Fulmini e saette! La Lazio si toglie la maschera, gioca “una partita perfetta” e annienta i campioni d’Europa!

ROMA – “Scansamose” era l’imperativo di sette mesi fa. Quello di stasera invece era “la partita perfetta”. Sottotitolo: “giochiamo bene per vincere”. E soffriamo. Perché quella, la sofferenza, non deve mai mancare nella storia ultracentenaria della Lazio. È quella che alla fine ti va essere ancora più contento. Gode il popolo laziale. Gode per una notte magica. Una vittoria meritata. Gli affanni e le sofferenze degli ultimi 15 minuti di gara non cancellano i restanti 75 sopra le righe. Quando poi si pensa che la vittoria arriva contro la squadra campione d’Europa che sta anche per diventare campione del Mondo, che è prima nella classifica Iffhs (la Lazio invece fino ad oggi era 147ª), allora la vittoria di questa sera assume i contorni dell’impresa leggendaria.

LE FORMAZIONI – Reja conferma gli undici previsti, anche se cambia qualcosina nell’assetto tattico. Benitez invece lancia Natalino, sposta Cordoba in mezzo, recupera Muntari e decide di affiancare Sneijder a Pandev.

LA CHIAVE – La grande sorpresa contro la grande delusione. La squadra che ha reso di più rispetto alla scorsa stagione contro quella che ha reso di meno. Dando uno sguardo soltanto ai numeri, qualcosina si poteva intuire. Nell’Iperuranio platonico però, Lazio-Inter sarebbe dovuta essere la classica partita cordiale. Clima amichevole sugli spalti e fuori, gioco fluido e carte scoperte. Sulla terra invece Lucio arrota i tacchetti, Muntari sferra un calcio in bocca a Lichtsteiner e affonda lo scarpino sulla caviglia di Hernanes e i fischi per Goran Pandev sono sempre più assordanti. Segnali amichevoli arrivano dai tifosi interisti con cori anti-Roma e pro-Lazio e dagli applausi che la Monte Mario rivolge a Dejan Stankovic quando è costretto ad uscire per un problema ai flessori. Le due squadre più corrette del campionato insomma si sfidano con fin troppo veleno: scintille tra Matuzalem e Sneijder nel finale di primo tempo, poi nella ripresa anche il solito coro offensivo nei confronti del portiere ospite e Zanetti che “azzoppa” Radu. In Lazio-Inter non era mai accaduto.

LA LAZIO – Primo tempo magico. Secondo da favola. Doppi passi, scambi, triangolazioni, progressioni, lanci pennellati, tacchi e tunnel. Alla squadra di Reja riesce tutto in una serata che finalmente dice Lazio dopo 38 partite senza vittoria contro le squadre a stelle e strisce. Nel primo tempo succede che Zarate incanta da subito, semina Natalino e lascia sul posto Biabiany. L’argentino accende una serata magica per la Lazio. Ed è da uno dei suoi uno-contro-uno che nasce la prima occasione di parte laziale: prima Castellazzi distende la manona sulla testa di Floccari, poi Zanetti impedisce a Mauri il tap-in (19’). Il gol è nell’aria e arriva poco dopo: tiro-cross di Zarate, testa di Hernanes, Castellazzi respinge e “sviene”, quindi Cambiasso prova a metterci una pezza con una rovesciata improvvisata, ma la palla finisce sul costato di Biava che diventa l’involontario eroe della prima parte della serata. La Lazio non si ferma e macina gioco anche se le occasioni da gol si riducono alla distanza.

Nella ripresa la squadra di Reja (che aveva chiesto la partita perfetta) sembra sposare un atteggiamento più attendista, ma dopo pochi minuti l’Olimpico esplode ancora: lancio di Hernanes dalla metà campo, Zarate aggancia di destro, supera Natalino in corsa e beffa Castellazzi in uscita con un pallonetto di sinistro. Da quel momento la Lazio non si ferma più. Floccari sfiora il gol ma Castellazzi è bravo in uscita bassa; Hernanes e Brocchi provano più volte ad innescare ancora Zarate con lanci calibrati; lo stesso Profeta sfiora il terzo gol per ben due volte con una gran botta da fuori (nella seconda circostanza Mauri cilecca malissimo con la porta spalancata). Dopo il gol di Pandev, la Lazio subisce troppo l’iniziativa dell’Inter e Reja decide di inserire Ledesma per dare un po’ più di materia grigia alla squadra. La mossa funziona perché lo schermo dell’argentino permette a Matuzalem di avanzare di più e procurarsi la punizione vincente di Hernanes: gran colpo a botta sicura e tiro che si insacca alla sinistra di Castellazzi (leggera deviazione di Santon). Nei minuti finali la Lazio potrebbe anche calare il poker e si concede un po’ di accademia. Da sogno. Il nubifragio che alla fine della gara si abbatte sull’Olimpico ricorda Perugia…

L’INTER – La squadra di Benitez parte lenta, ma la prima vera occasione è per Muntari che in tuffo di testa prova a prendere il tempo alla sbilanciata difesa laziale (13’). I nerazzurri soffrono il clima ostile nei loro confronti: una cosa incredibile se paragonata a quello che accadde non meno di sette mesi fa. C’è da rimanere spiazzati e innervositi. Tanto che, se nell’ultima partita con il Parma l’Inter aveva commesso appena 3 falli in tutta la partita, quando scocca il 45’, gli interventi scorretti dei nerazzurri sono più del triplo, 10. Per di più Zanetti e soci non riescono a reagire se non dopo il gol del vantaggio laziale, anche se le uniche vere occasioni arrivano dalla distanza. Sneijder ci prova su punizione e Muslera smanaccia (forse pensando alla semifinale sudafricana), poi Thiago Motta, appena entrato, scaglia un bolide su cui il portiere uruguayano fa fatica a distendersi.

Nella ripresa l’Inter scompare sotto i fumi di una Lazio inebriante e con i pensieri estatici del Mondiale per Club. Pandev prova a rianimarla con caparbietà: a 15’ dalla fine Biava buca un intervento su un passaggio di Sneijder, il macedone vince un rimpallo con Dias e infila Muslera. Goran aveva bisogno del clima dell’Olimpico per ritrovare il gol – il primo in campionato, soltanto il secondo stagionale. È il colpo che serve ai nerazzurri per ritrovare la verve, tanto che Sneijder sfiora il gol due volte. Muslera ferma incredibilmente Cordoba da distanza ravvicinata su azione di calcio d’angolo. Poi dopo il 3-1, è ancora Sneijder a cogliere la traversa. Ma non basta. A maggio i tifosi cantavano “ce ne andiamo a Madrid”, stanotte probabilmente con la testa si sentivano tutti già a Dubai.

[Federico Farcomeni – Fonte: www.lalaziosiamonoi.it]