Lazio dai due volti: primo tempo da applausi, poi si spegne dopo il palo di Hernanes. Dopo 14 mesi è 0-0

Pioggia, telefonini, teste fasciate, pali, pugni e miracoli da copertina. La Lazio riparte con grinta nel 2011 e mostra alle avversarie le sue due facce: sa attaccare e gestire al meglio il possesso palla; e sa soffrire in difesa, quando deve farlo. Peccato soltanto che, dopo il palo di Hernanes, i biancazzurri rinuncino de facto ad attaccare, cedendo così all’impeto e alla reazione del Genoa. Il primo pareggio per 0-0 dell’era Reja non poteva che arrivare contro Ballardini, artefice dell’ultimo punteggio a reti bianche 14 mesi fa (novembre 2009) contro il Bologna.

LE FORMAZIONI – Ballardini opta per un 4-3-1-2 arretrando Criscito (“per me è un difensore, gioca lì” aveva spiegato) e scegliendo Jankovic come trequartista. In attacco gioca Mattia Destro (seconda partita da titolare) al posto di Rudolf, che si accomoda in panchina. Tutto confermato invece per la squadra di Edy Reja, coordinata da Giovanni Lopez.

LA CHIAVE – Quando il Genoa non arriva ad interrompere con regolarità il flusso di gioco della Lazio, cerca di ricorrere alle maniere forti: Milanetto tenta di imporre le sue doti “ferrose” ad Hernanes e Zarate nel primo tempo. Poi, nella ripresa, Radu e Dainelli si smanacciano in area. Lichtsteiner gioca quasi tutto il secondo tempo con una vistosa fasciatura. È una partita per uomini veri. Genoa e Lazio, oltre alla posta in palio, si dividono un tempo per parte. Il Grifone si sveglia solo quando l’Aquila mostra gli artigli e gli fa capire che fa sul serio.

LA LAZIO – I biancazzurri partono senza remore. D’altronde, qui hanno vinto sempre da quando il Genoa è tornato in Serie A. Subito un brivido dopo meno di un minuto e mezzo con la gran palla filtrata da Zarate per Floccari che, sul filo del fuorigioco, si stacca in avanti e sfiora il gol. Trame mnemoniche si alternano a battaglie aeree. Dias si appende spesso a Toni. Hernanes, un po’ in ombra in avvio, prova la prima conclusione solo al 20’. A prescindere da questo, la Lazio ha il completo controllo del centrocampo e Muslera non è mai impegnato. Alla prima partita senza Ranocchia, finito all’Inter, è l’ex milanista Kaladze a farsi notare in mezzo alla difesa: poco dopo la mezzora, il gerogiano salva capra e cavoli due volte quando evita che Mauri si avviti in mezza girata su cross di Radu, e quando si oppone con il corpo alla conclusione di Zarate. Kakhaber si ripete poco dopo, avventandosi su una conclusione a botta sicura di Floccari, innescato da un tacco di Mauri. La Lazio tiene meglio il campo, come dimostra anche la statistica relativa al possesso palla alla fine del primo tempo (60-40%), ma la gara si trasforma spesso in una sfida a colpi di “drop”. Calci da fermo e rincorse alla Johnny Wilkinson. Metteteci pure la pioggia genovese color ardesia e sembra di stare a Twickenham (alla fine sarà la Lazio ad avere la meglio nei contrasti).

Nella ripresa, schieramento e tema tattico confermati. Al 50’ Hernanes si libera abilmente di Rafinha e da venti metri lascia partire un bolide d’esterno, colpendo il palo alla destra di Eduardo. Da questo momento in poi, la Lazio va ad intermittenza, mentre il Genoa reagisce con veemenza e comincia a fare la partita. I Grifoni insomma si rendono conto di giocare in casa. Muslera fa un paio di miracoli su conclusioni di Jankovic e, quando non ci arriva lui, è Lichtsteiner ad immolarsi per anticipare Toni (guarda un po’, sempre di testa). Ferita e bende, ma lo svizzero non molla. Muslera è ancora prodigioso quando esce a valanga su Marco Rossi, innescato da Jankovic (65’). La Lazio sbiadisce nel gioco e non riesce neanche a sfruttare le ripartenze. Ogni volta che Hernanes si trova con il pallone tra i piedi, tre giocatori rossoblu lo accerchiano puntualmente. Reja allora prende il telefonino e dispone l’ingresso in campo di Matuzalem: in una partita grintosa, toglie l’uomo di carattere (Brocchi) e sceglie il palleggiatore. Segno che vuole spostare gli equilibri fino alla fine. Segno che non si allinea all’andamento della gara imposto da Ballardini. Ma alla fine non servirà per strappare i tre punti.

IL GENOA – Quando era alla Lazio, Ballardini rispettava i patti (ipse dixit) e cambiava spesso modulo. Adesso che allena il Genoa gli è rimasta nel sangue la seconda prerogativa: se durante la rifinitura aveva suggerito un modulo, prima della partita il tecnico ravennate ne sceglie un altro, salvo poi tornare all’idea di partenza. Verso la fine del primo tempo, il “Balla” infatti torna al più canonico 4-4-2 con Jankovic che scala sulla linea dei centrocampisti. Una mossa azzeccata visto che l’ex giocatore del Palermo cresce alla distanza. Muslera gli nega il gol con due grandi interventi, degni di uno dei migliori portieri del mondo. Ballardini sferra due forti pugni alla panchina: una grinta mai vista quando era a Roma. Ce n’è da fratturarsi il polso quando Jankovic scodella per Rossi che, da solo, spara addosso a Muslera (65’). Il Genoa insiste, ma alla fine non sfonda: non ci si poteva attendere di più dalla squadra con il peggior attacco casalingo (appena 6 reti). Con gli innesti di Antonelli, Kucka e Paloschi, previsti miglioramenti.

[Federico Farcomeni – Fonte: www.lalaziosiamonoi.it]