Bologna, Rossi: “Dobbiamo dare il massimo in ogni partita per far ricredere i tifosi”

logo-bolognaNel primo pomeriggio, alla vigilia della partita casalinga contro il Lanciano, ultima partita di stagione regolare prima dell’inizio dei playoff, Delio Rossi ha incontrato come di consueto i giornalisti nella sala stampa di Casteldebole. Queste, suddivise per argomenti principali, le dichiarazioni rilasciate dal tecnico rossoblù.

Prospettive future – «La nostra prospettiva è il lavoro quotidiano, quello che ci deve portare a fare risultato col Lanciano, cosa che avremmo già dovuto fare prima. Domani sera mi auguro di vedere una squadra che sa esattamente ciò che vuole e come ottenerlo».

Il cuore non si allena – «Sono stato chiamato a fare presto e bene, un compito non semplice. I ragazzi in allenamento si impegnano molto, stiamo lavorando sia sul piano fisico che su quello tattico e ogni giorno provo ad aggiungere qualcosa di mio, senza stravolgere nulla. Per quanto riguarda invece il cuore, il coraggio e la grinta, quelle sono doti che non si possono allenare, o le hai o non le hai. Parlando in generale, esistono calciatori che durante la settimana sembrano fenomeni e poi in partita non combinano nulla, e altri che fanno esattamente il contrario, dormono in settimana e poi si scatenano in partita, sta al tecnico capire che tipo di giocatore ha davanti».

Krsticic e Cacia – «Se un giocatore viene convocato vuol dire che è pronto per giocare, anche dal primo minuto, altrimenti non lo porto. Nenad può essere una soluzione, ho ancora un paio di dubbi ma me li tengo, di solito la notte porta consiglio, ci penserò bene e poi ovviamente domani sbaglierò (ride, ndr). Se l’undicesimo in campo sarà Cacia? Sì, potrebbe anche essere lui, certamente lo tengo in considerazione al pari degli altri».

Le motivazioni alla base di tutto – «Nella nostra professione le motivazioni non ci devono arrivare dai fischi, dal voto in pagella o da cose di questo genere, dobbiamo trovarle dentro di noi, sempre e comunque, altrimenti saremmo dei dilettanti che giocano solo per hobby. In un professionista deve esserci la voglia di migliorare e guardare avanti per crescere sempre di più, non posso esserci stimoli dettati solo da un momento contingente. Guardate la Juventus, gioca con la stessa intensità e la stessa voglia di vincere una finale di coppa o una partita di campionato senza valore contro il Cagliari, questa è la differenza tra giocatori di alto e di basso livello. Le motivazioni devono venir fuori anche in allenamento, dove bisogna dare il 110%, e credo che questi ragazzi lo stiano dando, poi c’è chi sta meglio e chi sta peggio, chi soffre di più le responsabilità e chi meno, questo credo che sia normale».

L’avversaria di domani – «Ho rivisto le loro ultime due partite e anche quella dell’andata. In generale posso dire che in questa Serie B ci sono tante squadre organizzate, con una certa quadratura, e il merito è dei miei colleghi che evidentemente hanno saputo trasmettere bene determinati concetti, degli sprovveduti non ce ne sono. Il Lanciano chiaramente verrà qui con la testa libera, ma se questo sarà un vantaggio o meno dipenderà solo ed esclusivamente dal nostro atteggiamento».

Conta solo la maglia – «Quando un giocatore  firma un contratto diventa proprietà di un club, non di un presidente, di un direttore sportivo o di un determinato gruppo, ed è tenuto per deontologia professionale a dare il 110%. Poi se a uno sta più simpatica una figura piuttosto che un’altra all’interno della società deciderà lui con chi andare a cena e con chi no, ma sono fatti suoi, quello che conta è che in campo dia il massimo e porti rispetto alla maglia. Anche io sono stato calciatore e l’unica cosa che mi interessava era mettere in difficoltà l’allenatore, guadagnarmi un posto in squadra e stop, tutto il resto non contava».

I problemi del reparto offensivo – «La squadra deve mettere in condizione gli attaccanti di segnare, e viceversa gli attaccanti devono mettere la squadra in condizione di farli segnare, devono dare qualcosa in più. Riguardo a Mancosu, ovviamente spero che si sblocchi il prima possibile, ma prima di tutto conta vincere, indipendentemente da chi fa gol».

Nuovo incontro con Saputo – «Sì, ieri ci ho parlato e posso dire che siete molto fortunati ad avere un presidente così, persone del genere non si trovano tutti i giorni. È un uomo e un manager che sa bene quello che vuole ma non ti mette pressione, ha delineato una strategia e la sta portando avanti insieme ai suoi collaboratori, io provo ad aiutarlo a raggiungere l’obiettivo prefissato facendo il mio lavoro il meglio possibile ».

Un presidente ‘lontano’ – «A me che ci sia o no cambia poco, nel senso che mi impongo da solo di dare il massimo e non ho bisogno di ulteriori stimoli, personalmente preferisco un presidente che non ti sta troppo col fiato sul collo, perché è sintomo di poca fiducia. Fermo restando che rimane comunque la figura più importante di una società, e come tale ha sempre il diritto dire la sua quando vede che qualcosa non va o non lo soddisfa, e tramite il confronto si può raggiungere una collaborazione ideale. Il rispetto dei ruoli è molto importante, io ad esempio non dimentico mai di essere solo un dipendente del Bologna».

Obiettivi a lungo termine – «Per avere un futuro bisogna vivere intensamente il presente, e quindi pensare solo alla partita con il Lanciano, senza guardare troppo oltre: il mio futuro è domani».

Le squadre da evitare ai playoff – «Questo discorso ha una valenza relativa, come quando ci si riduce a dover sperare nei risultati negativi delle altre. Noi dobbiamo pensare solo a risolvere i nostri problemi e migliorare, così da poter affrontare nel modo migliore tutte le avversarie che ci troveremo di fronte».

Poca fiducia nella squadra – «Capisco l’amarezza dei tifosi, perché alla fine quello che conta sono i risultati. Il fatto che ora ci sia poca fiducia nei nostri confronti, però, non deve essere visto come una cosa negativa, ma come un ulteriore stimolo da qui alla fine della stagione. Dobbiamo dimostrare a tutti che si stanno sbagliando, dobbiamo dare il massimo in ogni partita per farli ricredere».

Laribi in forte calo – «Se un giocatore è stanco o meno lasciatelo giudicare a me. A Vercelli ho fatto partire Laribi dall’inizio e non sono affatto pentito, i rimpianti semmai arrivano dal fatto di non essere riusciti a mantenere il risultato, perché meritavamo di vincere. E comunque Krsticic non era al 100%, già inserendolo nel secondo tempo mi sono preso un rischio».

L’avventura a Bologna – «Certo che me l’aspettavo difficile, altrimenti non mi avrebbero chiamato (sorride, ndr)».

[Simone Minghinelli – Fonte: www.zerocinquantuno.it]