Il fallimento della Super-League lascia strascichi

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Superlega

Ecco come cambiano i rapporti tra Uefa e “scissionisti”, che avevano costruito un progetto che poi é naufragato. La partita a scacchi per i soldi

Non torneremo sulla cronaca della vicenda Super-League per come si è svolta nella sua fase acuta. Si tratta di un discorso trito e ritrito. Esattamente come le giustificazioni esplicite o implicite date alla vicenda. Tra queste ultime rientrano le “voci” che interpretavano la mossa dei 12/15 club in rivolta ad avere una maggiore forza contrattuale sui diritti televisivi.

In realtà, e pare abbastanza evidente, i club “scissionisti” avevano concretamente imbastito un progetto, che poi è sfociato nell’evoluzione che conosciamo. Tutto era pronto in virtù dei miliardi di JPMorgan, che avrebbero consentito di acquisire arbitri già formati. In pratica si trattava della solita manovra di spaccatura delle federazioni che gli Americani hanno già compiuto in altri sport.

La domanda sulla quale è invece giusto soffermarsi è la seguente: “Cosa accadrà ora?”.

L’ottenere maggiore potere contrattuale da parte dei club è ora divenuto realmente l’obiettivo primario. E infatti tutte le dichiarazione dei “dirigenti pentiti” vanno in questo senso.

Dobbiamo però constatare che neppure sulla parte opposta della barricata si resta fermi. Aleksandr Čeferin, dopo le dichiarazioni apparentemente distensive, inizia a porre delle condizioni anche abbastanza pesanti per scongiurare il pericolo di una nuova futura congiura.

Ciò significa che la strategia rivolta ad ottenere più forza nelle trattative era inesistente oppure molto ingenua, proprio in virtù del fatto che ad avere il coltello dalla parte del manico resta comunque la Uefa.

Il risultato della vicenda porterà dunque ad una regolamentazione stringente e vincolante per i club. Si parla di impegno decennale a attenersi ai regolamenti, da sottoscrivere dopo anche una sola partecipazione alle coppe europee Uefa. Le società si dovranno impegnare alla fedeltà più assoluta e sarà precluso ogni forma di tentativo per svincolarsi.

Il progetto Super-League ha infatti portato a una definizione dettagliata degli impegni dei club, che inevitabilmente si ripercuoterà indirettamente anche sulla spartizione dei profitti.

Il poco margine di manovra che si determinerà costringerà i club ad accontentarsi, o per lo meno a non poter protestare più di tanto alle indicazioni degli organismi internazionali.

Insomma: il progetto ha creato più danno che beneficio anche a quei grandi club, come ad esempio Bayern, Borussia Dortmund, PSG e altri, che non avevano aderito.

Poniamo infatti il caso, molto probabile, di un futuro diktat da parte della Uefa: i club non potranno attuare alcuna minaccia perché automaticamente li escluderebbe dal circuito internazionale.

L’unico agente calmierante resta l’interesse della Lega a non tirare troppo la corda per non rompere il giochino. Specialmente ora che lo tiene in pugno saldamente come non mai.

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