Lazio, Luis Alberto: “La svolta contro l’Atalanta, dobbiamo lottare”

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Le parole del centrocampista spagnolo nella Lazio nel corso di una lunga intervista rilasciata alla radio ufficiale del club capitolino.

ROMA – Luis Alberto, grande protagonista della fantastica stagione della Lazio, ha rilasciato una lunga intervista alla radio ufficiale del club capitolini. Queste le sue parole a cominciare dalla situazione attuale: “Ora faccio solo cose che non mi piacciono, come il lavoro atletico e sulla forza. Mi alleno anche con mia moglie, abbiamo iniziato a fare joga. Le sessioni? Ne faccio due al giorno, a volte anche tre”. Sull’eventuale ripresa ha aggiunto: “La testa è rimasta sul campionato, non è colpa nostra questa crisi. La mentalità deve rimanere quella che abbiamo sempre avuto. Dobbiamo continuare a lottare”.

Meglio gli assist o i gol? L’ex Liverpool ha risposto così:Mi piacciono i tre punti. Immobile mi dovrà fare un regalo, dovrà spendere un po’ di soldi. Ha più anni e ne ha di più in banca, magari mi prende un rolex. Tornando seri, spero che faccia 40 gol il prima possibile. Partita perfetta contro il Parma? Non lo so, alcuni compagni mi hanno detto che la mia partita migliore è stata a Milano contro il Milan quest’anno. Io gioco per divertimento, il calcio è sempre stata la mia passione. Ora sto bene, ho lavorato tanto per arrivare qui. Voglio vincere sempre, se facciamo sempre tre punti significa che saremo sempre primi o secondi”.

Sulla partita della svolta ha dichiarato: “Penso la partita dopo Lazio-Atalanta. In quella settimana abbiamo giocato tre partite con Fiorentina, Torino e Milan e da lì è cambiato tutto. Ce lo siamo anche detti tra compagni e così è stato. Quando gira tutto bene, alcune volte vinci all’ultimo come successo a Cagliari. Abbiamo cambiato poco, lavoriamo da tempo con lo staff e il mister ci conosce bene. Siamo una famiglia e ci troviamo bene a giocare a calcio”. Sulla Supercoppa vinta a dicembre: Le emozioni ci sono perché abbiamo vinto la Supercoppa, ma non mi è piaciuto giocare lì. Nel calcio devono esserci i tifosi, avrei preferito giocare in casa della Juve. Questo sport non è solo per noi giocatori, è per tutti. Quando si gioca in un paese così lontano non è la stessa cosa, è tutto più strano, anche i festeggiamenti dopo la partita. Noi però non possiamo farci niente, è una questione di soldi”.

E infine: “Parliamo tutti nel gruppo, ci chiediamo cosa dovremmo fare. Siamo una squadra unita, una vera famiglia e tutti pensiamo sempre alla collettività. La nostra mentalità è cambiata. La Nazionale? Ci penso molto, ma adesso la priorità è la salute. Io sono tranquillo, spero di alzare il livello quando torneremo a giocare. Mando un saluto a tutti i laziali, magari ci rivedremo tutti a festeggiare all’Olimpico”.

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