Klose, “stupefacente” che crea dipendenza: pronto l’antidoto al tabù derby…

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Cross dalla trequarti, taglio centrale, spaccata volante con il sinistro, Julio Sergio anticipato e palla in rete. “Tor” alla Roma, non solo Cisse, anche Miroslav Klose sa come si fa. E’ trascorso poco più di un anno (era il 15 settembre del 2010), all’Allianz Arena il panzer tedesco giustiziò i giallorossi in una notte di Champions. “Stupefacente” Miro, per spendere ancora una volta l’aggettivo pensato da Reja: è quasi una sostanza illegale, una pozione killer per difese e portieri, un inebriante antidoto contro l’ossessione biancoceleste nei confronti del derby. Cinque gol in 8 uscite, decisivi in particolar modo quelli realizzati in campionato: il gioco di prestigio sfoderato all’esordio con il Milan è valso un pareggio ben augurante; la perla di Cesena e lo stacco calibrato di Firenze due vittorie.

Sette punti, niente male, calcolando che le lunghezze complessive sono 8. Chi lo dava per esaurito fisicamente si sbagliava decisamente, perché Miro non sti sta dimostrando solo un cecchino infallibile, ma un campione a tutto tondo. Attaccante moderno a 33 anni compiuti, più che un paradosso è un esempio di professionalità e qualità. In un mese ha già impreziosito le sue prestazioni con 5 assist sontuosi: l’apertura che al “Franchi” ha dato il via all’assolo di Hernanes è stato solo l’ultimo acuto di una giostra innescata nei preliminari di Europa League con il Rabotnicki. Tre cioccolatini che in sequenza temporale hanno scartato Mauri, Cisse e Rocchi (che poco dopo ha restituito il favore). Ma la più alta dimostrazione di strapotere atletico, il bomber di Opole l’ha fornita all’Olimpico con il Genoa, quando ha lasciato sul posto Kaladze con una progressione dirompente ed ha servito a Sculli la palla del momentaneo vantaggio. Gol, assist e la capacità di caricarsi la squadra nei momenti più delicati, nei palcoscenici più ostici. In una sola parola “personalità” spiccata.

Tanto da creare vera dipendenza, come uno stupefacente, appunto. “Non credo che siamo Klose dipendenti”, ha glissato Reja in modo poco convinto dopo il ko di Lisbona. In fondo non è un reato ammetterlo, non è un mistero che l’idea di calcio del tecnico goriziano non può prescindere dalle iniziative dei singoli. E Klose è un singolo sui generis, uno di quelli che trascina e lavoro per la squadra, un attaccante con l’istinto assassino ma che sa anche voltare le spalle alla porta. Sa partecipare allo sviluppo della manovra e sa soprattutto annusare i momenti topici. Il derby appunto. E’ arrivato a braccetto con Cisse per cambiare la storia recente delle stracittadine. Lui e la “Bestia” insieme hanno già affondato 4 volte i dirimpettai cittadini. Il francese in Europa League, due ad Atene ed una all’Olimpico. Con le maglie di Bayern Monaco e del “Trifoglio verde” si sono portati avanti con il lavoro. Per i tifosi romanisti un presagio, per l’altra sponda del Tevere segnali propiziatori? Tra due settimane la risposta.

[Daniele Baldini – Fonte: www.lalaziosiamonoi.it]