Eto e Sneijder, gli eroi al servizio della loro patria, quella interista

Quando la squadra chiama, ha bisogno, si trova in inferiorità numerico ed è sotto nel punteggio, ecco che arrivano gli eroi. No.

Non sono gli ‘Eroi nel vento’ dei Litfiba, fuggiti alla battaglia e macchiatisi di alto tradimento nei confronti della loro patria, come Piero Pelù cantava sul finire degli anni ottanta, sono gli eroi che non tradiscono, quelli che danno il cento per cento sempre, a costo di uscire stanchi e stremati e addirittura di vomitare, a fine gara. Gli eroi di ieri hanno le sembianze di Wesley Sneijder e Samuel Eto’o: nonostante tutti gli sforzi fatti da entrambi negli scorsi mesi per portare l’Inter a ridosso del Milan, ai due nelle ultime settimane non sono state lesinate le critiche. Critiche ingiustificate ed eccessive, perché se l’Inter è al secondo posto ed ha respinto le speranze di una rediviva Lazio, il merito è soprattutto loro.

Come si può fischiare quel numero 10, punto cardine dell’Inter di Mourinho, capace di cambiare il volto di un’Inter fisica e ricca di mediani, in un’Inter completa capace anche di giocare e sfruttare le doti tecniche dei suoi uomini. Wes è stato la chiave dello scorso anno, ha trascinato la sua Olanda in finale del Mondiale, prima che venisse punita da Iniesta a pochi secondi dalla fine. Sneijder ha chiaramente sofferto quest’anno: con Benitez giocava in maniera differente e il cambiamento tattico, andato male, ha avuto le sue conferme in campo. Poi gli infortuni e il rientro in grande spolvero, con i gol a Bari, Roma e Bayern. Il tutto fino alla settimana nera, quella maledetta come è stata definita da Moratti. Le voci di un addio in direzione Manchester (smentite dall’agente Lerby) hanno avuto un peso sulle sue prestazioni. Fino alla rinascita di ieri: una gara preziosa, in fase d’attacco e di difesa, nella quale Wesley si è spremuto, nonostante un dolore al fianco, a tal punto da vomitare a fine gara. Lui, a differenza degli eroi di Pelù, non ha tradito e non è fuggito.

Come si può dubitare di quel numero 9, che in stagione ha messo dentro 33 gol stagionali, 20 dei quali in Serie A, tra cui quello importantissimo di ieri. Non solo, tanta corsa, abnegazione, tanto sostegno ai compagni (notare i consigli a Obi e Mariga). Polso fermo e attitudine al comando, doti che sono di Samuel, doti che trasmettono fiducia all’intera squadra. Ieri, Leonardo, togliendo Milito, dopo il rosso a Julio Cesar, ha dato un forte segnale, che il camerunese ha subito percepito. Leo deve aver detto ‘Aiutaci tu’ e Samuel deve aver risposto ‘Ci penso io’. E ci ha pensato lui. Punizione guadagnata e gol del 2-1 finale, tanta voglia e soprattutto una corsa, nel finale, per recuperare un pallone perso malamente, come lo scorso anno in Inter-Barcellona, quando recuperò la posizione dello sciagurato e penzolante Balotelli. Lui, a differenza degli eroi di Pelù, non ha tradito e non è fuggito.

Questi sono gli eroi, quelli veri. Quelli che non tradiscono e quelli che non fuggono in battaglia. Oltre a loro, bisogna citare anche capitan Zanetti, gladiatorio e indomito quando ha tenuto quella palla prima di lanciare Eto’o verso Muslera e la vittoria. Lui si che non tradirà mai la sua Inter, lui è un vero eroe, malinconico e sognate come la voce di Piero Pelù, in quello storico pezzo che ha segnato la storia del Rock italiano.

[Alberto Casavecchia – Fonte: www.fcinternews.it]