La lunga estate di Totti

Che non sarebbe stata un’estate facile, lo aveva capito quasi subito: il relax della vacanza guastato dalle voci ovattate provenienti dall’Italia, il suo nome impastato con quello di oscuri personaggi nell’ambito del calcioscommesse.

Fiorentina-Roma finirà con tanti gol, me lo ha assicurato il capitano della giallorossa”. Delirio da onnipotenza di inqualificabili figuri, parole in codice per una combriccola in cerca di gloria: ovvia è l’estraneità del capitano romanista, ma i delatori sguazzano nell’ennesimo attacco alla romanità, un colpo solamente arginato dalla dura presa di posizione della società, pronta a difendere il proprio simbolo insieme al buon nome di Daniele De Rossi.

Parte la stagione ed è tutto nuovo: tecnico e dirigenza si insidiano con propositi di “rivoluzione culturale”, la vecchia guardia inizia ad essere smobilitata ed è sempre più difficile trovare dei punti di riferimento. L’approccio con la mentalità ed i metodi di Luis Enrique sono confortanti: allenamenti stimolanti, una filosofia pensata per divertire ed un progetto di cui Totti “deve essere il fulcro”. Lavoro e sudore, a Riscone va in scena un’embrionale rinascita, necessaria dopo le ombre dell’ultima stagione: il numero 10 giallorosso è sempre il primo a mettersi a disposizione, consapevole del cambiamento a cui, per forza di cose, sarebbe andato incontro l’impianto di gioco della squadra. A cadenza quotidiana, il tecnico asturiano non perde occasione per incensare la buona volontà e lo spirito di applicazione che caratterizzano il ritiro del capitano, parole che aiutano la creazione di un feeling che possa consolidarsi nel corso dell’anno.

La doccia fredda, questa volta, arriva dall’interno: abituato a respingere i colpi provenienti da tutta Italia, le parole di Franco Baldini spiazzano completamente Totti. “La sua è una pigrizia di cui deve liberarsi, se penserà solo a fare il calciatore, lasciando lavorare la dirigenza senza intervenire, potrà allungare la sua carriera”. Una stilettata, assorbita nel silenzio. C’è ancora l’attesa per un chiarimento, ma la sensazione è quella di chi si vede spinto ai margini di un mondo costruito anche da lui: nessuna replica, nessun chiarimento, l’estate continua tra i dubbi e le mezze verità.

Si avvicinano le gare che contano e le scelte di Luis Enrique sono sotto gli occhi di tutti: aspettando i doni del mercato, il trio d’attacco non prescinde mai dalla presenza di Totti, un segnale chiaro a dispetto dei pensieri più cupi. Il colpo di scena contro lo Slovan è l’ennesimo atto di complicatissima comprensione: panchina per 72 minuti, Okaka e Caprari come sostituti ritenuti “più in forma” rispetto a Borriello e Totti. La perplessità è d’obbligo, senza guardare al risultato negativo della squadra: il numero 10 ( nelle parole di chi conta in società) è dipinto come il pilastro su cui si fonda la nuova Roma ma alla prima occasione, l’allenatore lo relega in panchina.

Il caso c’è, è inutile nasconderlo, l’importante è capire cosa ci sia dietro, perché la “scelta tecnica” (ribadita in un colloquio nella mattinata di ieri) sbandierata dallo spagnolo convince davvero poco. Mentre Fenucci, evidentemente imbarazzato, si affretta a smontare qualsiasi ipotesi di problema, il capitano si affida alla loquacità di un “Basta” stampato su una maglia. La verità? Solitamente sta nel mezzo, quando si tratta di Roma è sempre meglio che parli il campo: per le prime risposte, appuntamento a giovedì prossimo.

[Mirko Porcari – Fonte: www.forzaroma.info]