Cagliari: lo stellone del presidente

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Delusione, rabbia, sconforto, disinteresse, apatia. E qualche spruzzata di soddisfazione, che zampilla dagli inguaribili ottimisti. E’ la variegata gamma di sentimenti e sensazioni che percepiscono in queste settimane i tifosi rossoblù, preoccupati per l’immobilismo della dirigenza cagliaritana sul mercato. Sono arrivati El Kabir, Gozzi, Avramov e Ibarbo, sono rientrati Mancosu, Vigorito e Larrivey: al contempo, hanno svuotato l’armadietto ad Assemini Marchetti, Pelizzoli, Missiroli, Laner, Ragatzu, Acquafresca e Lazzari. Se il bilancio numerico risulta in perfetta parità, da profondo rosso appare quello tecnico, in attesa che i nuovi dimostrino sul campo di meritare gli sperticati elogi del presidente Massimo Cellino, indirizzati in particolare a quell’Ibarbo inseguito e accalappiato al culmine di una trattativa d’altri tempi.

Già, Cellino. Negli ultimi quattro anni non ha sbagliato una mossa, o quasi, soprattutto in sede di mercato. Ha acquistato per pochi spiccioli e rivenduto a peso d’oro Alessandro Matri, riuscendo a far valutare 7 milioni di euro un Andrea Lazzari reduce da una stagione da lapis rosso. Non solo: ha intascato 5,2 milioni di euro dalla cessione di Marchetti, riuscendo a trovare con il portiere un accordo sulla risoluzione del contratto proprio mentre il rapporto era ai minimi termini.

La sessione di mercato che accompagna l’avvio della stagione 2011/2012 pare restituire un Cellino differente, quasi in difficoltà a muoversi in quell’habitat naturale che per lui sono diventate le sedi del calciomercato. E’ partito ruggendo, portando a Cagliari Moestafa El Kabir, un torello sul quale avevano puntato gli occhi almeno una dozzina di squadre tra Inghilterra, Francia e Italia. Poi ha assestato un’altra zampata, convincendo il Milan a privarsi di Davide Astori, futuro architrave della Nazionale azzurra. A un certo punto, gli artigli si sono ritratti. ”Ho preso la metà di Barreto di proprietà del Bari, vediamo cosa vuol fare l’Udinese. Se vuole arrivare alle buste nessun problema, ci divertiremo”, dichiarava al Corriere dello Sport il 23 giugno scorso. Dell’attaccante brasiliano nessuna traccia, così come ancora a Cesena si allena Marco Parolo, per il quale una trattativa era stata imbastita prima che tutte le altre pretendenti si facessero avanti: il gioco al rialzo dei romagnoli ha stufato Cellino, che ha battuto in ritirata, tornando a bussare alla porta dell’Udinese per Antonio Candreva, espressamente richiesto da Donadoni. Risultato: dopo una settimana di tira-e-molla sull’ingaggio, l’ex Livorno ha preso la strada di Cesena, con annesso comunicato stampa ufficiale in cui la società rossoblù annunciava che “il reparto di centrocampo è abbondantemente coperto”. Neppure 24 ore dopo, Andrea Lazzari firmava per la Fiorentina e, contestualmente, veniva annunciata la firma di David Suazo. Un autografo che, come emerso nelle ultime ore, non è mai stato realmente apposto.

Una serie di battute a vuoto alle quali si potrebbero aggiungere i teatrini su Acquafresca, le difficoltà a piazzare Sivakov, l’incertezza sulla posizione di un Biondini in scadenza nel 2012, ma anche il tentativo di arrivare a Marco Amelia: ottenuto il niet dal portiere rossonero, la società di viale La Playa ha allungato il contratto a Michael Agazzi, ribadendo di riporre nell’estremo difensore ex Triestina una fiducia che evidentemente totale non è, se si manovra per portare in Sardegna un potenziale titolare. Un Cellino in difficoltà, insomma, che pare in queste fasi di mercato abbandonato dal proverbiale stellone che lo ha sempre accompagnato negli ultimi anni, in cui si è dimostrato (quasi) infallibile. Sarà ”colpa” delle distrazioni che arrivano da una vicenda, quella relativa al nuovo stadio, che non manca di regalare intoppi e frecciate?

[Christian Seu – Fonte: www.tuttocagliari.net]

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