Le tossine del derby sono ancora da smaltire: Lazio ko anche a Cesena e saluti al primato. Polemica per Zarate

Dopo essere stata rimandata in geografia e filosofia (derby), la Lazio non passa neanche l’esame di storia. Sei volte su 7 infatti Cesena-Lazio era finita 0-0. Stavolta però la Lazio riesce anche a perdere: è la prima sconfitta in assoluto in Serie A al Manuzzi. La beffa è ancora maggiore con la vittoria del Milan sul Palermo. La squadra di Reja perde così la vetta della classifica dopo 5 turni in testa da sola.

LE FORMAZIONI – Reja cambia sei giocatori rispetto al derby. All’ultimo momento schiera Diakité (prima da titolare) al posto di Cavanda, e Bresciano al posto di Mauri (Brocchi va in panchina). Ficcadenti opta per Nagatomo sulla destra al posto di Ceccarelli.

LA CHIAVE – Chiamatela sfortuna, chiamatela aridità, ma tutte le partite di Serie A alla fine del primo tempo finiscono 0-0 tranne Milan-Palermo e Roma-Fiorentina. È un presagio funesto. Il Cesena trova il tiro da tre punti a 5 minuti dalla fine: non c’è tempo per replicare. Le tossine del derby vanno ancora smaltite.

LA LAZIO – In avvio soffre troppo sulla destra le sfuriate di Giaccherini (come testimonia anche l’ammonizione di Diakité dopo soli 8 minuti), ma appena prende le misure al Cesena, gioca bene, in velocità con tocchi di prima rapidi ed efficaci. Foggia, Bresciano, Zarate e Floccari si alternano per vie centrali, ma non riescono mai a tirare in porta fino al 37’ quando Foggia prende in pieno la traversa al termine di un’azione personale (secondo legno consecutivo). La ripresa restituisce alla Lazio (che ottiene il primo angolo al 48’) un Diakité più propositivo in fase di spinta (conquista due calci di punizione in tre minuti). Con l’ingresso in campo di Schelotto i reparti del Cesena si allargano e gli spazi per Zarate e Bresciano si aprono. Nessuno dei due però riesce a sfruttarli al meglio. Se ne accorge anche Reja che a 20’ dalla fine toglie l’argentino. Zarate non gradisce: non dà la mano a Reja e bofonchiando si avvia verso gli spogliatoi. “El Tata” si sistema a destra e il modulo diventa un 4-1-4-1. La sensazione è che la Lazio rinunci ad osare e subisce il gol della sconfitta nel momento peggiore: a 5’ dalla fine. Incolpevole Muslera.

IL CESENA – Dopo un quarto d’ora Muslera ha già la divisa molto sporca di fango: segno che la partenza del Cesena è sprint. Nei primi sette minuti, i romagnoli creano tre situazioni pericolose: al 4’ Colucci calcia una punizione potente e tagliata, smanacciata in angolo da Muslera; un minuto dopo Giaccherini coglie il montante della traversa da posizione impossibile (la palla era già fuori però); al 7’ Parolo lascia partire un gran tiro catturato in due tempi da Muslera. Con il passare dei minuti però l’intensità del Cesena va scemando.

La colonnina di mercurio torna ad alzarsi quando Appiah prova l’eurogol e Lauro con un cross insidioso dalla sinistra accarezza la traversa. Nel secondo tempo Ficcadenti decide di sostituire Appiah con Schelotto: meno sostanza e più dinamismo per il centrocampo cesenate. Il modulo diventa 4-2-3-1 con Giaccherini e il neo-entrato italo-argentino a girare intorno a Jimenez. Il Cesena perde di intensità, ma trova il gol nel finale, nel momento più inaspettato. Parolo (al 2° gol in campionato) trova il tiro da tre punti con una bordata da quasi 25 metri.

[Federico Farcomeni – Fonte: www.lalaziosiamonoi.it]