Bologna, Castagnetti: “Il progetto Dall’Ara del futuro …”

Un Dall’Ara più moderno, a norma UEFA e con attorno un polo sportivo che riqualificherà l’intero Quartiere Saragozza: questa è l’iniziativa dell’associazione “Pro Bologna” che ha lavorato per diversi anni alla realizzazione di un progetto che faccia nascere lo stadio del futuro. Ad una settimana dall’apertura del Bologna alla ristrutturazione del Dall’Ara, l’architetto Lorenzo Castagnetti ci racconta di questo progetto che interessa particolarmente alla dirigenza rossoblu:

Il Presidente Albano Guaraldi ha aperto nei giorni scorsi alla ristrutturazione del Dall’Ara. É un passo importante, voi avete avuto contatti con la società rossoblu? Non abbiamo avuto contatti diretti, ci siamo incontrati in qualche occasione ed abbiamo avuto contatti sporadici con l’ufficio stampa. Sembra che ci siano le intenzioni, appena sarà possibile, di fare un incontro per cui speriamo.

Come si chiama il vostro progetto e chi ci lavora? Si chiama “Sport Campus Andrea Costa” e l’ iniziativa è nata dall’associazione Pro Bologna che abbiamo creato nel 2009 con lo spirito di radunare varie figure professionali accomunate dalla passione per il Bologna e che mettessero a disposizione le proprie conoscenze per proporre e portare avanti iniziative propositive. Questa è stata la prima e probabilmente è tutt’ora la più importante: da lì si sono uniti al team di lavoro un sacco di enti e soggetti attivi nel territorio. Principalmente il progetto è stato sviluppato dal mio studio che si chiama Brenso in collaborazione con Tecnicoop che è una società di ingegneria di Bologna.

Ci descrive, in sintesi, il vostro progetto? Io penso che i più grandi pregi del progetto che stiamo portando avanti siano due: in primis, il fatto che sia nato dal basso ovvero che in un certo senso sia stato portato avanti a titolo volontaristico quindi privo di qualsiasi appartenenza politica o speculazione edilizia ed economica. In seconda battuta, il fatto che sia concentrato non solo nell’interesse del Bologna Calcio ma anche della città: questo perché fino a un po’ di tempo fa il discorso si era strutturato solo sulla ristrutturazione dello stadio ovvero la nuova casa del Bologna. Invece, il nostro progetto è di riqualificazione urbanistica quindi di un’area molto più vasta che ha all’interno uno stadio di calcio.

E’ un progetto che dà importanza al Dall’Ara ma anche a quello che gli sta intorno. Quali sono i tratti distintivi? I punti fondamentali del progetto sono quelli che riguardano e che prevedono la realizzazione di un polo specialistico a carattere prettamente sportivo. Tutto il programma che abbiamo inserito nel progetto è incentrato su attività collaterali allo sport, cioè alla pratica di tutti i livelli dilettantistici e professionistici fino ad arrivare allo stadio del Bologna: questo prevede la riconversione di quello che è l’antistadio e del parco che sta tra Villa Serena e la Certosa. Per quello che riguarda lo stadio, le cose principali a livello di intervento sono quelle che prevedono la rimozione delle superfetazioni di Italia ’90 quindi tutta la struttura metallica attorno alla facciata di mattoni, l’abbassamento del campo da gioco e la demolizione di parte degli spazi per poter realizzare delle tribune all’inglese a ridosso del campo da gioco e poi ovviamente l’intera copertura di tutto lo stadio.

Quanti posti conterrà all’incirca? Noi abbiamo previsto una riduzione della capienza dai 38.000 circa ufficiali di adesso a 31-32.000: quando abbiamo fatto il progetto ci siamo basati come linee guide sui requisiti che la Uefa pone per gli stadi che devono organizzare eventi di carattere internazionale come un Europeo o un Mondiale. Scendere sotto ai 30.000 posti avrebbe precluso a Bologna di ospitare eventi di questo tipo ma anche di ospitare, ad esempio, una finale di Coppa Uefa indipendentemente dal fatto che ci giochi il Bologna o meno.

Si può parlare di costi o è troppo presto? Si può parlare di costi perché ovviamente non si può non parlarne, però è anche vero che come ripeto sempre noi abbiamo portato avanti un discorso di fattibilità economica piuttosto superficiale. Quello che abbiamo fatto è stato cercare di dare un costo a tutti i tipi di lavorazioni e interventi previsti su una base parametrica: lo stadio Dall’Ara è un caso piuttosto particolare e per poter arrivare a delle cifre attendibili bisognerebbe passare da un progetto preliminare che è quello che abbiamo presentato ad uno studio di fattibilità. Detto questo, ti posso dire che secondo i nostri conti l’intervento totale si dovrebbe aggirare sui 110 milioni di euro di cui 40 necessari per la ristrutturazione dello stadio.

Con il Comune e le Sovrintendenze avete avuto modo di parlare? Il progetto è iscritto al Piano strategico metropolitano al tavolo ambiente e mobilità ed è considerato uno dei progetti pilota: è un anno e mezzo che lavoriamo ai tavoli del Piano strategico metropolitano promosso da Comune e Provincia.

Quanto può beneficiare Bologna e soprattutto il Quartiere Saragozza da un’iniziativa del genere? Innanzitutto, ti dico che sono 33 anni che a Bologna non si costruiscono impianti sportivi pubblici: siamo l’ultima città in Regione come indice di dotazione di impianti sportivi per abitanti. Io e i miei soci veniamo tutti da esperienze all’estero nelle quali abbiamo avuto modo di comprovare che lo sport può essere un mezzo di traino per l’economia locale: non è vero, come si pensa spesso anche per la cultura, che lo sport non fa soldi. All’estero, questo è già un modello abbastanza consolidato ed abbiamo avuto modo di provarlo sulla nostra pelle.

Il concetto in assoluto di creare un policentrismo, ovvero vari poli specialistici all’interno della città, è fondamentale per limitare il consumo del territorio e per riqualificare aree degradate o in disuso. Per quello che riguarda la tipologia specifica di questo polo specialistico ovvero quella sportiva, crediamo ed abbiamo tutti i sospetti per esserne convinti che l’area abbia una forte concentrazione sportiva così com’è: si vede anche guardandola dall’alto in base a tutti i microcentri sportivi che ci sono. E’ anche vero che l’ecoturismo sportivo è in costante crescita ed è un modo abbastanza pulito di fare dell’economia alternativa, ne potrebbe risentire sia l’economia locale che tante altre cose come anche per dire la sanità: una cittadinanza più sana è anche una cittadinanza che costa meno in termini sanitari.
 
Credi che bisognerà aspettare la fine della costruzione del centro tecnico di Granarolo prima di potere partire con lo stadio? Sono due cose che possono tranquillamente andare avanti separatamente, anche a livello pratico percorrono due iter diversi. É ovvio che in entrambi i casi il principale interlocutore è il Bologna calcio e non trattandosi di una società con grande disponibilità di liquidi è ovvio che se fai un investimento importante da una parte non ti puoi permettere di farne un altro contemporaneamente. Nel caso dello stadio della Juventus a Torino, l’unico del genere realizzato in Italia, dal momento in cui si sono presentati in comune i progetti sono passati diversi anni prima che si posasse la prima pietra. Prima c’è la necessità di dare intanto una destinazione futura al Dall’Ara e a tutto quello che ci sta intorno e poi ci sarà tutto il tempo di programmare,  organizzare e riferire i finanziatori, gli sostenimenti, i fondi, ecc.

[Greta De Cupertinis – Fonte: www.zerocinquantuno.it]