Bologna, il punto: in quale reparto urgono rinforzi?

Il 2012 era cominciato con una vittoria ed è finito con una sconfitta. La prima parte dell’anno è stata una bella cavalcata, il Bologna aveva trovato un’identità e dopo le difficoltà iniziali aveva chiuso con un nono posto che, lungi dall’essere normalità, è stato il miglior piazzamento degli ultimi dieci anni. Si poteva ripartire da lì e invece è arrivata la Rivoluzione d’Estate. Normalmente si stravolge tutto per migliorare, preferibilmente la squadra. Quando invece si affoga nelle cambiali come Paperino, si cambia tutto per mettere delle toppe al bilancio. Il Bologna è riuscito nell’impresa di aprire la terza via: stravolgere tutto peggiorando conti e squadra. Ha cambiato per cambiare, come una umarell che cambia la disposizione degli attrezzi in garage per ingannare il tempo e butta via quelli buoni per tenersi il ciarpame.

Sono cose che ormai sappiamo a memoria e pare che il tempo di cercare dei colpevoli non arriverà mai se è vero che con il mercato alle porte gli attori saranno sempre gli stessi.

Cosa serve al Bologna per vivere una seconda parte di stagione più tranquilla?

Sicuramente un portiere. Questa era la certezza di tutti fino ad un mese fa. Poi, adesso che sarebbe il momento di mettere le mani in tasca e contare la pecunia, anche questa certezza è venuta meno. In fondo Curci sta guarendo e Agliardi è un bravo ragazzo. Servirebbe anche almeno un esterno in modo che Pioli non sia obbligato a mettere Morleo quando vuole allargare il gioco. Archimede è un altro bravissimo ragazzo, corre come una locomotiva, ma l’ultima volta che ha saltato un uomo erano entrambi all’asilo. Il Bologna si affaccia alla finestra di mercato in cerca di occasioni. Gira per i banchetti con le mani dietro alla schiena, chiacchera con i venditori ambulanti del più e del meno e spera di trovare la “bazza”. Poco importa il ruolo, basta che sia ben confezionata.

Nel frattempo da Genova vorrebbero sapere come la mettiamo con Gilardino. Il Gila dopo un inizio devastante ha scontato l’assenza di rifornimenti, un po’ come fosse una campagna di Russia. Averlo e non servirlo è come cenare con la Bellucci negli Emirati Arabi e costringerla al burqa.

Guaraldi è stato da Preziosi, ha sfoggiato un sorriso da Clark Gable e ha detto: Immobile. Il Presidente del Genoa, intento a contare i proventi natalizi dei vari Ciccio Bello ha accettato: a Bologna arriverebbe Immobile in rotta con i tifosi e Gila tornerebbe sotto la Lanterna.

Un malinteso. Quando Guaraldi dice “Immobile” raramente si riferisce a Ciro, in genere parla di forme di pagamento alternative. Cosa mi auguro per il 2013? Beh, vorrei che il BFC si volesse bene e pensasse al suo futuro. Vorrei si dotasse di una struttura capace di fare calcio e non vivesse alla giornata. Per giustificare la politica del respiro corto ho addirittura sentito dire che Pioli preferisce giocatori anziani. Ovvio che se hai dei dubbi sulla permanenza in A vai sul sicuro. Pioli però fa l’allenatore non il DS. Non ha responsabilità di autosufficienza economica, deve solo portare a casa il risultato, stagione per stagione.

In questo 2012 abbiamo salutato giocatori importanti, c’è stato l’addio a Di Vaio, la penosa vicenda Ramirez e abbiamo salutato anche Mudingayi, l’ultimo superstite  (se non sbaglio) dal primo anno di serie A. Abbiamo chiuso il 2012 vedendo Belfodil imperversare in maglia crociata. Però abbiamo anche vinto a Milano con l’Inter, a Roma due volte con giallorossi e Lazio e sbancato il San Paolo con il gol più bello dell’anno. A proposito di imprese: so bene che il campionato non regala certezze e la Coppa Italia è vissuta come un rischio. Però quella Coppa è l’unico modo che abbiamo per sognare un po’, per elevarci dalle nebbie della mediocrità e conquistarci un posto al sole. Sarebbe bellissimo giocarsela fino in fondo, senza calcoli, con la voglia di fare un’impresa. Ecco, se devo augurarti qualcosa, caro Bologna, ti auguro di andare avanti in Coppa e lasciare il segno nei ricordi di tutti noi. Le salvezze, larghe o risicate si assomigliano tutte e col tempo sfumano e si confondono le une con le altre. I disastri ed i trionfi invece sono unici ed indelebili.

Fino a quando non potremo sperare in qualcosa di meglio rispetto a cinque punti dalla terz’ultima la Coppa Italia può essere una grande occasione. Buon anno a tutti, spero che passiate dei lunedì meravigliosi, pieni di buon umore.

[Riccardo Rovinetti – Fonte: www.zerocinquantuno.it]