Juventus-Palermo: analisi e commento

La ricreazione è finita. Il successo di Udine è stata una bella parentesi nella normalità della Juventus, battuta in casa dal Palermo per la terza volta consecutiva: dopo Ranieri e Zaccheroni, anche Del Neri ha ceduto ai siciliani, quasi a dimostrare che il passato ha radici profonde nonostante tutti i cambiamenti avvenuti.

L’illusione dei bianconeri «no limits» è durata soltanto quattro giorni. Ora si torna a parlare dei difetti che sono molti in fase difensiva (ancora tre reti subite come contro la Samp e il Lech), non compensati questa volta dalla facilità di trovare il gol. La Juve l’ha cercato con fumoso affanno, affidandosi in avvio agli sprint di Krasic: il serbo piazza spunti impressionanti sulla fascia destra però corre sempre a testa bassa e comunque la formuletta di gioco è un po’ troppo semplice da contrastare. Quando Balzaretti e Bovo hanno preso le misure di Krasic, i suoi scatti si sono squagliati.

La Juve si è affidata nel primo tempo a Del Piero e uno spento Quagliarella, nella ripresa a Iaquinta e Amauri: tutti insieme con nessun successo, se non quello tardivo di Iaquinta quando si era già sul 3-0 a una manciata di minuti dalla fine. Ormai il match era segnato. Del Piero ci aveva provato più degli altri. Il capitano è stato per un’ora l’anima migliore di una squadra imperfetta, ha scheggiato la parte alta della traversa con un tiro da fuori al 43′ e al 44′ del primo tempo aveva conquistato un rigore per l’entrata di Cassani, che dalla tribuna è sembrata netta a tutti, non all’arbitro Orsato. I lamenti di Zamparini per i (presunti) torti subiti contro l’Inter non avranno un seguito: immaginiamo che il presidente del Palermo tacerà perché di episodi sospetti a suo favore ce ne sono stati almeno un paio, ultimo l’affossamento di Amauri in area nei minuti di recupero. La Juve comunque non ha alibi anche se è stata applaudita dai tifosi della curva che furono i più caldi nelle contestazioni degli anni scorsi: evidentemente l’atteggiamento mai rinunciatario della squadra piace di più o forse si è stretto un patto di stabilità con la nuova dirigenza. Misteri del tifo.

Per chiarezza di idee e pulizia di gioco il successo dei rosanero è comunque meritato. Subito in vantaggio il Palermo. Uno gol bello per chi lo fa, da ritiro della tessera federale per chi lo prende. Pinilla e Ilicic si sono scambiati la palla con una triangolazione che ha saltato Motta in piena area ma il peggio, per le difesa juventina, è stato non avere qualcuno che intervenisse sulla respinta di Storari dopo il tiro del sudamericano: i bianconeri erano tutti fermi e lontani, Pastore poteva recuperare la palla e battere da una decina di metri a colpo sicuro. Roba da valium. Così, al secondo minuto, il match si faceva in salita, saltavano le certezze che avevano illuminato la prova di Udine al punto da chiedersi se quel 4-0 non fosse stato ingannevole e prodotto dalla collaborazione degli inguardabili friulani.

L’avvio di stagione del Palermo era stato fino a ieri sera deludente nei risultati: con il presidente che si ritrova e tre sconfitte consecutive sul groppone, inclusa l’Europa League, Delio Rossi non aveva di che stare tranquillo. La squadra però è buona, il tecnico ci sa fare. I nomi non affascinano, tranne Pastore che vale un club di primo piano in Europa, tuttavia è gente che scambia la palla con sapienza e precisione. Gli sloveni Ilicic e Bacinovic, che il diesse Sabatini ha pescato nel Maribor, ci paiono di quella razza che farà strada. Anche dopo il gol, i siciliani hanno imbastito azioni pericolose buttando la palla oltre la linea di difesa che la Juve tiene piuttosto avanzata: a dirla tutta, il Palermo si avvicinava al raddoppio più che la Juve al pareggio e il 2-0 sembrava fatto al 41′ quando Motta (ancora lui) scivolava in area e smarcava Pastore davanti a Storari, ormai simile a San Sebastiano in attesa delle frecce. Pastore che incanta per l’eleganza con cui si muove ovunque in attacco sbagliava l’angolo di tiro e colpiva il palo.

I bianconeri si salvavano, prima dell’intervallo Del Piero trovava gli spunti migliori e anche in avvio di ripresa la Juve si illudeva di raddrizzare le cose, con Amauri in area e Iaquinta all’ala a sostituire Pepe, finché Del Neri decideva di levare Del Piero per mettere l’incognito Aquilani, tra commenti sorpresi. Invece del pareggio arrivava il raddoppio di Ilicic, ancora su ribattuta di Storari (questa volta più colpevole) mentre la punizione di Bovo dava la tranquillità.

[Marco Ansaldo – Fonte: www.nerosubiancoweb.com]