Catania: perché la Spagna, perché in silenzio

Tempo di sosta, tempo di bilanci.

Inutile immaginare abiti eleganti, abbracci, foto di gruppo o quant’altro. Il 29 Dicembre, tra Catania e Cordoba, non avverrà niente che possa dar l’impressione di un matrimonio ufficiale. Ci saranno i testimoni, ci saranno le firme, ci saranno i fotografi ed anche tanti invitati; nulla però che possa anche solo far pensare che il Catania sia imparentato con uno dei due sposi, men che meno il suo Presidente, Antonino Pulvirenti.

Le pubblicazioni parlano dello sposalizio tra Cordoba ed Augusta, queste sconosciute. E va precisato, se poi qualche volto noto del Catania dovesse trovarsi nei paraggi della cerimonia e magari, ma solo per curiosità, prendervi parte, o porgere una penna ad un testimone smemorato, allora questa sarà da intendersi solo come cortesia, un caso. Ed è giusto che sia così quando il calcio si gioca fuori dal campo, al fianco di avvocati ed intermediari. Perché non c’è nulla da sapere più di quanto non si sia già intuito. E non si può scrivere nulla più di quanto lasciato alla libera e sagace intuizione di chi legge.

Insomma, chissà che tra il club andaluso e quello siciliano non possa nascer comunque una bella e profonda amicizia. Quella che non ha bisogno di carte scritte ma solo di sincere strette di mano. In fondo le due realtà hanno parecchio in comune. Come fu per il Catania all’arrivo di Pulvirenti, anche il Cordoba manca dal campionato di massima serie da lungo tempo, esattamente dal 1969, dopo 8 anni di permanenza consecutivi. Anche al Cordoba la nuova dirigenza ha promesso il salto di categoria in 3 anni. Anche Cordoba è una provincia del Sud, ma della Spagna, ed ha più o meno lo stesso numero di abitanti di Catania, ed uno stadio con capienza molto vicina a quella del Massimino.

Non ci sarebbe nulla da meravigliarsi se, tra qualche tempo, magari presto, il Catania non venga chiamato ad inaugurare lo stadio del Cordoba, una volta completato l’ammodernamento, o magari a festeggiare insieme il ritorno dei bianco verdi in prima divisione, oppure perché no? Ospitarli al Centro Sportivo quando dovranno completare il prossimo ritiro estivo, magari organizzando un triangolare amichevole col Milazzo o, ancora meglio, resuscitando il Trofeo Massimino. E se anche qual che giocatore spagnolo dovesse approdare in Sicilia, o viceversa, cosa ci sarebbe da sospettare, è pratica diffusa anche in ambiente universitario, potrebbe esser definito quale “Erasmus calcistico”.

Avere buoni amici oltreconfine è sempre un piacere. Lo sa anche l’Udinese, che tempo fa strinse un legame altrettanto forte con un’altra squadra andalusa, il Granada. E poi si sa, la Spagna, per idioma e storia, non può che esser la seconda patria di tanti cittadini sudamericani, tra questi immaginiamo anche tanti calciatori. Sapevate, ad esempio, che in Spagna bastano 2 anni per ottenere la cittadinanza europea (in Italia si impiega un anno solo per cavilli burocratici, ndr)? E non finisce qui, se in Italia c’è un tetto di massimo due extracomunitari tesserabili per ogni società, e nessuna agevolazione, sapevate che in Spagna i giocatori africani sono equiparati a comunitari e che, tutti i calciatori in attività da meno di 5 anni sul territorio iberico giovano di importanti sgravi fiscali? Aliquota fissa al 24% dell’ingaggio. Ciò permette alle società spagnole di proporre ai calciatori ingaggi fuori-concorrenza.

Il Catania, perciò, non potrebbe che gioire di questa amicizia, come dei favori e dei successi futuri dei propri amici, talmente cari da aver inondato i siti internet del popolo rossazzurro col loro calore, il loro entusiasmo. Sentimenti che rievocano nei cuori di tanti tifosi etnei emozioni e sensazioni impolverate dagli anni.

[Marco Di Mauro – Fonte: www.mondocatania.com]