Catania sei grande, ma come rimanerlo?

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CATANIA – Il secolo scorso sarebbe stato “Clamoroso al Cibali”. In questo nuovo secolo, e più specificatamente questa sera, lo spettacolo consumato al massimino è imponente, ma non ha nulla di clamoroso. Giocato alla pari, giocato per vincere. E divertire. L’elefante sbanca l’inter, la mette sotto, la sbatacchia, la prende lentamente a pugni. Come si fa con quei pugili stanchi, il Catania merita di battere gli ex campioni d’Italia e d’Europa (ancora campioni del Mondo) in una serata magica. L’inter che si presenta in un piovoso pomeriggio di metà Ottobre è l’ombra di quella che ha fatto un ciclo. Fatto e chiuso. Se ne servisse conferma, basta riguardare gli highlights di un match in cui la squadra di Ranieri costruisce una sola vera occasione da gol al 5′ minuto del primo tempo e poi si spegne. E proprio, qui, al minuto numero 5, iniziano a materializzarsi i meriti del Catania.

Missione “giocarsela”.Le scelte di Montella sono quelle attese e sono giuste. Lopez resta in panchina e nonostante la pioggia ed un campo decisamente pesante, il tecnico rossazzurro manda in campo, nella zona nevralgica del gioco, tre “dai piedi buoni”, dimostrando l’intento di giocarsela a viso aperto. E il Catania lo fa anche se l’avvio è in salita. In scalata, anzi. Pronti via e l’inter confeziona l’unica bella aziona della partita che premia il guizzo di uno che al Catania ha storicamente fatto male, Cambiasso.

Reazione da grande. Il merito più grande di questa squadra è proprio in risposta a questo episodio. La reazione rossazzurra non è quella di una provinciale, non è quella del solito passato Catania. Questo “nuovo” elefante decide di giocarsela come niente fosse successo, amministra il pallone, imposta sempre in sicurezza. Se per certi aspetti, la squadra del primo tempo sembra lenta e compassata è vero solo in parte: gioca la sua partita senza la foga di dover recuperare e risalire la china. Conscia dei suoi mezzi, non perde i nervi e aspetta, costruendo poco ma non rischiando e attendendo il momento giusto. Momento che immancabilmente arriva. L’equilibrio e la qualità mostrata dai rossazzurri è strabiliante. Bastano due verticalizzazioni a cambiare il destino della partita, a dimostrare coraggio e a schiacciare i nerazzurri.

Idee e imprevedibilità. Il Catania di questa settima giornata ha idee e personalità. Non stiamo qui a tessere le lodi di una squadra che è nel pieno del suo percorso di apprendimento; ma una vittoria così importante e francamente poco attesa mette in luce alcuni punti: Lodi e Almiron vincono il duello con il centrocampo dell’Inter. E il destino li premia mettendo sui loro piedi i due palloni più pesanti dell’incontro. Non solo, recuperano una serie infinita di palloni, creano gioco. Sono l’anima del progetto di Montella. Il valore di questa vittoria sta anche nella imprevedibilità. Gomez e Bergessio non danno punti di riferimento. Come a Novara, la difesa avversaria non sa chi marcare, quali inserimenti prevedere. Lucio e Samuel vedono gli spettri. Bergessio ne approfitta. Non sarà un bomber, ma il “Lavandina” è una spina nel fianco ed è sempre determinante. Non si iscrive al tabellino dell’incontro, ma le due marcature sono in gran parte merito suo. Difficile preferirgli Lopez in questo momento, checché se ne dica.

Chiuderla prima. Se si dovesse trovare il classico ago nel pagliaio, al Catania è mancato il cinismo di chiudere la partita quando l’avversario era alle corde. Le occasioni fallite, quella di Catellani macroscopica, si pagano contro squadre di prima fascia. In futuro servirà farlo soprattutto nelle sfide fuori casa dove prima o poi la pressione avversaria viene premiata. La vittoria è di quelle che segnano. Per maturità, per convinzione. L’autostima cresce e giornate come quella di sabato premiano il progetto tecnico e gli interpreti. Lavorare e preparare le  prossime difficili trasferte è ben più dolce così. L’inter è passata, senza paura. Si è visto solo un grande e intelligente Catania. Tutti avvisati.

[Federico Caliri – Fonte: www.mondocatania.com]