Inter: Sneijder elemento ancora importante per i neroazzurri

C’è qualcosa di speciale che distingue un campione da un giocatore normale. Non è soltanto questione di piedi o di testa, è proprio un X Factor che non conosce ancora una vera e propria definizione. Wesley Sneijder, spesso e volentieri, quel fattore lo ha messo da parte: vuoi per mancanza di stimoli, vuoi per problemi fisici. Ma non l’ha mai smarrito. Certe volte però, quando non si vive una persona da vicino, quando non la si conosce – soprattutto nel mondo del calcio – si corre il rischio di rovinarla con parole che molto spesso non corrispondono alla realtà.

Sono in pochi, infatti, tra tifosi e giornalisti, ad essersi davvero interrogati sul perché di quel calo, sul perché un giocatore che fino a poco tempo fa portava la sua Inter e la sua Nazionale ai vertici di prestigiose competizioni, era diventato un elemento sostituibile. Lui, Wes, sbraitava in campo, rincorreva gli avversari inutilmente, non riuscendo a dominare la trequarti, come faceva un tempo. E allora i fischi, le voci di mercato, i paparazzi troppo spesso alle calcagna. Il folletto olandese probabilmente ha patito la mancanza di supporto da parte della società. Una società che ha messo al suo servizio allenatori non sempre all’altezza del suo talento, non in grado di esaltarne le immense (e indiscutibili) qualità.

Personalmente, quando sento parlare di rifondazione e vedo il nome di Wes sbattuto senza ritegno nella lista dei partenti, provo un pizzico di indignazione. Come se il solo fatto di essere un campione – sottotono e appetibile sul mercato -, fosse un buon motivo per essere ceduto al miglior offerente. Non è così nelle grandi squadre (o almeno non in una squadra che vuole tornare ad essere grande). Il campione va messo nella condizioni di sentirsi importante; bisogna costruire la squadra intorno a lui, e in casa Inter, la parola “campione” corrisponde soltanto al nome di Wesley Sneijder.

Con l’arrivo di Stramaccioni, l’olandese ha dimostrato in poche partite di essere ancora un elemento fondamentale in grado di trascinare la squadra: dal clamoroso tiro nel derby alla splendida doppietta di Udine. E poi come ci insegna il caso Milito, la pazienza nel calcio può ripagare parecchio. In quell’occasione però c’era uno stadio intero ad incitare il giocatore nel suo momento più difficile, e una società che non faceva altro che ribadire la sua fiducia incondizionata (eppure lo stesso Diego veniva da una stagione tutt’altro che positiva). Insomma, sembra quasi uno slogan elettorale (è periodo): “per una grande Inter occorre ripartire dai grandi giocatori”. Ecco perché non vedo cosa più giusta che ripartire dal 10, ripartire da Wes.

[Mario Garau – Fonte: www.fcinternews.it]