COMO – Il delicato equilibrio tra le esigenze dei club e le chiamate delle Nazionali è tornato prepotentemente al centro del dibattito sportivo, assumendo contorni inaspettati nel post-partita di Roma-Como. Al centro della vicenda si trova Cesc Fabregas, finito nel mirino di una dura contestazione social da parte di migliaia di sostenitori senegalesi a seguito dell’infortunio occorso ad Assane Diao.
La scintilla è scoccata durante la sfida dell’Olimpico, quando l’attaccante è stato costretto ad abbandonare il terreno di gioco dopo soli 37 minuti a causa di un nuovo problema fisico. L’episodio ha scatenato una reazione immediata sul web, dove l’allenatore spagnolo è stato investito da critiche e messaggi ostili, molti dei quali scritti in lingua wolof, che lo accusano di aver agito con una gestione discutibile del calciatore.
Per comprendere la portata della polemica, è necessario guardare alle settimane precedenti. Diao ha vissuto una prima parte di stagione tormentata, con otto partite saltate in Serie A e una condizione fisica precaria. Fabregas aveva apertamente richiesto alla federazione senegalese di non convocare il giocatore per l’imminente Coppa d’Africa, prevista per il 21 dicembre, proprio per permettergli un recupero completo.
Tuttavia, nonostante il parere contrario del tecnico e la minaccia, riportata dallo stesso Fabregas, del CT senegalese di escludere il giocatore dai futuri Mondiali in caso di mancata risposta alla chiamata, Diao è stato comunque inserito nella lista dei convocati.
La decisione di Fabregas di schierare Diao dal primo minuto contro la Roma, ammessa dallo stesso tecnico come un “rischio” deliberato, è il punto focale della protesta. Molti tifosi senegalesi interpretano questa scelta come una prova di malafede: l’accusa è quella di aver voluto preservare il giocatore dalla Nazionale sconsigliandone la partenza, per poi utilizzarlo immediatamente con il club, esponendolo al rischio di ricaduta.
Questa vicenda sottolinea ancora una volta quanto sia complesso il coordinamento tra staff medici dei club e selezioni nazionali, specialmente a ridosso di grandi tornei internazionali, dove le diverse priorità possono trasformare un infortunio di gioco in un caso diplomatico e mediatico.
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