Eto’o: niente compromessi, niente ipocrisie. Forlan-Eto’o come Olivera-Sheva. Ibra-Cassano come Weah-Simone

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È un impasto di noia, ipocrisia e soldi. E’ per questo che è una storia non bella, una storia che non piace e che non può piacere. Un punto deve essere chiaro: con l’infinità di soldi che l’Anzhi ha versato sul conto di Samuel Eto’o come anticipo sul contratto e con la vagonata di milioni di euro, il restante cinquanta per cento, che gli verserà, il Club russo ha il sacrosanto diritto di vedere il suo giocatore riposarsi nei due mesi di sosta del Campionato nazionale. C’è dell’altro, c’è nè anche per questo straordinario campione che, nella vicenda, in questo momento appare debole e deludente: ha firmato solo per i soldi, ha firmato turandosi il naso, si è pentito come del resto aveva ampiamente previsto? Bene, ci sta tutto e allora sciolga il contratto e torni definitivamente all’Inter senza il paravento di una discutibile enclave di due mesi. Qualcuno ha paragonato la vicenda a quella di David Beckham al Milan del 2009 e del 2010, ma c’è una voragine fra le due situazioni. Beckham aveva deciso di consacrare le vacanze dal Campionato MLS perchè voleva tornare nella sua Nazionale, visto che il suo Commissario tecnico gli aveva prospettato la convocazione al Mondiale solo ed esclusivamente nel caso di un suo impiego in un torneo competitivo.

Non c’era noia, ma una grande ambizione. E non c’erano nemmeno i soldi sullo sfondo, visto che il contratto economico fra il Milan e Becks non è mai andato al di là di un rimborso spese. Per due anni Beckham ha inseguito il suo desiderio di giocare in Sudafrica, riuscendo a trovare il modo di essere professionale, applicato e competitivo per il Milan, per i Los Angeles Galaxy e anche per la Nazionale. Non riuscì nemmeno a centrare l’obiettivo, visto che nel tentativo di dare tutto sè stesso per il Milan si spezzò il tendine nel mese di Marzo del 2010 quando con la pagaia del suo orgoglio era ormai prossimo alla spiaggia del Mondiale. Polemiche? Zero. Becks ingoiò, rimase in splendidi rapporti con il Milan e fece coraggio dalla panchina ai suoi compagni di squadra in Sudafrica. Onore su tutti i fronti. Qui, invece, siamo di fronte ad una storia di soldi, di un contratto firmato solo per i soldi e di una scappatoia cercata solo per sfuggire alla prigionia dei soldi stessi. Eto’o si annoia in Russia ed era facilmente prevedibile. Non gli resta che prendere il toro per le corna e decidere, senza compromessi. O restituisce l’anticipo e rinuncia al contratto e torna all’Inter, oppure resta dov’è senza fuitine. In ciascuno dei due caso Samuel darebbe una bella lezione a tutti, quelli come noi compresi che lo stanno criticando. La via di mezzo, la classica tonalità di grigio, sarebbe al contrario il solito, trito e ritrito trionfo dell’ipocrisia.

In questo momento all’Inter tutto ruota attorno ad Eto’o. Anche e soprattutto l’incapacità di sostituirlo. Li dovevate sentire gli Indignados del tifo, quest’estate, quelli che se difendi il Milan hai Milan Channel nella testa e se invece difendi l’Inter sei un Crociato in Terra Santa contro gli infedeli, quelli che, per dirla scendendo dall’altopiano, confondono le pentole con le frittate. A chi accoglieva Forlan come lo avrebbero presentato dalle loro trincee se fosse stasto acquistato dal Milan, e cioè come un 32enne che a giudicare dai tabellini annuali da tre anni a questa parte segnava ad ogni stagione diversi gol in meno rispetto alla precedente, urlavano di tutto: ma come vi permettete? Forlan ha vinto il Pallone d’oro dei Mondiali, la Supercoppa Europea con l’Atletico Madrid (…), la Coppa America con l’Uruguay, è una stella, il prezzo è conveniente, vedrete…Sarà. Ad oggi l’unica differenza fra l’impatto della sostituzione di Eto’o da parte di Forlan è lo stesso che ebbe Ricardo Oliveira al momento della sostituzione di Shevchenko: un gol nella prima partita di Campionato giocata con la nuova magia. Forlan a Palermo, Oliveira a San Siro con la Lazio. Anche se al di là del fatto che quello di Oliveira fu il gol della vittoria e quello di Forlan no, l’unica vera differenza è che se non altro il brasiliano venne iscritto regolarmente nella lista Uefa per la Champions League, Poi, per via del suo rendimento deludente, giocò pochissimo, ma per scelta tecnica del Milan e non per il legittimo diktat regolamentare dell’Uefa. Sia chiaro: Forlan è, per carriera, qualità e prestigio, un giocatore superiore di un paio di categorie a Ricardo Oliveira. Il valore assoluto dei due è nettamente distinto e non paragonabile. Ma a voler essere pratici l’effetto del loro impatto sulla piazza milanese al momento di sostiuire un grandissimo giocatore, è indiscutibilmente lo stesso. L’inghippo Uefa, l’unico gol in cinque partite e adesso il lungo infortunio post-Uruguay (lo rivedremo a Gennaio?) da parte di Forlan, sono tutti indizi per il momento, e questo è uno sport ormai che vive solo di momenti e non di prospettive, assolutamente inequivocabili.

Le discussioni alluvionali della settimana sono state tutte su Ibra e Cassano. Non ce le facciamo mancare nemmeno noi, ma qui, almeno per distinguerci, non le sbattiamo in primo piano. Ci hanno già pensato fior di sociologi e di psicologi di fresca nomina. Al di là delle legittime dichiarazioni ufficiali, non è che al Milan, al momento della lettura delle agenzie, sia iniziata una serie sfrenata di salti di gioia. E’ balzato subito all’occhio che bisognava informarsi, capire, lavorare, gestire. Fatto. Senza salti di gioia, ma fatto. Le frasi di Ibra dalla Svezia hanno ringalluzzito i moralisti e dettato l’agenda mediatica della sosta. Si poteva evitare, ma visto che sono dichiarazioni che non avranno strascichi di mercato o ripercussioni ambientali, rientrano nel grande calderone della stagione. Le stesse dichiarazioni di Antonio Cassano dopo la doppietta di Pescara sono state derubricate come un seguito delle dichiarazioni di Zlatan, sia come impatto che come effetti.

Dal punto di vista societario e di spogliatoio, le cose sono così rientrate che non sono più nemmeno di attualità. Ma è proprio il risvolto psicologico della scelta di Cassano di dire la sua proprio dopo Ibra, che merita di essere analizzato. Probabilmente Antonio non avrebbe rilasciato quelle dichiarazioni sui suoi prossimi tre anni, se non avesse parlato il suo compagno di squadra di Club dalla Svezia. O per mostrare implicitamente di comprenderlo, oppure per mettersi al riparo dell’ombrello mediatico già aperto da Zlatan, ha esonerato anche lui. Ecco allora che Ibra e Cassano al Milan fanno coppia, sono una bella coppia. Si intrattengono, scherzano, si capiscono, si parlano. Quasi sempre insieme in allenamento, all’arrivo allo stadio. Ormai, e questo per la gioia dei tifosi milanisti, segnano anche insieme: con la Lazio Antonio mette in porta Zlatan, con il Plzen Ibra ricambia il favore e manda in gol Cassano. Probabilmente sono impressioni, sono solo suggestioni, ma attenzione alle coppie fisse. Negli anni Novanta anche George Weah e Marco Simone furono protagonisti di un’asse molto forte. Vinsero uno Scudetto insieme e poi nulla più. E in generale, per tornare ai salti di gioia, non è che lo spogliatoio dei Baresi e dei Costacurta, dei Tassotti e dei Maldini, ne facesse molti per via di quell’intesa preferenziale…Un professionista trinariciuto e iperconcentrato, e lo stato anche questa settimana, come Ibra può fare del bene ad un’anima bisognosa di punti di riferimento come Cassano. Tutto bene, ma, come sempre non solo nel calcio ma anche nella vita, senza esagerare.

[Mauro Suma – Fonte: www.tuttomercatoweb.com]