco è svanito, dileguandosi nelle tenebre di una notte di mezza estate. Stamane, la città si è svegliata imbronciata, anche un po’ svogliata se vogliamo, con quel vago retrogusto amaro in bocca, tipico di chi ha abusato a tavola la sera prima. La sbornia per la formica atomica ha lasciato il suo strascico. E mentre proviamo a rimettere in moto il nostro metabolismo, tra una colazione frugale e un contropelo approssimativo, ci ritroviamo ad interrogarci su quello che appare oggi, a tutti gli effetti, come un fallimento.

Ma come, Giovinco non si era detto affascinato dal progetto tecnico di Ventura? E la Juve, a parità di offerta (Giovinco è stato ceduto al Parma con la formula del prestito oneroso con diritto di riscatto della metà, le firme in giornata), non aveva lasciato intendere che avrebbe lasciato libertà di scelta al calciatore? Sono interrogativi ai quali, probabilmente, non avremo mai una risposta.

Ma non sono gli unici quesiti irrisolti di questo giallo degno del miglior Camilleri. Sono tanti i punti oscuri di una vicenda che lascia i supporters baresi sospesi in un limbo tra incredulità, rabbia e delusione. A cominciare dalle tante parole rassicuranti che il direttore sportivo Angelozzi e il procuratore del fantasista juventino D’Amico avevano speso ai nostri microfoni nel corso degli ultimi giorni. Evidentemente, qualcuno (più di uno) aveva fatto i conti senza l’oste. O meglio, restando in tema di romanzi gialli, non aveva tenuto conto del maggiordomo, colui che alla fine risulta essere sempre il colpevole. Il maggiordomo di turno risponde a nostro avviso al nome di Claudio Pasqualin. Già nei giorni scorsi, avevamo avuto modo di scrivere come il carismatico procuratore stesse spingendo Giovinco sulla via Emilia. Probabilmente, alla fine il suo ascendente e la sua esperienza avranno alla fine avuto un peso determinante sulla vicenda, chissà.

Fatto sta che ora il Bari deve dimenticare in fretta il brutto colpo incassato, e rimettersi subito al lavoro per centrare il vero obiettivo di questo periodo, ovvero quello di consegnare nelle mani di Ventura una rosa competitiva entro il 29 di agosto prossimo. Tanto lavoro è stato fatto, ma il poco che resta da fare non va approssimato.

Il Bari necessita ancora di un difensore centrale che completi il pacchetto arretrato (che nelle prime uscite ha fatto registrare non poche sbavature), sia numericamente che qualitativamente; meglio sarebbe se si trattasse di un elemento di esperienza, in grado di garantire affidabilità e di scrollare una parte delle responsabilità dalle spalle dei giovani. E poi, serve un elemento in avanti, uno in grado di elevare il tasso tecnico ed aumentare il ventaglio di soluzioni offensive a disposizione dei galletti. Meglio se si trattasse di un esterno offensivo, a nostro avviso. Anche perché la soluzione Ghezzal appare come una forzatura, se vogliamo pure alla luce del fatto che l’algerino è arrivato a Bari per rimpiazzare il bomber Riccardo Meggiorini.

Attualmente sulle corsie esterne gli uomini a disposizione di Ventura sono contati o quasi. Numeri alla mano, il Bari in quel settore ha almeno due pedine in meno (tre, se si tiene conto del ruolo ricoperto da Allegretti per tutta la stagione) rispetto al campionato passato. Globalmente, Ventura lo scorso anno aveva a disposizione per le fasce 6 pedine (Alvarez, Rivas, Antonelli prima e Sestu poi, Kamata, Koman e Langella), diventate poi 7 a gennaio con l’ingaggio dell’ungherese Gosztonyi. Quest’anno, attualmente, Ventura dispone di soli 4 esterni di ruolo, ovvero i confermati Alvarez e Rivas ed i baby D’Alessandro e Romero, 40 anni ed un numero di presenze in Sere A calcolabili sulle dita di una mano in due. Ci sarebbe, come detto, anche l’algerino Ghezzal, impiegato spesso sull’out sinistro da Ventura in questi giorni di ritiro, ma in tal caso la carenza si registrerebbe poi in attacco, dove gli arruolabili sarebbero 4 (Barreto, Kutuzov, Castillo e Caputo o chi per lui) a fronte dei 5 della passata stagione (Barreto, Kutuzov, Greco prima e Castillo poi, Meggiorini e Sforzini).

Insomma, la coperta in avanti è corta e finanche un po’ rabberciata, se tenessimo conto del bagaglio di esperienza dei nuovi arrivati sulle fasce e della cronica precarietà delle condizioni fisiche di Rivas. Se è vero che il Bari punta a confermare il risultato della scorsa stagione, urge un innesto di qualità. Non vogliamo credere alle parole pronunciate da Guido Angelozzi nei giorni scorsi (“…se non arrivasse Giovinco non prenderemmo nessuno, stiamo bene così…”): probabilmente le stesse sono state dettate dall’eccesso di sicurezza sul buon esito della trattativa con la Vecchia Signora. Di giocatori idonei al progetto, in giro, ce ne sono. A cominciare dal duo Guberti-Cerci, elementi eternamente accostati ai colori biancorossi; passando per l’altra sponda del Tevere, dove Pasquale Foggia attende una società che punti a rilanciarlo; arrivando su fino alle Venezie, dove il talento ancora inespresso di Francesco Lodi è in cerca di continuità per attecchire. Non dimenticando soluzioni di buona qualità a costi inferiori, come quelle di Andrea Gasbarroni e Biagio Pagano proposte dalla cadetteria.

Non c’è tempo e motivo per leccarsi le ferite, dunque. Il Bari deve fare quadrato e cercare una soluzione idonea. E’ il momento di regalare ai tanti supporters baresi un calciatore in grado di accendere la loro fantasia. E magari, capace di permettere al galletto biancorosso, da sempre abituato a razzolare ad altezza d’uomo, di spiccare finalmente un bel volo da aquila verso il calcio che conta.

[Mauro Solazzo – Fonte: www.tuttobari.com]