Inter, il punto: il primo tassello di chiama Medel

logo-interSiccome il compito di un cronista è raccontare e valutare quello che vede, è stato giusto criticare negativamente l’opaca prestazione di Torino alla prima giornata e invece esaltare la performance di domenica con il Sassuolo, al di là dei sette goal rifilati con estremo piacere alla squadra del patron Squinzi, milanista sognatore, ma tenuto sveglio dalla dura realtà quando si tratta di affrontare l’Inter.

L’inconsistenza dei neroverdi e il tentativo di giocarsela, ha certamente favorito lo sviluppo della manovra della banda Mazzarri, ma quando non hai argomenti giochi male e rischi di non vincere anche con l’ultima in classifica. L’Inter ammirata domenica pomeriggio da uno stadio in festa, eccezion fatta per la Curva Nord, rimasta all’esterno del Meazza a causa dell’ultima giornata di squalifica da scontare, è finalmente una Squadra sui cui poter contare per tentare di lottare fino all’ultimo per il podio. Uomini al posto giusto e con le idee chiare su come andare all’assalto dell’avversario.

Il primo tassello sui cui si è basata la goleada si chiama Gary Medel. Senza M’Vila al fianco, il cileno ha preso letteralmente in mano le redini del centrocampo offrendo un rendimento altissimo in fase di recupero palla, dote che più lo caratterizza, ma anche in fase di impostazione. Aperture semplici, lineari e sempre in grado di far ripartire l’azione velocemente soprattutto sugli esterni. Insomma, Gary Medel ha confermato di essere un “pitbull” quando c’è da mordere l’avversario, ma di avere anche un piede estremamente educato una volta azzannata la preda, ossia il pallone.

E l’Inter ammirata domenica non aveva un solo canovaccio tattico. L’azione si sviluppava agile e veloce anche per vie centrali, dove Mateo Kovacic ha disegnato calcio per almeno un’ora, prima di essere sostituito a risultato ampiamente acquisito. Il giovane talento croato, ora anche fine realizzatore, ha sciorinato un repertorio degno dei grandi geni del calcio che hanno segnato la storia dell’Inter. Lasciamo da parte Ronaldo, splendida utopia, ma in maglia nerazzurra sono transitati nomi che hanno deliziato il palato fino dei loggionisti di San Siro: da Meazza a Skoglung, da Nyers a Corso, da Mazzola a Evaristo “scusate se insisto” Beccalossi. E altri ne dimentico. I tifosi dell’Inter hanno applaudito convinti Mateo Kovacic, la gente ha bisogno di poesia calcistica in una epoca che purtroppo dura ormai da troppo tempo,  dove è assai raro vedere due passaggi di fila azzeccati, in nome della fisicità e della corsa costruita in laboratorio. A Kovacic ora manca solo la continuità per esplodere definitivamente.

Tutto questo bel vedere andava però finalizzato, perchè per vincere le partire bisogna tirare in porta e cercare di buttarla dentro, come avevamo scritto dopo Torino-Inter. Ebbene, contro il Sassuolo Mauro Icardi ha dimostrato che, se ben assistito da un valido partner, nello specifico Osvaldo, è uno dei più forti centravanti d’Italia e forse d’Europa. A soli 21 anni. Fortunoso, ma frutto di una certa tigna il primo gol dopo appena tre minuti; bellissimo il secondo, pensato e realizzato come se il pallone fosse telecomandato sul palo più lontano; meraviglioso il terzo: un lampo al volo con il piede meno sollecitato, il sinistro. Icardi a fine gara si è giustamente portato a casa il pallone autografato dai campagni. Thohir ed Ausilio inizino a pensare come blindare questo bomber di razza che, finalmente a posto fisicamente, può legittimamente pensare di vincere la classifica cannonieri.

Osvaldo non è ancora al meglio, ma intanto ha fatto doppietta, ha mostrato la mitraglia e sembra divertirsi in quest’Inter che lo ha accolto senza pregiudizi. Di Palacio, inutile parlare, tra un paio di settimane sarà il solito valore aggiunto che metterà in difficoltà Mazzarri al momento di scegliere la coppia d’attacco. In attesa del tridente pesante anche dal primo minuto. Per il resto applausi a scena aperta per Dodò, ventiduenne dal piede buono,  dalla corsa elegante e leggera e dalla idee chiare davanti ai microfoni. La difesa balla ancora un pò, ma intanto in quattro partite ufficiali non ha incassato reti. Domani a Kiev con il Dnipro in Europa League e domenica sera a Palermo in campionato, arriveranno importanti verifiche per il reparto arretrato.

Dopo gli elogi, chiudiamo questo editoriale con una nota negativa. Si chiama Hernanes. Pagato ben 20 milioni lo scorso gennaio, il brasiliano non ha ancora giocato una gara tale da esclamare: oh, che giocatore… Che sia forte si sa, la sua presenza in campo probabilmente offre una certa sicurezza ai compagni, ma a parte una fisiologica crescita nei secondi tempi, Hernanes non incide come dovrebbe. Sembra avulso dal constesto, sbaglia troppi passaggi e non prende quasi mai la porta. A suo favore il grande impegno e l’entusiamo che dice di avere per essere approdato all’Inter. Walter Mazzarri ha comunque a disposizione una rosa di qualità e quantità. Sciolga sempre più le briglie e ne vedremo della belle.

[Maurizio Pizzoferrato – Fonte: www.fcinternews.it]