Giovanna Rosi: «Il Genoa ha un gioco ancora acerbo»

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Malesani si. Malesani no. Malesani forse. E’ questo il tormentone nell’ambiente genoano dopo la doppia sconfitta esterna con Chievo e Parma. Dopo le prime tre giornate celebrate con il primato in classifica, le sfortunate trasferte gialloblù hanno minato la fiducia nei confronti del tecnico veronese. Il rimedio naturale per uscire al meglio da questa situazione lo suggerisce Giovanna Rosi, apprezzatissima conduttrice di Tgn Mattina su Telenord, oltreché affermata pallanuotista fresca di scudetto e pronta a sostenere l’esame per ottenere il massimo livello per allenatori di pallanuoto, per il quale la redazione di Pianetagenoa1893 le rivolge un sentito “in bocca al lupo”. Giovanna Rosi è la nostra “Giornalista della settimana”.

Ha visto la partita con il Parma?
Si, ho visto che c’è qualcosa che non va. In più, aggiungiamo la psicologia genoana: quando si vince, si fanno punti e in questo caso si arriva in cima alla classifica, tutto l’ambiente si esalta a dismisura; quando si perde, come in questo caso con Chievo e Parma, si aprono delle voragini. Comunque sia, ripeto: c’è qualcosa che non va. Non ci si può affidare solamente a due giocatori, anche se importanti, come Palacio e Frey: la sconfitta con il Chievo ne è l’esempio lampante. Due elementi non bastano, ci vuole altro.

Il centrocampo è il reparto più preso di mira dalle critiche.
Soprattutto verso Constant e Kucka. A gennaio abbiamo potuto conoscere le vere potenzialità del giocatore slovacco, ora accusato di scarso impegno a causa del suo probabile passaggio all’Inter nel prossimo mercato di riparazione. Ricordiamoci che abbiamo a che fare con dei professionisti: se così non fosse, se lui fosse già con la testa a Milano, non dovrebbe essere convocato. Ci vogliono più calma e più lavoro per amalgamare questa squadra che sembra ancora farraginosa nella manovra. Ci sono dei meccanismi da oliare: per farlo servono testa, cuore e tanto impegno.  A cominciare dall’allenamento.

E più entusiasmo in tutto l’ambiente, come lo stesso Malesani ha fatto notare nella conferenza prima della partita con il Parma.
Il tifoso rossoblù dà il cuore per il Genoa, ma è anche esigente. Per uscire da questa situazione, bisogna infondere calma in tutto l’ambiente e far sì che tutti collaborino. Non servono fischi. Non servono esoneri. Non servono critiche al singolo giocatore: il calcio è un gioco di squadra e i grandi club lo dimostrano. Adesso siamo all’inizio del campionato, ma non bisogna perdere altro tempo prezioso. Si deve andare al Signorini col sorriso, come anche io ormai faccio da dieci anni con la sveglia che suona alle cinque del mattino: impegno, testa, capacità, lavoro ed esperienza sono le cosa da cui ripartire. Da questo punto di vista ammiro Kaladze, grande giocatore e grande uomo, che parla poco, ma quando parla lo fa in maniera, per il bene della squadra.

Come definisce questo Genoa?
Mi sembra presto per definirlo, forse perché è ancora in uno stato embrionale. Non è un Genoa all’arma bianca sia chiaro, ma che sta cercando di costruire la propria identità con le potenzialità a disposizione. Il gioco è ancora acerbo: ora la squadra deve lavorare con serenità, calma e concentrazione. Occorre rimboccarsi le maniche per poter dare tutti il massimo, un massimo relativo per ognuno che messo insieme può dare risultati positivi. A volte il Genoa mi ricorda molto l’espressione letteraria del Romanticismo, dello Sturm und Drang, delle grandi vette e dei profondi abissi. Serve più equilibrio per tornare a capitalizzare punti, per non perdere partite che stavi vincendo, per ribaltare situazioni negative.

Per tornare in carreggiata quindi, la pausa per le Nazionali cade a fagiolo..
Santa pausa, mi vien da dire. A volte lo stop del campionato può risultare dannoso per i ritmi già intrapresi e per la concentrazione che si era venuta a creare. Ora serve, come non mai. Siamo solo all’inizio della stagione, ma quante panchine sono già saltate? Inter, Bologna, se guardiamo in casa nostra ecco lo Spezia. Serve tempo, pazienza e rispetto reciproco da parte di tutti: dal giocatore all’allenatore, dal presidente al tifoso. La piazza è esigente: le due sconfitte con Chievo e Parma hanno dato fastidio perché non erano così scontate, anzi. La pausa serve per ritrovare la giusta pazienza, la concentrazione e anche l’entusiasmo.

A proposito del tifoso, tra tessere, costrizioni, prezzi e le comodità della pay-tv, gli stadi si stanno svuotando..
Chi rinuncia allo stadio per stare comodo, deve stare a casa. Le sensazioni che si provano al Ferraris non si possono descrivere, né rendere neanche con un maxi-schermo. E lo dico da sportiva. Vorrei vedere i tifosi attaccati alle reti del Pio e del Ferraris. Ci vorrebbe un movimento di opinione che renda noto che la tessera del tifoso non diminuisce la violenza negli stadi, ma burocratizza quello spettacolo che è il calcio. Quanto era bello anni fa, quando alla domenica mattina, padre e figlio potevano andare tranquillamente ad acquistare due biglietti a poche ore a ridosso della partita…

Giovanna Rosi però non si limita al commento sportivo: scende in vasca e vince anche.
La mia passione è la pallanuoto, è risaputo: gioco nella Golfo Paradiso e lo scorso luglio siamo riuscite a conquistare il Master Over 30, permettendoci così la qualifica ai Mondiali di Riccione nel giugno 2012. Oltre alla pallanuoto giocata però, sto studiando anche per potermi aggiudicare il massimo livello per allenatore di pallanuoto. Possiedo già il primo livello, ma ottenere questo riconoscimento sarebbe molto importante visto che permetterebbe addirittura di allenare una Nazionale.

[Daniele Zanardi – Fonte: www.pianetagenoa1893.net]